Tra leggende metropolitane e falsi miti: l'altra faccia del calcio

Neymar, Zeman, lo Zaire, il dentista coreano, Taribo West e Batistuta: storie per tutti i gusti, mandate in giro da chissà chi e "tramandate" da alcuni come oracoli.

Il fallo di Zuniga che infortunò Neymar al Mondiale 2014.

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“Me l'ha detto mio cugino, un suo amico conosce la ragazza...”. “L'ha visto mio cognato, va sempre al suo ristorante...”. Molte di queste storie iniziano così, d'altronde sono leggende metropolitane che danno quel pizzico di mistero al calcio. Credenze, falsi miti, racconti totalmente inventati pur di ottenere un pizzico di popolarità tra gli amici o dimostrare di saperne qualcosa in più. Noi ne abbiamo selezionati quindici,.

1. Il dentista coreano

Mondiale 1966, Italia contro Corea del Nord. Siamo all'ultima gara della fase a gironi e agli Azzurri, per qualificarsi ai quarti, basterebbe anche un pareggio. La nazionale di Edmondo Fabbri, invece, viene incredibilmente superata dagli asiatici ed eliminata dalla competizione. Il gol del definitivo 1-0 lo realizza Pak Doo-Ik, calciatore con una qualifica in odontoiatria. Da qui, il passo alla disinformazione è breve: in molti, negli anni seguenti, crederanno che a far fuori l'Italia sia stato un dentista, quando in realtà Pak Doo-Ik, già sergente dell'esercito del suo paese (!), una volta appesi gli scarpini diventerà prima istruttore di ginnastica e dopo ct della Corea del Nord alle Olimpiadi del 1976.

Pak Doo Ik.Copyright GettyImages
La rete del "dentista" Pak Doo Ik.

2. Lo Zaire del 1974

Otto anni dopo, la cerentola del Mondiale si chiama Zaire. Alla competizione tedesca, la nazionale africana si presenta da debuttante assoluta. L'ambizioso dittatore Mobutu vuole fare bella figura, ha grandi progetti per il suo stato (qualche mese dopo lo svolgimento del Mondiale, organizzò la “Rumble in the Jungle”, il leggendario incontro di boxe tra Alì e Foreman). Peccato che i calciatori non siano al livello delle altre partecipanti: nella prima partita perdono 2-0 con la Scozia, nella seconda crollano 9-0 contro la Jugoslavia.

Nella terza gara, lo Zaire si trova sotto 3-0 contro il Brasile: ai verdeoro è concesso un calcio di punizione da buona posizione. Sul pallone c'è Rivelino, ma improvvisamente Joseph Mwepu si stacca dalla barriera e calcia via la sfera. I brasiliani ridono, l'arbitro, giustamente, lo ammonisce. Si pensa che in Africa non tutti conoscano le regole del gioco. Ma quello che nessuno sa è che Mobutu ha minacciato i calciatori di farli fuori in caso di sconfitta con più di tre gol di scarto. Per la cronaca, quel match finì 3-0 e gli africani tornarono salvi a casa; il mondo, quella verità, la scoprì solo nel 2002.

Mobutu.Copyright GettyImages
Mobutu Sese Seko in una foto dell'epoca.

3. Luis Silvio: l'amichevole e il ruolo

Nell'estate del 1980, Giuseppe Malavasi, all'epoca vice allenatore della Pistoiese, tornò dal Brasile con Luis Silvio Danuello, ventenne brasiliano del Ponte Preta. Il calciatore passò alla storia come uno dei “bidoni” più clamorosi della Serie A, tanto che per giustificare il suo scarso rendimento, vennero avanzate due ipotesi. La prima parla di un'incomprensione linguistica: Luis Silvio si sarebbe presentato come “ponta”, termine portoghese che sta a significare ala destra, e non centravanti, ruolo in cui venne effettivamente schierato dal tecnico Lido Vieri. La seconda, invece, racconta di un raggiro ai danni di Malavasi, vittima di un'amichevole truccata nella quale il calciatore sarebbe risultato essere un fenomeno. Questa vicenda ispirò in seguito Sergio Martino per la trama del film “L'allenatore nel pallone”.

