Il mondo di Cristiano Ronaldo: "Ho bisogno di chi mi odia"

Più lo criticano e più si carica: per CR7 gli haters sono fondamentali. Le altre fonti d'ispirazione? La madre, Figo e Rui Costa, Sir Alex e... se stesso.

Cristiano Ronaldo, solo 4 gol per lui in questo inizio stagione

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La mamma e il capo scout dello Sporting Lisbona. Luis Figo e Rui Costa. Ferguson, Mourinho e Zidane. Ma anche Ashley Cole, Pepe, Lionel Messi e i cosiddetti "haters". Fino ad arrivare alla maggiore fonte d'ispirazione: se stesso. Chi sono? I protagonisti del mondo di Cristiano Ronaldo, quel CR7's World fatto di gol, vittorie, trofei da moltiplicare all'ennesima potenza. E di personaggi importanti, appunto, fondamentali per la sua crescita e la sua straordinaria carriera.

Il campione d'Europa con Real Madrid e Portogallo si racconta in un'intervista molto personale ai britannici di Coach Magazine. Nessun accenno alla crisi di gol e prestazioni che sta attraversando in quest'inizio stagione: le sole quattro reti realizzate finora (per lui che è abituato e ci ha abituato a numeri impressionanti) lasciano volentieri lo spazio ai ricordi e alla filosofia del fuoriclasse di Madeira. La terra natia salutata quando ancora era un ragazzino di nome Cristiano Ronaldo dos Santos Aveiro:

I miei genitori mi permisero di lasciare Madeira a 12 anni per unirmi allo Sporting Lisbona. Mi ricordo che piangevo, ma solo una volta che sono diventato padre ho capito quanto deve essere stato difficile per loro lasciarmi partire. Hanno preso la decisione giusta per la mia carriera, ma per loro non deve essere stato facile.

Cristiano Ronaldo ai tempi dello Sporting Lisbona. Quand'ancora non era CR7...

Cristiano non ha dubbi nell'eleggere la persona che più di tutte l'ha sostenuto e continua a sostenerlo:

Mia madre, è da sempre un sostegno costante per me.

Oltre a mamma Maria Dolores, c'è un altro punto fermo nella crescita e nella maturazione del numero 7 delle merengues:

Aurelio Pereira (il capo scout dello Sporting Lisbona che l'ha scoperto, ndr), una persona molto importante per la mia vita fin da quando ero un ragazzino. Ha creduto in me, è un uomo veramente speciale.

Tra i personaggi che hanno segnato la sua adolescenza, però, ci sarà pure qualche suo illustre collega? Risposta affermativa, si tratta di due connazionali:

Quand'ero più giovane prendevo a modello giocatori portoghesi come Luis Figo e Rui Costa, ammirando le loro prestazioni sui palcoscenici più importanti ho capito che anche io avrei voluto raggiungere quei livelli.

"Da ragazzino ammiravo Luis Figo e Rui Costa"

Ok, abbiamo scoperto le due persone che hanno influenzato maggiormente il Cristiano Ronaldo calciatore: il Pallone d'Oro ex Barcellona, Real Madrid e Inter da una parte, il trequartista simbolo prima della Fiorentina e del Milan dall'altra. Invece no. Sopra di loro svetta un altro punto di riferimento infinitamente più importante:

Me stesso. Mi sono sempre considerato la mia più grande fonte d'ispirazione. Nessuno ha mai preteso così tanto da me. Sì, ho detto che ho sempre ammirato giocatori come Figo e Rui Costa, ma non ho mai voluto imitare nessuno. Mi sono sempre concentrato a far sì che potessi essere il migliore possibile.

