Eurolega - Olimpia, Keith... si rivede! Langford sulla strada dell'EA7

Milano ritrova da avversario uno dei giocatori più amati delle ultime stagioni: classe e leadership, tra il miracolo Final Four sfiorato e lo storico scudetto vinto.

Keith Langford

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Si erano lasciati nel momento più bello, più romantico e più desiderato, con un velo di tristezza da ambo le parti per non essere riusciti a prolungare una storia tanto intensa quanto particolare. Ora, pilotati da un destino che ha modificato anche le regole di un'intera competizione, si ritroveranno nuovamente faccia a faccia: più di due, lunghi anni dopo quella notte da sogno, coronata da uno scudetto che in casa biancorossa mancava da tanto, troppo tempo. Keith... si rivede, insomma: Langford e l'Olimpia torneranno a guardarsi negli occhi in una delle solite, fredde giornate russe, riscaldate dall'inusuale revival di una storia che inevitabilmente strapperà a entrambi un grande sorriso nel riabbracciarsi. Tutto prima della palla a due (diretta dalle 16.30 su Fox Sports), ovviamente: perché poi, almeno per 40 minuti (o poco più), non esisterà ricordo che tenga.

Keith Langford
Keith Langford e l'Alphonso Ford Trophy, conquistato nel 2013-14 con la maglia dell'Olimpia

Di americani di talento, nella storia della pallacanestro milanese, non ne sono certo passati pochi: da D'Antoni a McAdoo, passando per Carr e Carroll. Eppure, K-Freeze occupa sempre un posto speciale nel cuore e nella memoria dell'ambiente Olimpia, pur avendo vinto meno di chi lo ha preceduto: sguardo che si illumina e flashback che tornano d'attualità. Perché al solo pensiero, obiettivamente, risulterebbe troppo difficile trovare nell'attualità cestistica un giocatore tanto completo, dominante ed esaltante sui parquet europei: primo passo mortifero, solidità e resistenza ai contatti anche più duri per chiudere al ferro, isolamenti e tiri in fade-away immarcabili. Ne avevamo esaltato le qualità poco meno di un mese fa, quando faceva registrare numeri da capogiro tra campionato russo ed Eurolega. E tanto per non smentire nessuno è rimasto là, a 23 punti di media a gara, in vetta quella classifica cannonieri già conquistata, proprio con la maglia dell'EA7, nel 2013-14.

Barba folta ed esperienza ulteriormente rafforzata, così come una consapevolezza offensiva mai mancata nel suo bagaglio: nell'osservare attentamente ora Keith, rispetto ai vecchi tempi milanesi, sono i piccoli dettagli a far la differenza. Un po' come in tutto ciò che è grande, giocatori compresi: a Milano, sotto la guida di Scariolo, era arrivato come super colpo dell'estate Olimpia, affiancato a Malik Hairston in un duetto che in tante occasioni, più che esplodere, ha finito per implodere nell'ennesima stagione biancorossa priva di soddisfazioni. Poi, qualcosa è cambiato: la voglia di vincere ad alti livelli anche in Italia, dopo la bella parentesi alla Virtus Bologna, di essere tra i protagonisti di un digiuno milanese ventennale finalmente cancellato. Poco meno di 17 punti di media in campionato, quasi 18 in Eurolega per sollevare l'Alphonso Ford Trophy e portare l'EA7 ad un passo dalle Final Four, crollando dalla lunetta sul primo ferro in quell'incredibile finale di gara 1 contro il Maccabi: errore al quale ha provato a rimediare fino in fondo, con una prova di totale cuore a Tel-Aviv tuttavia inutile ai fini del risultato.

Keith Langford
Keith Langford nel suo classico palleggio, arresto e tiro in fade-away

Giusto, però, che tutto si sia concluso con una gioia. Sofferta, fino in fondo, tra le serie contro Pistoia ed una Siena che, di lì a poco, sarebbe scomparsa dai radar della Serie A: meno appariscente, nei momenti capaci di decidere una stagione, con il duo Gentile-Jerrells a prendere in mano il comando delle operazioni. Eppure, comunque vincitore: e chissà quante scarpe avrà cambiato, Keith, negli intervalli di quelle partite. Superstizioso come pochi, con tanto di calzini fortunati a guidarlo verso il suo primo (e sinora unico) scudetto vinto. A giudicare dalle prestazioni attuali, potremmo essere quasi certi che le sneakers indossate in ogni partita siano rimaste sempre le stesse: con Langford, però, mai dire mai.

Imprevedibile anche nelle situazioni più scontate, motore mancino di un Unics in difficoltà chiamato, contro l'Olimpia, a tentare di ritrovare la via del successo. Lì, in quella Kazan che lo ha accolto proprio dopo l'addio all'EA7: questione (anche) di cifre impareggiabili per un fuoriclasse che, abbondantemente superati i 30 anni, sembra essersi definitivamente scrollato di dosso quegli sbalzi di pressione che, solo in alcuni finali di gara, l'hanno tradito. E che prima di una gara tutt'altro che usuale per lui torneranno a farsi sentire, ma solo prima della palla a due: tra un battito accelerato e l'altro, nel rivedere una vecchia maglia indossata e soprattutto vissuta. Attendendo aprile e quell'ultima giornata di regular season: quando sarà la standing ovation del Forum, stavolta, a far brillare i suoi occhi. Sciogliendo un po' quel ghiaccio che, nelle sue vene, non è davvero mai mancato. 

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