Der Klassiker: Ancelotti e Tuchel, così lontani, così vicini

Bayern-Borussia è anche lo scontro tra due tecnici che pur con carriere diverse hanno molti punti in comune. Oggi in diretta su Fox Sports alle 18.30.

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La Bundesliga propone quello che ormai da anni rappresenta il suo piatto forte, Bayern Monaco v Borussia Dortmund, lo scontro tra le due squadre che insieme hanno vinto 19 degli ultimi 25 campionati. I bavaresi, per la verità, hanno fatto la parte del leone con 14 di quei 19 titoli, ma i gialloneri si sono ormai imposti come i loro principali e più pericolosi avversari. Le due squadre saranno dirette da due tecnici che, almeno all’apparenza, non potrebbero essere più diversi.

Thomas Tuchel, lo scienziato dello sport

Il padrone di casa, Thomas Tuchel, ha 43 anni, un trascurabile passato da calciatore, soprattutto se confrontato con quello dell’italiano, e una bacheca che senza offesa potrebbe stare in una 24 ore, ammesso che il trofeo per il titolo vinto nel 2009 alla guida degli under 19 del Mainz non sia troppo ingombrante. Eppure, partito dal basso – l’Under 14 dello Stoccarda -, Tuchel è in questo momento uno dei tecnici più interessanti d’Europa, tanto da essere stato accostato addirittura al Real Madrid.

Una rara immagine di Tuchel calciatore, qui con la maglia dell'Ulm

Calciatore da terza divisione, con 8 presenze in 2.Bundesliga, Tuchel, tormentato dagli infortuni, smette di giocare a 25 anni e comincia a studiare economia e calcio. A 27 anni, nel 2000, approda allo Stoccarda, chiamato dal suo ex tecnico all’Ulm Ralf Rangnick. Con le squadre giovanili Thomas aiuta decine di ragazzi a crescere e negli anni cresce parecchio anche lui. Il titolo con l’Under19 del Mainz nel 2009 gli spalanca le porte della prima squadra, a soli 36 anni. Nel 2009 il Mainz è appena salito in Bundesliga, della quale, nei cinque anni in cui lo guida Tuchel, diventa frequentatore abituale arrivando due volte a guadagnarsi il diritto a disputare l’Europa League.

La grinta di Tuchel alla guida del Mainz

Nel 2014 Tuchel lascia e si prende un anno sabbatico. Lo avvistano a Madrid, a Manchester, ad Appiano Gentile, a Parigi. Gira, osserva, annota, assorbe come una spugna, studia da grande, insomma. E quando nel 2015 lo chiama il Borussia Dortmund lui è pronto ad applicare la scienza al calcio. Non è un fanatico del modulo, Thomas, ma cura il possesso ed è maniacale nel predicare la sua versione del gioco di posizione, di derivazione guardioliana, per generare costantemente la superiorità numerica dietro a ogni linea di pressione. Il tecnico tedesco, poi, è molto attento alla preparazione fisica ma non tralascia l’aspetto psicologico. Le sue squadre sono mostri di regolarità: nella stagione scorsa il Dortmund ha totalizzato 38 punti nelle 17 partite prima della sosta invernale e ne ha aggiunti 40 nei 17 turni successivi.

Alla guida del Dortmund la grinta è la stessa

Carlo Ancelotti, lo straitaliano che piace all’estero

Presentare Carlo Ancelotti rischia persino di creare qualche imbarazzo tanto sono ricche le sue carriere di calciatore di successo prima, e di allenatore e top manager vincente poi. Classe 1959, Carletto ha giocato tre anni nel Parma in Serie C, esordendo in Serie A nella Roma a 20 anni, per passare, nel 1987 al Milan. In comune con Tuchel, Carlo ha numerosi infortuni che lo hanno costretto tra l’altro a saltare la famosa finale di Coppa Campioni fra Roma e Liverpool e, in Azzurro, due Mondiali, compreso quello vittorioso di Spagna 1982. Nonostante ciò ha vinto 3 scudetti – uno in giallorosso e due in rossonero -, e col Milan due Coppe Campioni, due Supercoppe Uefa e altrettante Coppe Intercontinentali.

Ancelotti contro Maradona

Lasciato il calcio giocato a 33 anni, viene subito chiamato da Arrigo Sacchi a fargli da vice in Nazionale. Nel 1995 si mette in proprio, alla Reggiana in Serie B, centra la promozione al primo colpo e si guadagna la chiamata del Parma che porta al secondo posto, miglior piazzamento assoluto della squadra emiliana. Da lì, nel 1999, comincia la scalata, prima in Italia, con Juventus e Milan, dove in otto anni rossoneri vince uno scudetto, due Champions League, due Supercoppe Uefa e un Mondiale per club. Poi all’estero: chiamato da Abramovich, porta il Chelsea al titolo nel 2010. Da Londra va Parigi e anche qui non manca il bersaglio: Ligue1 col Psg nel 2013.

Ancelotti al Chelsea ha vinto una Premier League

È chiaro che ormai Carlo è nel ristretto olimpo dei top manager del calcio europeo. Quello stesso anno, infatti, arriva la consacrazione: Florentino Perez lo vuole al Real Madrid, obiettivo Décima. E Ancelotti lo centra al primo colpo e poi raccoglie anche gli “spiccioli”: Supercoppa e Mondiale per club. Oltre a qualche decina di premi individuali, Carletto detiene tuttora due prestigiosi record: è l’allenatore che ha vinto il maggior numero di Champions, 3 a pari merito con Bob Paisley, e quello che si è aggiudicato più Supercoppe Uefa, sempre 3, come Pep Guardiola.

Così vicini, così lontani

Tuchel e Ancelotti, quindi, pur accomunati dagli infortuni, dal fatto di guidare le due squadre almeno sulla carta favorite per la vittoria in Bundesliga e dall’essere considerati fra i migliori tecnici d’Europa, sono ancora lontani anni luce, invece, sul piano dell’esperienza, soprattutto internazionale, e su quello delle vittorie ottenute.

Quello che è certo è che lo “scienziato” tedesco è pronto. Pur battuto da Carlo nella Supercoppa estiva, vuole vincere il suo primo trofeo e se dovesse essere la Bundesliga, sarebbe proprio Carletto a rimanere a secco. Del resto, il Bayern, dopo quattro campionati vinti consecutivamente, adesso vuole la Sechste –la sesta Champions - e proprio per questo ha chiamato il tecnico che ne ha vinte di più in assoluto.

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