Il Grande Torino, i ragazzi di Busby e la Chapecoense: lacrime nel pallone

La tragedia aerea in Colombia è solo l'ultima di una lunga lista iniziata nel 1949 con i granata. Poi il Manchester United, l'Alianza de Lima e lo Zambia.

Immagine del Grande Torino

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Di solito gli aerei si prendono per volare, in alto, con i sogni. Oppure con una valigia in mano, senza pensieri, pronti per una meta vacanziera. Altre volte, invece, nascondono destini infami. Quello accaduto in Colombia ne è la prova. Un aereo è precipitato vicino a Medellin per un guasto elettronico, a bordo c’erano 81 persone tra cui i giocatori del club brasiliano Chapecoense. Si sono salvati solamente in tre, sei contando anche gli altri passeggeri. L’ennesima tragedia che riguarda una squadra di calcio. Dal 1949 ad oggi, il mondo del pallone piange ancora.

La Grande tragedia

4 maggio 1949. L’Italia si stringe attorno al Torino. I granata sono la squadra più forte del momento, hanno i migliori giocatori in ogni ruolo. Valentino Mazzola è solo uno dei tanti campioni. Il destino travestito da nebbia però volta le spalle: di ritorno da Lisbona dopo un match amichevole, l’aereo che porta a bordo tutta la squadra più staff e giornalisti, va a sbattere contro il muraglione della Basilica di Superga, sul colle appena fuori Torino. Non si salva nessuno. Oggi si piange ancora ricordando quella grande squadra entrata per sempre nella memoria del calcio mondiale.

I ragazzi di Busby

Monaco, 6 febbraio 1950. Il Manchester United è di ritorno da Belgrado dopo un 3-3 contro il Partizan in Coppa Campioni. L’aereo fa scalo a Monaco per rifornimento. Lì la pista è innevata, le condizioni climatiche proibitive, difficile tentare di nuovo il decollo alla volta di Manchester. E invece il pilota ci prova: dopo tre tentativi, l’aereo finisce fuori pista, tocca un’abitazione confinante e prende fuoco. Muoiono 23 persone, di cui 8 calciatori, 3 membri dello staff e 8 giornalisti. Si salva Matt Busby, storico allenatore dei Red Devils, che riuscirà poi a vincere la Coppa Campioni 10 anni dopo dedicandola ai suoi ragazzi. Il sorriso gli tornerà grazie a Sir Bobby Charlton, altro sopravvissuto allo schianto, a Dennis Law, il Pelé bianco, e a quel genio di George Best.

Scontro in aria

Agosto 1979, siamo nei cieli di Dniprodzeržyns’k, oggi in Ucraina. A 6mila metri di altitudine, due velivoli si schiantano per un errore di comunicazione. Su uno ci sono i giocatori del Paxtakor, tutti deceduti. La squadra viene ricostruita grazie al prestito di ogni club dell’allora campionato sovietico. 94 le vittime in totale.

Tragedia evitabile

L’Alianza Lima, società peruviana di calcio, sta tornando da una trasferta da Pucallpa. L’aereo è in pessime condizioni, i due piloti hanno poca esperienza con i voli notturni. Un guasto a bordo, poco prima dell’atterraggio a Lima, fa calare l’altitudine all’aereo che "sbatte" sull’oceano Pacifico al largo di Callao. I Los Potrillos, questo il soprannome dei giocatori dell’Alianza, muoiono tutti. Le vittime in totale sono 43.

Il volo mancato

Il DC-8 della Surinam Airways è appena partito da Amsterdam direzione Paramaribo. Sono le 23:25 del 7 giugno 1989, a bordo ci sono 187 persone. Un errore in fase di atterraggio è fatale: la pista si intravede soltanto, la quota è troppo bassa, l’ala colpisce un albero e l’aereo cade spezzandosi in due tronconi. A bordo ci sono i giocatori della Colourful 11, una rappresentativa calcistica di giocatori nati nel Suriname che spesso sono in giro per il mondo. Ne fanno parte anche Gullit, Rijkaard, Winter e tanti altri calciatori famosi. Quel giorno però non sono sul velivolo.

La disgrazia e il coraggio

27 aprile 1993, la Nazionale dello Zambia è diretta a Dakar per giocare contro il Senegal un match valevole per le qualificazioni al Mondiale del 1994. L’aereo per un incendio a bordo precipita nell’oceano Atlantico, verso la costa di Libreville, in Gabon. 30 vittime, nessuno si salva. Tra il dolore e le lacrime, viene allestita una nuova formazione guidata da Kalusha Bwalya, ct di quei ragazzi morti nell’incidente, rimasto nei Paesi Bassi per impegni lavorativi. La squadra riesce appena l’anno dopo ad arrivare in finale di Coppa d’Africa e viene sconfitta solamente dalla Nigeria.
Oggi l’ennesima tragedia che ha colpito la squadra del Chapecoense. Il Torino, con un tweet, vuole stare vicino al club brasiliano. Il calcio unisce, oggi più che mai.

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