Amicizia e NBA: la curiosa storia di Chandler Parsons e Mark Cuban

Nel mondo NBA dove contano i soldi e la prestazione sul campo, c'è spazio anche per un'amicizia vera tra un owner e un giocatore: Chandler Parsons e Mark Cuban.

Parsons e Cuban ESPN.com

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La vera amicizia non significa essere inseparabili, ma sapersi separare senza che nulla cambi

Girovagando per la rete ci sono diverse frasi, massime o detti sull’amicizia. Nella NBA è molto difficile da trovare e a tal proposito Andrew Bogut ha detto poco tempo fa che sono troppi a fare la doppia faccia, non mostrandosi mai per quello che sono realmente. C’è però un’eccezione che vede due amici instaurare un rapporto di profonda amicizia in una situazione molto scomoda, perché uno è l’owner della franchigia e l’altro un giocatore. Stiamo parlando della (a tratti) incredibile relazione tra Chandler Parsons e Mark Cuban.

Chandler Parsons in maglia Mavericks

Amici mai, forse.

Già nell’ambiente lavorativo quotidiano quando due persone legate da qualche rapporto si trovano nello stesso ufficio o nella stessa azienda si storce il naso per il conflitto d’interessi. Ma quando due amici veri occupano posizioni così diametralmente opposte diventa quasi difficile da giustificare. Chandler Parsons è arrivato ai Dallas Mavericks nel 2014 dopo tre ottime stagioni a Houston. I suoi problemi fisici hanno fatto propendere i Rockets a lasciarlo andare, così Cuban lo ha portato a casa e ha creato con lui, quasi casualmente, un rapporto di vera amicizia con il proprio apice nella scorsa stagione. 

Dallas si reca a Oklahoma City per iniziare la propria serie di playoffs contro i Thunder, ma è falcidiata dagli infortuni e con poche speranze di gloria. Cuban, due sere prima di gara uno, esce a far serata con due dei suoi giocatori infortunati: David Lee e Chandler Parsons. Parsons ha un rapporto molto stretto con il proprio owner, come forse solo Magic e Buss hanno avuto nella storia ed è stato spesso ospite nelle sue varie ville. Si è sempre parlato di tutto: sport, vita in generale, uscite serali, belle ragazze e anche dei Mavericks con un occhio al mercato. 

I locali di Dallas li hanno visti spesso insieme intrattenersi in diverse serate più o meno scalmanate, ma quando nel tuo compagno di divertimento c’è anche il tuo responsabile e colui che il ventisette del mese emette il bonifico, il rapporto seppur radicato nasconde sempre qualche sabbia mobile. Il rischio per chi ricopre il ruolo gestionale è di dare troppo peso alla voce di un singolo, rispetto alle reali esigenze del gruppo.

Il focoso owner dei Mavs incita sempre la sua squadra

Mercato di coppia

A tal proposito si dice che Parsons abbia avuto un forte ascendente sulla dipartita di Monta Ellis dai Mavs, con il quale aveva avuto qualche screzio. Nonostante questo teneva molto al bene della squadra e ha anche utilizzato il suo status per reclutare DeAndre Jordan, suo grande amico, nell’offseason di due anni fa. Lo è andato a trovare, ha passato diversi giorni con lui e lo aveva sostanzialmente convinto a firmare. È capitato svariate volte che “casualmente” Cuban passasse nel locale dove stazionavano proprio Jordan e Parsons per fare due chiacchiere (e per inciso violare la regola che impedisce ai proprietari di parlare con i Free Agent prima di una determinata data).

Quest'ultimo sostanzialmente era gli occhi e la bocca di Cuban sotto mentite spoglie. Sembrava fatta, il selfie con i due giocatori immortalati, un accordo economico e di durata praticamente stipulato avrebbe reso i Mavs, con l’arrivo anche di Wesley Matthews, una seria contender per il titolo. A qualche giorno dalla firma ufficiale Jordan comincia a negarsi sia a Cuban che all’amico. Entrambi provano a contattarlo senza successo, prima di venire a sapere del suo cambio d’idea con la famosa pantomima di tutti i Clippers a casa sua il nove luglio con porte sprangate e finestre serrate.

Ovviamente DeAndre firmerà poi per i Clippers, ma a posteriori Parsons prenderà con filosofia la scelta dell’amico, sebbene i Mavs con quel gran rifiuto smettono di essere una contender per quello e per gli anni a venire. Nowitzki è ancora efficace, ma alla squadra manca qualcosa, Parsons s’infortuna come purtroppo per lui spesso accade e nel momento cruciale della stagione non solo mancano dei giocatori chiave, ma si creano anche malumori verso Parsons che avrebbe troppa voce in capitolo nelle decisioni di Cuban.

Parsons in una delle ultime apparizioni in maglia Mavs

Business is business

Nell’estate 2016 si arriva alla possibilità per Parsons di uscire dal contratto con i Mavericks. La sua idea è di sfruttare l’opzione per poi firmare un quadriennale da 94 milioni e assicurarsi così il futuro. Le uscite serali con Cuban rimangono invariate, sebbene sul piatto ci sia un rinnovo ancora da definire e concordare. I due sentono che mettersi d’accordo sarà una formalità e Cuban si sbilancia: “Ci sarà sempre un contratto qui per te”

Cuban affida il posto di assistente allenatore di Carlisle un ex allenatore del giocatore, Larry Shayatt, ma Parsons lo viene a sapere solo tramite i media e la cosa desta in lui qualche sospetto. Cuban minimizza su questo e anche sul rinnovo contrattuale, le parti si allontanano e il collegio Carlisle-Nowitzki sentenzia che legarsi a un giocatore perennemente infortunato a quella cifra non è cosa saggia. Cuban dapprima nega l’evidenza, ma poi si arrende alle opinioni dei quotati scudieri e si “Jordanizza” negandosi nelle successive settimane. Parsons prova senza successo a cercare un contatto con la sua dirigenza, ma potendo firmare una offer sheet decide di farlo con i Memphis Grizzlies dei quali si era innamorato dopo il primo colloquio. I Mavs non avevano intenzione di affidarsi a lui a quelle cifre: "Fu uno schock" ha poi detto l giocatore. 

Nelle settimane successive nessuna chiamata. Cuban è sparito nel nulla lasciando andare via il proprio pupillo senza nemmeno battere ciglio.
Prima del training camp arriva qualche distaccato messaggio tra i due, che poi stabiliscono di condividere una cena amichevole al Soho House a West Hollywood. Partecipano anche rispettivi amici e Parsons comprende perfettamente la scelta dell’amico confessando che anche lui, nei a ruoli ribaltati, avrebbe dubitato se allungargli un contratto cosi importante viste le condizioni fisiche e i cronici problemi alle ginocchia. Il ghiaccio è sciolto e per chiudere la serata Cuban offre un giro di pregiatissima vodka a tutto il tavolo. Prima di bere fa una promessa all’amico: “Brindiamo a Chandler che, anche se non so quando, tornerà presto ad essere un Maverick”. L’amicizia fa giri immensi e poi ritorna, anche in un mondo double face come l’NBA.

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