4. La sparizione di West

Campionato 1997-98, all'Inter gioca Taribo West, difensore nigeriano acquistato dall'Auxerre. Il calciatore, ricordato per le sue stravaganti treccine, si fa notare per qualche entrata rude di troppo, e complici prestazioni lontane dal sette in pagella, finisce ai margini della squadra. Ma oltre che dal campo, il centrale sparisce anche dagli spogliatoi: per un mese non si hanno sue notizie, neanche il suo amico e compagno di squadra Kanu riesce a contattarlo. Il motivo, come raccontò Javier Zanetti qualche anno fa, fu un semplice matrimonio, spiegazione agli antipodi rispetto alle numerosi voci dell'epoca (giusto per fare un esempio, si diceva che mangiasse carne fritta condita con panna, accompagnata da litri di coca cola!):

Noi eravamo preoccupati, lui tornò come se niente fosse successo. Arrivò nello spogliatoio con una tunica e ci disse che si era sposato, e che al suo paese funzionava così.

West.Copyright GettyImages
West (a destra) assieme Jay-Jay Okocha.

5. Neymar e i Simpson

Il fallo di Zuniga costò caro a Neymar e al Brasile, che privo del suo numero dieci, prese sette gol dalla Germania. Tutto normale fin qui, a far scattare la leggenda metropolitana sono... i Simpson. Poco tempo prima, infatti, viene mandata in onda una puntata in cui Homer, nei panni di un arbitro, è chiamato a dirigere la finale della suddetta competizione (nel cartone Brasile-Germania). In questa partita, il capofamiglia rinuncia a fischiare fallo su El Divo, parodia di Neymar, pensando si tratti di simulazione, nonostante questi sia costretto ad abbandonare il campo. Da qui, l'ipotesi assurda del finto infortunio del fantasista del Barcellona, deciso dai dirigenti brasiliani per avere un alibi in caso di pesante sconfitta contro i tedeschi.

Neymar.Copyright GettyImages
Neymar a terra, dopo il colpo ricevuto da Zuniga.

6. Il brasiliano in lacrime

Rimaniamo sul Mondiale del 2014, stavolta ci soffermiamo sul logo. Per qualcuno, le tre mani disposte con la forma della coppa del mondo richiamerebbero l'immagine di una persona che si copre il volto. Che questa persona si copra il volto perché in lacrime per l'eliminazione del Brasile è una cosa tutta da verificare, come il fatto che lo stemma, disegnato nel 2010, abbia “spoilerato” la disfatta verdeoro.

Brasile 2014.Copyright GettyImages
Lo stemma di Brasile 2014. La mano gialla rappresenta quella che copre il volto, formato dalle due mani verdi.

7. La festa anticipata

Intervallo della finale di Champions League 2004-05. Il Milan è avanti 3-0 dopo i primi quarantacinque minuti, tuttavia i rossoneri subiscono il ritorno del Liverpool e perdono incredibilmente la partita ai calci di rigore. Le voci che si susseguono dopo la partita sono tante, una in particolare vede lo spogliatoio milanista già in festa dopo il primo tempo. A spegnere questa “indiscrezione” è Hernan Crespo, in un'intervista di qualche anno fa:

Non è vero che festeggiammo nell'intervallo. In quella squadra c'erano calciatori come Maldini, Seedorf, Gattuso, Nesta e Pirlo: pensare una cosa del genere è assurdo. Chi lo ha detto, ha commesso un'infamata.

Crespo.Copyright GettyImages
Crespo esulta dopo uno dei due gol nella finale di Champions League 2004-05.

