Kiraly e i suoi fratelli: i portieri più famosi in pantaloni lunghi

Oltre al 40enne portiere dell'Ungheria, quali sono gli altri numero uno che, ai classici calzoncini, hanno preferito i pantaloni lunghi? Eccoli nella nostra gallery.

Gabor Kiraly, portiere simbolo della Nazionale ungherese

399 condivisioni 0 commenti

di

Share

Il Re in pigiama. Nella storia del calcio europeo, Gabor Kiraly si è presentato col suo vestito di gala più caratteristico: i pantaloni lunghi, grigi, felposi. Quelli che si macchiano alla prima uscita bassa, quelli che nessun portiere moderno indosserebbe mai. Appari in televisione di fronte a milioni di spettatori, come può venirti in mente di presentarti in campo come se dovessi trascorrere tutto il giorno dentro casa, a fare indigestione di pop corn e serie TV? Ma al Re d'Ungheria (Kiraly in lingua magiara significa proprio "re"), del look non è mai interessato molto. Anzi, ne ha creato uno tutto suo.

Tutto ebbe inizio a metà anni Novanta, ai tempi della sua prima militanza nell'Haladas: non potendo indossare i calzoncini neri della divisa ufficiale, prese i primi pantaloni che trovò negli spogliatoi. Erano grigi. Quel giorno Gabor parò l'imparabile e quel tutone anti-estetico divenne per lui un amuleto inseparabile, la più classica delle coperte di Linus. Fino ad arrivare ad Euro 2016 e al match tra Ungheria e Austria, che gli ha permesso di battere il record di anzianità nella storia degli Europei: 40 anni e 75 giorni, per lui nato il 1° aprile 1976.

Un primato conquistato, ovviamente, nella sua tipica uniforme regale. Ma quali altri portieri della storia del calcio hanno preferito, come lui, i pantaloni lunghi ai classici calzoncini? Eccoli nella nostra carrellata di numeri uno, tra leggende viventi e personaggi pittoreschi che hanno interpretato (in alcuni casi, interpretano ancora) a modo tutto loro il ruolo dell'estremo difensore. Un viaggio che vi porterà a valicare letteralmente i confini della realtà...

René HIGUITA

Al contrario di Kiraly, non è stato un aficionado intransigente dei pantaloni lunghi. Ma l’importante è che li abbia indossati in quel mitologico 6 settembre del 1995. Sì, avete già capito: è il giorno in cui il “pazzo” portiere di Medellin stupì il mondo con il suo scorpione. Amichevole tra la sua Colombia e l’Inghilterra, nel sacro tempio di Wembley: quale miglior teatro, per quella che il telecronista connazionale dell’epoca definì urlando come una “locura”? Come dargli torto: respingere in tuffo plastico, con la suola di entrambi gli scarpini, il pallone calciato da Redknapp, non poteva essere altro che una follia. Bene, se rivedete attentamente le immagini - che ormai fanno parte dell’immaginario collettivo dei tifosi di tutto il mondo - noterete la sua tenuta “integrale”. Vogliamo credere che i calzoni lunghi, nel loro piccolo, abbiano contribuito a creare la magia.

Bernard LAMA

Un Mondiale e un Europeo conquistati con la Francia, da secondo di Barthez. Eppure c’è chi è straconvinto che, tra i due, quello più forte fosse proprio l’estremo difensore originario della Guyana francese. Prima degli sceicchi, di Ibra e di Cavani, c’è stato un altro Paris Saint-Germain che vinceva: il suo. Oltre ai trofei in patria (tra cui il titolo del 1994), anche la Coppa delle Coppe del ’96. Per superare il suo record d’imbattibilità di 685 minuti in campionato, è stato necessario aspettare fino al 2013, con Sirigu tra i pali. Nel 2006 ha ricoperto il ruolo di ct del Kenya per due mesi: da quel momento il suo rapporto col calcio professionistico è andato via via esaurendosi.

