Vietate le MMA in Francia, partono le proteste da parte degli atleti

La Francia vieta le MMA. Due dei più influenti combattenti di arti marziali miste francesi hanno voluto dire la loro.

arti marziali miste

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Le MMA sono state dichiarate illegali in Francia. La guerra alle arti marziali miste sul fronte francese non cessa, la principale federazione di MMA francese, la CFMMA, non ha intenzione di arrendersi davanti all'ultima decisione del parlamento francese e sicuramente preparerà una controffensiva. Tanti top fighter francesi si sono spostati negli Stati Uniti per continuare la loro attività. La posizione che ha fatto più rumore è stata presa da Karl Amossou - fighter d'alto livello visto anche a Venator FC II e III - che ha deciso addirittura di far valere la propria seconda cittadinanza, quella tedesca, intenzionato a rappresentare la Germania da adesso in poi come forma di protesta verso la decisione del parlamento francese. Amoussou ha fatto una scelta molto coraggiosa, ma ha fatto chiarezza spiegando che non ha alcuna intenzione di fare le veci di un paese che non ha alcun rispetto per quello che fa un suo rappresentante. Ne ha parlato in un post su Facebook oggi anche il nostro commentatore Alex Dandi, che ci accompagna nelle dirette di UFC su FOX Sports. 

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Karl 'Psycho' Amossou

Anche Cheick Kongo recentemente, in un'intervista a MMA Junkie nutriva poca fiducia nelle sorti dello sport nel suo paese

La gente pensa che sia uno sport vergognoso, roba da bulli, o per gente che combatte pur non avendo alcuna abilità. Non c'è rispetto, controllo, nulla. Non ci sono regole secondo loro, hanno ancora in testa le prime edizioni di UFC. Quando avremo modo di discutere per bene la materia sono sicuro che capiranno e realizzeranno che la differenza con allora è abissale.

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Cheick Kongo

La Francia rimane l'unico paese europeo, oltre alla Norvegia, ad aver vietato le MMA e il fatto è quantomeno curioso, visto e considerato che promuove praticamente da decenni altre arti marziali o sport da ring, quali kickboxing, savate, muay thai. Uno dei tanti curiosi problemi è dato dal fatto che la nazione d'oltralpe non permette né accetta che le arti marziali si pratichino dentro a una gabbia, ammettendo solo un tappeto o un ring composto da 3 o 4 corde per lato. La gabbia serve a contenere le azioni dei combattenti, evitando così - come potrebbe succedere e come è già successo su un ring - che i due atleti finiscano oltre le corde subendo gravi danni nell'impattare a terra. Insomma, logico e razionale. A quanto pare però a volte la tradizione è cieca e il cambiamento, seppur positivo, rimane mal visto e talvolta neanche considerato.

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