8. L'amante di Batistuta

Supercoppa Italiana edizione 1996, Batistuta segna un gol bellissimo al Milan e poi urla il nome della moglie Irina davanti alla telecamera, come Stallone – alias Rocky Balboa – con Adriana, per intenderci. Il motivo? Non una dichiarazione d'amore, bensì di pentimento: si diceva che Irina avesse scoperto una presunta relazione extra-coniugale del Re Leone con Sabrina Ferilli, nota tifosa romanista. Le voci tornarono puntualmente in auge quattro anni dopo, in occasione del trasferimento in giallorosso dell'attaccante.

Batistuta.Copyright GettyImages
Gabriel Batistuta ai tempi della Fiorentina.

9. Il difensore con la “Z”

Zdenek Zeman, dopo aver allenato i cugini biancocelesti, è pronto a sedersi sulla panchina della Roma. È il 1997, e ai capitolini serve un difensore. Il boemo si ricorda di un Tenerife-Lazio in cui un certo Cesar Gomez si era reso protagonista di un'ottima prestazione. Il centrale viene acquistato e disputa tre presenze in quattro anni, tanto basta per bollarlo come bidone. Leggenda vuole che Zeman, non ricordandosi il nome, avesse confuso Gomez con Pablo Paz, l'altro centrale della squadra spagnola. Difficile crederci: oltre a quella che sarebbe stata chiaramente una clamorosa superficialità della dirigenza romanista, vedendo le statistiche di Paz, si fa fatica ad immaginare un giocatore che avrebbe portato al salto di qualità i giallorossi.

Zeman.Copyright GettyImages
Zdenek Zeman durante la sua seconda esperienza alla Roma (2012-13).

10. Il pallone liscio

Finiamo col gossip e avviciniamoci ai falsi miti. Parliamo di fisica: un pallone liscio vola meglio? Assolutamente no: prima del Mondiale 2010 venne sperimentato un pallone perfettamente liscio che, però, risentiva più degli altri modelli dell'interferenza del vento e di altre forze devianti. Le piccole asperità che troviamo sui palloni, infatti, generano turbolenze nell'aria che stabilizzano l'aerodinamica. Se siete ancora scettici, pensate ai numerosi crateri della pallina da golf.

11. Il pallone e l'acqua

Sfera ancora protagonista. Sapevate che su un terreno bagnato il pallone non accelera? Sull'acqua, in realtà, il pallone non rimbalza come ci aspettiamo, di conseguenza questo viene interpretato come un innaturale aumento della velocità. C'è una sola possibilità perché un corpo sferico guadagni velocità in seguito a un rimbalzo sul terreno: quest'ultimo deve essere asciutto.

12. I movimenti del portiere

Dal pallone al portiere, un ruolo statico, quasi noioso. A dire il vero, no: un estremo difensore copre dai 4 ai 6 km a partita. Certo, un giocatore di movimento ne percorre tra gli 8 ai 13, ma questo non vuol dire che un portiere stia sempre fermo. Inoltre, è stato calcolato che un quarto dei suoi movimenti sia all'indietro, gesto che richiede un dispendio di energie maggiore rispetto alla classica corsa in avanti.

Neuer.Copyright GettyImages
Durante la partita con l'Algeria, Manuel Neuer toccò il pallone 59 volte: in 21 occasioni si trovava fuori dall'area di rigore.

13. Rigore, questo sconosciuto

Meglio tuffarsi in anticipo o aspettare il tiratore? Le statistiche dicono che per un portiere è meglio attendere: se si muove in anticipo, l'estremo difensore intercetta meno del 15% dei rigori; aspettando di vedere la direzione del pallone, la percentuale sale al 33.

Pagliuca.Copyright GettyImages
Gianluca Pagliuca, para-rigori della Serie A con 24 tiri neutralizzati in carriera.

14. Il fuorigioco

Da quanto esiste l'offside? La sua introduzione non coincide con l'invenzione del calcio, bensì risale al 1926. Prima di quella data, il regolamento, introdotto nel 1864, diceva che tra l'attaccante e la linea di fondo dovevano esserci, addirittura, almeno tre giocatori più il portiere. Naturalmente, la regola del fuorigioco attuale prevede soltanto un difensore più il portiere.

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