Real Madrid, Ancelotti: "A Ronaldo lasciavo scegliere dove giocare"

L'allenatore del Bayern Monaco rivela un particolare dei suoi trascorsi a Madrid: "Prima di fare la formazione chiedevo a Cristiano dove preferisse stare".

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In un momento in cui Cristiano Ronaldo viene fischiato dai suoi stessi tifosi e accusato di troppo egoismo, c'è chi come Carlo Ancelotti va controcorrente e si schiera senza alcun dubbio dalla parte del campione portoghese, con il quale ha lavorato nella sua esperienza al Real Madrid. L'attuale allenatore del Bayern Monaco non ha alcun problema ad ammettere che con CR7 c'era un rapporto diverso rispetto agli altri calciatori e a che a lui destinava un'attenzione diversa.

Prima CR7, poi gli altri

L'uomo che ha consentito alle Merengues di conquistare la storica Décima, ha infatti spiegato al Daily Mail che prima di schierare il resto della squadra si consultava con il lusitano, chiedendogli in quale posizione volesse giocare:

Nel Real Madrid Ronaldo era il giocatore più importante e io lo ascoltavo per capire dove preferisse giocare. Successivamente tentavo di adattarmi alle sue preferenze. Non è stato poi così difficile farlo, perché lui mi disse che si trovava più a suo agio da esterno sinistro e per completare il tridente potevo contare su un centravanti eccezionale come Benzema e un campione come Bale a destra. Era perfetto.

"Troppo buono? No, grazie"

Proprio in riferimento a questo suo rapporto, a tratti "troppo benevolo", con i giocatori di cui viene accusato in Bundesliga, Carlo Ancelotti ha voluto precisare che non tutto è come sembra:

Dopo il pareggio con l'Eintracht Francoforte tutti i miei giocatori sono rimasti sorpresi nel vedermi arrabbiato e sentirmi urlare. Gli ho spiegato che non dovevano cadere dalle nuvole, perché quando penso che le cose vadano male devo essere duro. Non è il mio stile, non potrei mai essere sempre così perché penso che non sia il metodo giusto. Il rapporto con un tecnico è quotidiano ed è giusto mostrare il proprio carattere, non si può mentire ai giocatori. Questo è il mio stile, ma è chiaro che se c'è una ragione si debba essere anche duri.

La chiamata dell'Italia

Il tecnico 57enne ha poi rivelato di aver ricevuto una chiamata dall'Italia, ma di non sentirsi ancora pronto per un'avventura alla guida di una Nazionale:

Mi è stato chiesto di diventare ct azzurro, ma non è il momento giusto. Di solito rimango per due anni in un club, così come ho fatto al Chelsea. Al Paris Saint-Germain sono rimasto invece un anno e mezzo, poi di nuovo due anni al Real Madrid. Qui al Bayern Monaco mi piacerebbe restare un po' di più.

La nazionale azzurra può ancora aspettare...

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