Lo studio scozzese: "Colpire di testa può avere effetti sulla memoria"

L'Università di Stirling ha analizzato la relazione tra i ripetuti colpi di testa e le funzioni del cervello: ci possono essere cambiamenti nelle successive 24 ore.

Colpire il pallone di testa può avere conseguenze sulle funzioni del cervello

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Se dovesse scegliere tra i due “colpi di testa” della finale del Mondiale 2006, Marco Materazzi non avrebbe dubbi: quello ricevuto da Zidane fu sicuramente più doloroso rispetto alla trionfale inzuccata con cui il difensore azzurro siglò il momentaneo 1-1 contro la Francia. Vabbè, neanche gli studiosi dell’Università di Stirling metterebbero mai a paragone l’intensità delle due incornate. Tra i corridoi dell’ateneo scozzese, però, i risultati delle ricerche sulla relazione "colpi di testa-funzioni cerebrali” hanno preso a circolare velocemente.

L'inzuccata di Materazzi nella finale del Mondiale 2006: un colpo di testa a dir poco... memorabile

Come evidenziato nel lavoro pubblicato sulla rivista "EBioMedicine", colpire il pallone con l’estremità superiore del nostro corpo sarebbe in grado di influenzare le funzioni del cervello, in primo luogo la memoria, per le successive 24 ore. Detta in questo modo, l’uso eccessivo di alcol e l’utilizzo di droghe sembrerebbero a confronto delle pratiche quasi innocue. Ovviamente non è così. I ricercatori britannici hanno però identificato "piccoli ma significativi cambiamenti" come conseguenza di una serie di 20 colpi di testa: la riduzione delle prestazioni di memorizzazione è stata individuata tra il 41% e il 67% nell’arco delle successive 24 ore.

Oliver Bierhoff, uno che coi colpi di testa ha scritto la storia: come nella finale di Euro 96 tra Germania e Repubblica Ceca

Come riporta la BBC, si tratta del primo studio che rintraccia effetti diretti sul cervello di giocatori esposti quotidianamente a colpi di testa. L’esperimento è stato realizzato chiedendo proprio ad alcuni calciatori di colpire per venti volte il pallone “sparato" da una macchina che simulava i calci d’angolo. Nel loro lavoro, i ricercatori specificano come stiano ancora cercando di capire se i cambiamenti a cui è sottoposto il cervello sia temporanei dopo diverse partite di calcio o se invece ci possano essere conseguenze di lungo termine. In ogni caso, il Dr. Willie Stewart, uno degli autori dello studio pubblicato sulla rivista specializzata, suggerisce addirittura di evitare di giocare a calcio nell’imminenza di situazioni particolari quali un esame:

Esistono effetti di breve termine e altri che durano per 24 ore. Se fossi il padre di un bambino che l’indomani deve dare un esame, gli consiglierei di saltare almeno per quella volta l’allenamento.

BBC.com
Uno dei momenti dell'esperimento compiuto dai ricercatori della Stirling University

La Dottoressa Lindsay Wilson, docente di psicologia alla Stirling University, sottolinea invece l’importanza scientifica di uno studio del genere:

Regna spesso lo scetticismo riguardo alle reali connessioni tra i colpi di testa nel calcio e i cambiamenti nel cervello, ma esistono delle prove evidenti. Bisogna proseguire in questo tipo di ricerche per capire bene cosa succeda esattamente dopo un colpo di testa e quanto possano essere duraturi gli effetti conseguenti. 

Già lo scorso maggio, la Football Association aveva annunciato la volontà di condurre uno studio sui possibili collegamenti tra calcio e danni cerebrali. Un’iniziativa nata sull’onda della campagna di ricerca promossa dalla famiglia di Jeff Astle, ex attaccante di Notts County e West Bromwich morto nel 2002 a soli 59 anni. Già in seguito al suo decesso, un’inchiesta portò alla luce il legame tra la sua morte e l’abitudine a colpire di testa i pesanti palloni dell’epoca. L’ex nazionale inglese, soprannominato “the King”, era famoso proprio per la sua straordinaria capacità aerea. Uno studio del 2014, realizzato dall’Università di Toronto, ribadì poi la possibilità che i ripetuti colpi di testa fossero alla base dei traumi cranici riportati da Astle, degenerati successivamente in demenza.

Jeff Astle, l'ex West Brom e Notts County morto nel 2002: secondo gli studiosi, alla base dei suoi letali traumi cranici ci sarebbero propri gli effetti dei suoi ripetuti colpi di testa

Il lavoro dell’Università di Stirling ha quindi riportato alla ribalta l’argomento “colpi di testa e cervello”. Secondo l’ex numero uno della Football Association, Gordon Smith, la Scozia dovrebbe valutare l’ipotesi di “vietare” i colpi di testa ai bambini delle categorie giovanili inferiori: 

Dovremmo prendere in esame questo scenario per i giocatori entro una certa età, provando magari a scoraggiare un gioco prevalentemente aereo, proprio per evitare che ci possano essere effetti indesiderati sui più piccoli.

BBC.com
Gordon Smith, ex numero uno della FA scozzese

Se vi sembra una proposta campata in aria, sappiate che una proposta simile è già stata recepita lo scorso anno dalla Federcalcio statunitense: gioco aereo proibito fino ai 10 anni di età, per quanto riguarda le accademie federali e i vivai delle società di MLS, e sconsigliato per le altre società fuori dal controllo diretto della Federazione. Una riforma nata in seguito alla class action intrapresa da genitori preoccupati per l’incolumità dei propri figli.

Lo stesso Gordon Smith, che nella sua carriera di calciatore ha vestito le maglie dei Rangers e del Manchester City, non si fa però problemi ad ammetterlo:

Se potessi scegliere se giocare di nuovo, con la possibilità che colpire il pallone di testa abbia delle conseguenze, lo farei di certo. È stata la cosa che ho voluto più di tutte nella mia vita.

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