Giustamente, penserete voi, mica solo Ibra può considerarsi il centro calcistico del proprio mondo. Ma se Cristiano Ronaldo è diventato CR7, uno dei simboli del calcio attuale e tra i giocatori più forti di sempre, il merito non è solo suo. E lui è il primo a riconoscerlo, partendo dagli allenatori conosciuti nel corso della sua carriera:

Sir Alex Ferguson per me è stata come una figura paterna. Tutti i miei allenatori sono stati importanti, ma quando sono arrivato al Real Madrid ero un uomo, mentre quando arrivai al Manchester United era un ragazzo. All'improvviso mi sono ritrovato in uno dei club più grandi del mondo e una persona come Sir Alex è stata fondamentale.

Sir Alex Ferguson, quasi come un padre per Cristiano

Se la richiesta è quella di indicare un tecnico che abbia saputo rigenerare al massimo una squadra balbettante, il nome non può essere che uno:

Zinedine Zidane è stato l'esempio perfetto per la scorsa stagione. Non eravamo partiti bene, ma poi è arrivato lui ed è stato all'origine di una delle mia stagioni migliori. Abbiamo disputato un'ottima Liga e vinto la Champions League, quindi ho vinto anche l'Europeo con il Portogallo. È stata una grande stagione per me e per il Real Madrid e l'allenatore giusto al momento giusto ne è stata la fonte d'ispirazione.

Anche per quanto riguarda invece il più grande "pensatore" di calcio mai conosciuto, non ha dubbi: 

Ho giocato per alcuni grandi allenatori, di sicuro José Mourinho. È una persona molto analitica, riesce sempre a entrare nei dettagli di ogni aspetto.

Allenatori, ex calciatori, genitori e se stesso: il quadro di Cristiano però non è ancora completo. Sapete cosa stimola tanto il campione di Funchal?

Utilizzare le persone e le esperienze negative per motivarmi. Davvero, io ho bisogno di chi mi odia, queste persone mi hanno aiutato a raggiungere tutto quello ho raggiunto nella mia vita.

"C'è rispetto tra di noi, la rivalità è costruita dai media"

Insomma, più lo odiano e più lui si carica. Più lo criticano e più trova nuovi stimoli. Più lo mettono in competizione con l'altro peso massimo mondiale Leo Messi e più lui... no, in questo caso la rivalità è solo mediatica:

C'è rispetto reciproco tra me e Messi. Ai media piace costruire una rivalità acerrima tra di noi, ma non è così. Non siamo amici intimi, ma c'è rispetto reciproco da ambo le parti.

Se proprio deve indicare il rivale più duro incontrato in carriera, sceglie un terzino:

Ho vissuto grandi battaglie con Ashley Cole, non ti concedeva un secondo per prendere fiato. Quando era al massimo, era un giocatore tenace, veloce, duro nelle scivolate. Sapevi già che non sarebbe stata una partita facile.

E indovinate invece chi vorrebbe avere accanto a sé in una guerra. Dai, è facile:

Pepe. Non solo è un difensore formidabile, ma in campo non si risparmia e dà sempre tutto.

Campione d'Europa con il Portogallo, da capitano

Ha provato a dare tutto anche lui, nella finale degli Europei vinta contro la Francia. L'infortunio al ginocchio ha prevalso, costringendolo al cambio a metà del primo tempo. A conti fatti però è come se il capitano portoghese fosse rimasto in campo:

Sapevo di non poter influenzare direttamente la partita, ma anche che potevo recitare un ruolo importante. Ho fatto un discorso durante l'intervallo e ho offerto tutte le indicazioni e gli incoraggiamenti che potevo. Mi ha insegnato l'importanza di essere una cosa sola. Il calcio non è solo una questione di 11 persone in un campo, è molto di più.

Molto di più appunto, come il tema dell'aiuto verso il prossimo:

Dovunque abbia giocato, sia i club che i giocatori hanno sempre curato seriamente il tema della solidarietà. Sappiamo quanto siamo fortunati e per questo abbiamo la responsabilità di aiutare gli altri.

Ego smisurato e attenzione verso i meno fortunati, antipodi di un personaggio che oltrepassa i confini del terreno verde. Sulla tavolozza dei colori, le soluzioni per colorare a proprio piacimento il CR7's World sono opposte e infinite.

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