Massimo TAIBI

L’Italia lo ricorda per essere stato il portiere del primo Piacenza da Serie A, per aver vestito la maglia del Milan e poi quella del Venezia di Zamparini. E ancora, per aver difeso i pali di Reggina, Atalanta, Torino e Ascoli. All’estero, in Inghilterra in particolare, il suo nome è legato invece alla fugace esperienza nel Manchester United di Sir Alex Ferguson. Appena 4 presenze nella Premier League 1999-00, quella post Champions League vinta dai Red Devils. All’esordio, è lui il “Man of the match” contro il Liverpool. La papera contro il Southampton, però, compromette definitivamente la sua carriera Oltremanica: tornerà già nel gennaio successivo nel nostro Paese, dove ha raccolto decisamente maggiori soddisfazioni.

Thomas N’KONO

Se il primogenito di Buffon si chiama Thomas, gran parte del merito va a quello che è considerato da molti come il portiere africano più forte di tutti i tempi. “A Italia 90 mi fece innamorare del ruolo del portiere”, ha sempre ammesso il nostro Gigi nazionale. Insomma, tutto il movimento calcistico italiano ringrazia. In Camerun, la sua patria, il suo mito è secondo solo a quello di Roger Milla. Durante la Coppa d’Africa 2002, quando era preparatore dei portieri dei Leoni indomabili, si fece arrestare dopo aver litigato coi poliziotti in campo. Motivo? Era sospettato di aver lanciato una sorta di talismano vicino alla porta del Mali. Oggi allena i portieri dell’Espanyol, suo storico club tra il 1982 e il 1991.

Geronimo RULLI

Con l’arrivo in Spagna, l’attuale portiere della Real Sociedad ha un po’ perso l’abitudine a indossare i pantaloni lunghi. Ai suoi esordi con l’Estudiantes, invece, il talentuoso estremo difensore argentino li utilizzava con grande regolarità. Nell’ultima Liga ha guidato il club basco a un soddisfacente nono posto. Il Tata Martino non l’ha inserito tra i convocati per la Copa America in corso, ma il suo ingresso nel giro dell’Albiceleste sembra solamente rimandato.

HELTON

Espressione sempre solare, un po’ come il connazionale Cafu. È uno dei monumenti viventi del Porto: arrivato dal Brasile nel 2005, ha collezionato 246 presenze con i Dragões. Eppure da due anni ormai - soprattutto dopo l’approdo di Iker Casillas - ha perso il posto da titolare. Il nuovo tecnico, Nuno Espirito Santo, non farebbe scenate isteriche se dovesse salutare i biancazzurri un anno prima rispetto alla scadenza naturale del contratto.

Jacques SONGO’O

Stessa stoffa di N’Kono, nel 2010 ha rimpiazzato il collega e connazionale nelle vesti di preparatore dei portieri del Camerun. Se ricordate l’undici titolare del Deportivo La Coruña campione di Spagna nel 2000, vi ritroverete a partire dal suo nome. Nel 1997 era stato invece premiato come miglior portiere del campionato iberico. Ha due figli, entrambi calciatori professionisti: Franck, classe ’87, ha vestito le maglie di Crystal Palace, Real Saragozza e Real Sociedad e ora gioca negli Usa; Yann, nato nel 1991, si è svincolato a fine stagione dal Blackburn Rovers.

Carles BUSQUETS

È lui o non è lui? Certo che è lui, il padre di Sergio. Al contrario del figlio, Busquets senior ha costruito le sue fortune tra i pali. Canterano doc, ha esordito in blaugrana nel 1993. Cresciuto all’ombra di Zubizarreta, è stato titolare in un Barcellona decisamente lontano dai fasti attuali. Di cui però condivide i trionfi: è lui infatti il preparatore dei portieri del club catalano.

Mohamed AL-DEAYEA

È l’esempio classico dei giocatori che l’universo calcistico conosce e impara ad apprezzare solamente in occasione dei Mondiali. Quattro sono quelli a cui ha preso parte, i primi tre dei quali (1994, 1998 e 2002) da titolare della sua Arabia Saudita. Detiene il record di presenze con la maglia del suo Paese: 178, secondo nel mondo solo all’egiziano Ahmed Hassan. A livello di club, ha speso l’intera carriera tra Al-Ta’ee Ha’il e Al-Hilal. Nel 2001 fu a un soffio dal grande salto in Europa: la scelta di Ferguson per il Manchester United ricadde poi su Barthez. Se cercate il senso più profondo del concetto di sliding doors, Al-Deayea vi saprà sicuramente rispondere.

