NBA: San Antonio Spurs post Duncan nelle mani di Leonard, ma Aldridge?

Sarà la prima stagione dei San Antonio Spurs senza Tim Duncan da giocatore. È il momento per Kawhi Leonard di prendere lo scettro con il dubbio LaMarcus Aldridge.

I San Antonio Spurs nelle mani di Kawhi Leonard

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Tim Duncan ha lasciato in silenzio l'NBA e i San Antonio Spurs, con la solita voglia di non apparire per dar spazio alla sostanza e la necessità fisica di essere l’antipersonaggio per eccellenza, creando un grosso vuoto nella lega e soprattutto nella franchigia texana. È difficile spiegare a parole cosa sia stato per i neroargento e in realtà non servono nemmeno gli innumerevoli trofei vinti sia a livello di squadra che personale. Duncan dal 1997 è stato tutto per questa squadra: il leader silenzioso, l’uomo che ha tenuto (con Gregg Popovich) una franchigia ad alti livelli, sostanzialmente sconfiggendo il sistema predicato sulla salita e la discesa delle prestazioni ed è riuscito con tutto questo a essere legato inscindibilmente non solo alla parola Spurs, ma anche alla parola NBA in generale.

Ora San Antonio dovrà camminare con le proprie gambe perché se è vero che il gruppo e i veterani storici sono rimasti, replicare l’influenza che la sola presenza di TD aveva su chiunque arrivasse per la prima volta a Spursello (e lo trovava ad allenarsi anche ad agosto come disse Messina) è utopistico. Il tentativo tecnico di supplire alla sua assenza è riposto in Pau Gasol, un giocatore d’intelligenza annoverabile a quella del caraibico, ma con caratteristiche personali e tecniche ben differenti. E’ di certo fatto dal sarto per un sistema offensivo che predica movimento di uomini e palla, passatori di alto profilo e ricerca ossessiva del good to great (passare un tiro buono per averne uno ancora migliore ndr). 

La presenza di un giocatore di post basso come lui apre migliaia di soluzioni anche per il suo compagno di reparto LaMarcus Aldridge, che però ha destato qualche preoccupazione nelle ultime settimane. Il rumor che lo vedrebbe non soddisfatto della sua permanenza agli Spurs (cosa che pare reciproca) ha aperto potenziali scenari di trade poi smentiti dalla società. Pensare che in un regime da CIA come quello degli Spurs possa esserci una fuga di notizie è quantomai improbabile, ma il fatto che questa sia in qualche modo scappata fa pensare che abbia un fondamento. Chi è vicino agli Spurs ci ha detto che un minimo di verità ci potrebbe anche essere, ma che la franchigia smentisce e lo farà anche il giorno prima di una, del tutto eventuale, trade che coinvolga LMA.

Con Manu Ginobili rinnovato a quattordici milioni per trattenerlo dalle sirene dei Sixers e Tony Parker ovviamente entrato in modalità gestione controllata, l’uomo franchigia è senza dubbio Kawhi Leonard, che dopo il clinic avuto con Kobe Bryant a febbraio spera di aver carpito dal Mamba la capacità di leadership e di ossessività che potrebbe portarlo più in alto del ragguardevole livello già raggiunto. Leonard è un leader perfettamente Duncaniano che parla pochissimo, esterna le sue emozioni ancor meno, ma che oltre a essere diventato un fenomenale attaccante, è un difensore di insospettabile efficacia in un prototipo di giocatore che potrebbe tranquillamente essere MVP e difensore dell’anno nella stessa stagione.

Dovrà spartirsi con Aldridge le responsabilità offensive della squadra, essendo dichiaratamente il maschio alfa, ma l’impressione è che come nella scorsa stagione manchi qualcosa a livello di ritmo e matchups per poter controbattere il gioco dei Warriors. Che l’ovest possa essere un intimo affare tra Texas e California sembra evidente, ma è altrettanto certo che allo stato attuale delle cose i neroargento difficilmente potranno competere con i ritmi dei Warriors in una serie a sette partite. L'esordio nella Baia ci ha raccontato il contrario, ma ad inizio stagione la differenza tra una squadra rodata da anni di convivenza e una che ha inserito un giocatore come Durant è evidente. Le novità Simmons e Dedmon sono state incoraggianti, soprattutto vista l'assenza di un fulcro come Danny Green, ma sebbene Popovich abbia preparato la partita alla grande, una rondine di opening night non può fare primavera e non cambia di una virgola sia i pronostici che ogni analisi tecnica possibile a lungo raggio. Tutti sperano nell'upset, in pochi ci credono, ma gli Spurs ci hanno già smentito tantissime volte e non è detto non ci riescano anche nell’era post Duncan.

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