La storia della Chapecoense: dalla quarta serie alla sua finale maledetta

I brasiliani nel 2009 militavano ancora in quarta serie, poi l'ascesa verticale, la promozione in Serie A nel 2014 e questa maledetta finale di Copa Sudamericana.

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Un guasto all'impianto elettrico, un errore tecnico. Nelle ultime ore in Sudamerica si sta cercando di trovare una spiegazione al disastro aereo che tra le sue 75 vittime conta un'intera squadra. È quella brasiliana della Chapecoense, completamente distrutta a parte 3 giocatori (su 6 sopravvissuti totali) che sono riusciti a uscire vivi da questa immane tragedia. Fa tanto rumore come ogni catastrofe di questo tipo, a maggior ragione perché ha coinvolto a una squadra di calcio di primo livello. La compagnia Lamia, tra l'altro, era specializzata nel trasporto di selezioni professionistiche, poco tempo fa aveva condotto l'Argentina di Lionel Messi.

I sopravvissuti

I tre sopravvissutiJacson Ragnar Follmann, Alan Luciano Ruschel e Helio Zampier Neto (Marcos Danilo Padilha, è morto nell'ospedale dove era stato ricoverato) restano gli unici a rappresentare un gruppo che si stava conquistando una pagina di storia del calcio giocato e si è ritrovata inconsapevolmente su una delle più terribili di cronaca. Scampati alla tragedia anche i 9 giocatori della rosa non convocati per la partitaNemen, Demerson, Boeck, Andrei, Hyoran, Winck (ha giocato in Italia nel Verona per sei mesi nel 2015), Moises, Nivaldo e Martinuccio. Quest'ultimo, tra i più famosi dell'organico per il suo passato nel Villarreal, ha commentato così: 

L'infortunio mi ha salvato la vita.

Il volo in Colombia

E pensare che quel volo se lo erano sudato, lo avevano sognato. Avevano sorpreso tutti, guadagnandosi l'accesso alla finale di Copa Sudamericana (l'equivalente della nostra Europa League) contro i colombiani dell'Atletico Nacional. La gara di andata si sarebbe giocata questo mercoledì a Medellín, per questo tutta la squadra era partita alla volta della Colombia. L'obiettivo era continuare a stupire, come già avevano fatto eliminando in semifinale il San Lorenzo (1-1 in Argentina e 0-0 in Brasile) e diventando il primo club brasiliano a raggiungere una finale nelle maggiori competizioni sudamericane dal 2013 a oggi.

Una società giovane

Una vera impresa, anche perché si tratta di una società relativamente giovane, nata nel 1973 nella città di Chapeco, un centro industriale da 200mila abitanti dello stato di Santa Catarina, nel sud del Paese. Il suo stadio, l'Arena Conda, dispone di appena 22600 posti a sedere, ecco perché in quella che sarebbe dovuta essere la partita di ritorno la Chapecoense avrebbe dovuto cercare un'altra sistemazione provvisoria, dal momento che il regolamento della Conmebol in riferimento alla Copa Sudamericana impone di giocare in impianti con capienza di almeno 40mila postazioni. Normale che non fossero pronti, solo nel 2009 militavano ancora nel quarto livello del calcio brasiliano, poi la rapida ascesa che ha portato all'approdo in Serie A nel 2014 e - guidati dall'allenatore Caio Junior - a questa maledetta finale di Copa Sudamericana.

I giocatori più conosciuti

La stella della squadra era l'attaccante Bruno Rangel, il capitano era invece il centrocampista Cleber Santana (all'Atlético Madrid nella stagione 2009/2010). Poi, tra i più conosciuti ad aver perso la vita, ci sono Anania, in prestito dal Cruzeiro e autore del gol decisivo per l'accesso alla finale nella trasferta con il San Lorenzo, Matheus Biteco, con un'esperienza in Germania nell'Hoffenheim e Marcelo Boeck, per cinque anni allo Sporting Lisbona, dove era diventato celebre anche per aver messo "nei guai" il compagno di squadra Slimani (ora al Leicester) spruzzandogli addosso lo champagne - nonostante il divieto di toccare alcool per i musulmani - dopo la vittoria della Supercoppa portoghese. Tra le vittime, tra l'altro, figura anche una vecchia conoscenza del calcio italiano, cioè il difensore Filipe Machado, che collezionò 7 presenze nel campionato di Serie B 2009/2010 con la maglia della Salernitana.

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