Joseph-Antoine BELL

Se in tanti considerano N’Kono il portiere africano più forte di sempre, l’IFFHS (l’Istituto di Statistica del Calcio) non è d’accordo: il numero uno del XX secolo per il Continente Nero è lui, l’ex estremo difensore di Olympique Marsiglia, Bordeaux e Saint-Etienne. Il suo rapporto con la Nazionale del Camerun è stato piuttosto travagliato: ai Mondiali del 1990 fu escluso in seguito ad alcune polemiche con la federazione, mentre nel 1994 si auto-estromise sempre in opposizione alla federazione, che lo tacciava di essere tra i responsabile principali dei risultati ottenuti contro Svezia e Brasile.

Dimitri KHARINE

Gli appassionati più preparati di Premier League lo ricordano con la maglia - e i calzoni lunghi - del Chelsea tra il 1992 e il 1999. Con i Blues è stato titolare in tre campionati (dal 1993 al 1996). Da Londra si è poi spostato a Glasgow, sponda Celtic. Tra URSS e Russia, ha difeso la porta della propria Nazionale in 38 occasioni.

Alexander VENCEL

A Strasburgo e Le Havre se lo ricordano bene: 184 presenze nel Racing Club, 188 con il Le HAC. Tra il 1991 e il 1992 ha fatto in tempo a vestire la maglia della Cecoslovacchia in due occasioni, prima di entrare a far parte - per lui nato a Bratislava - della rosa della neonata Slovacchia. Suo padre, anche lui Alexander, fu portiere della Cecoslovacchia tra il 1965 e il 1977. Tale padre, tale figlio. Con una differenza sostanziale: Vencel senior indossava i calzoncini corti.

Olivier SORIN

Spesso alterna i pantaloni lunghi al più ricercato “pinocchietto”. Classe 1981, i suoi anni migliori sono legati alla lunga esperienza con l’Auxerre: 177 le presenze tra il 2006 e il 2014. Niente a che vedere con l’impalpabile parentesi al Rennes, con il quale ha già esaurito il legame contrattuale: in due stagioni, ha sempre e solo fatto panchina. Più che i calzoni lunghi o il pinocchietto, ha avuto maggiore confidenza con la tuta.

E poi ci sono loro…

Benjamin PRICE & Ed WARNER

Più di Kiraly, più di Higuita o N’Kono, sono loro due i simboli dei portieri che i calzoncini corti li usano, forse, solo per andare al mare. Cappello sempre in testa per Benji, capelli lunghi al vento per il tenebroso Ed. La loro rivalità è seconda solo a quella tra Oliver Hutton, compagno di squadra di Price nella New Team, e Mark Lenders, capitano della Muppet di Warner. I due si ritroveranno insieme nelle giovanili del Giappone, con il quale vinceranno il Torneo mondiale di Parigi Under 16: in accordo con il ct Marshall, Benji si sacrificherà per ragioni di spogliatoio e lascerà il posto da titolare a Warner.
Nella finale però, l’infortunio di quest’ultimo permetterà al compagno di reparto di guidare i baby nipponici alla vittoria contro la Germania. D’accordo, stiamo parlando di Holly & Benji, un semplice cartone animato. Ma alla base della cultura calcistica di ognuno di noi, ci sono anche e soprattutto le prodezze dei loro protagonisti. E i loro pantaloni lunghi, proprio come Kiraly.

Share

Commenta

Ti potrebbe interessare anche:

Questo sito internet utilizza cookie tecnici e di profilazione, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza di navigazione, analizzare l’utilizzo del sito e per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Puoi saperne di più o per negare il consenso ad alcuni a tutti i cookie clicca qui Informativa sui Cookies. Chiudendo questo banner, cliccando in seguito o continuando a utilizzare il sito, acconsenti all’utilizzo dei predetti cookie.