TOP&FLOP - Tra giovani promesse e allenatori nel pallone

Dalla favola di Locatelli alla panchina traballante di De Boer, senza dimenticare il miracolo Nizza e l'umiliazione del Manchester United. Ecco promossi e bocciati del weekend.

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I giovani trascinano, i vecchi si arenano. Settimana Loca grazie al gioiello milanista che riapre il campionato: seconda sconfitta a San Siro per la Juventus. Mentre dall'altra parte di Milano la panchina di De Boer continua a tremare, il panettone sembra lontanissimo. Anche all'esterno i temi si sprecano: in Inghilterra il Liverpool torna a volare, mentre Mourinho viene umiliato da Conte. E in Francia la favola del Nizza non si arresta, anche senza Mario Balotelli.

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Piccoli Locatelli crescono

È iniziato tutto con i messaggi di cordoglio per l'ennesimo infortunio di Montolivo. Montella si è girato verso la panchina: "Alzati ragazzino, tocca a te". Manuel non si fa troppi problemi, è da qualche mese che aspetta la sua chance. La sceneggiatura è scritta: stadio San Siro, nona giornata di campionato, c'è Milan-Juve. Al 20' secondo tempo riceve al limite dell'area, mira e calcia più forte che può. Il pallone bacia la traversa ed entra in gol, Buffon è battuto. Chi? Buffon, il portiere in lizza per il Pallone d'oro. Proprio lui, il più grande di tutti. La Serie A sta diventando un paese per giovani... Locatelli

Nel segno di Sadio Mané 

In molti l'hanno giudicata una follia. Spendere 40 milioni per Mané è stato un azzardo, probabile. Ma se il Liverpool è tornato in testa alla Premier League dopo anni di anonimato, il merito è proprio del senegalese. Un gol e un assist nella vittoria dei Reds contro il WBA. Contropiede di Coutinho, palla per Firmino che serve Mané sul secondo palo: tiro al volo e rete che si gonfia. Bravo anche nello sfruttare l'errore del portiere avversario, regalare palla al talento brasiliano, che raddoppia con un destro sul primo palo. Anche grazie a Sadio, ad Anfield si respira aria d'alta quota.

La tris di Pléa

Trasferta complicata per il Nizza al Saint-Symphorien di Metz. Ancor di più considerando l'assenza del nuovo idolo della Costa Azzurra: monsieur Mario Balotelli. Tocca a Alassane Pléa prendere il suo posto al centro dell'attacco: francese di origini maliane, cresciuto nelle giovanili dell'OGCN, e tornato alla base dopo non aver trovato fortuna tra Lione e Auxerre. Buoni dote fisiche, discreta velocità. Ma non si può certo parlare di un bomber: prima di ieri, aveva segnato appena 12 reti in 61 partite. Quest'anno però a Nizza c'è voglia di sognare. E - si sa - i sogni son desideri. Quello di Alassane è di regalare la vittoria alla sua squadra e ci riesce con una tripletta destinata ad entrare nella storia del club (4-2 il risultato finale). La squadra di Favre allunga ancora sul PSG (+6), fermato dal Marsiglia, e mantiene inalterato il distacco sul Monaco (+4). 

Flop

De Boer chi?

Ormai il dubbio viene. Ma non è che quello seduto sulla panchina nerazzurra sia Ronald De Boer, il gemello di Frank? Una sorta di 'The Prestige' calcistico, con due fratelli che si scambiano il ruolo: l'allenatore bravo è rimasto in Olanda e continua a seguire le gesta del suo Ajax dietro le quinte, mentre l'altro sta facendo colare a picco l'Inter. Troppo brutta per essere vera quella vista contro l'Atalanta. Senza idee, senza gioco, senza Banega. E tra poco anche senza il suo tecnico. Si complica sempre di più il percorso che porta De Boer al panettone, molto probabilmente tornerà ad assaporare il Kerststol, il dolce natalizio olandese per eccellenza. Goodbye Frank.

De Gea e i suoi fratelli

Un incubo. Difficile trovare un termine migliore per descrivere la difesa del Manchester United nel match contro il Chelsea. L'uscita a vuoto di De Gea sul gol che sblocca la partita è solo il preludio di un pomeriggio di ordinaria follia. Poi il calcio d'angolo che porta al raddoppio di Cahill: un cimitero di maglie rosse, con il centrale libero di colpire a rete. Hazard prima e Kanté poi entrano nel burro, con Smalling peggiore in campo a fine partita. Poi le polemiche con il botta e risposta tra Mourinho e Conte, le prese in giro sui social e il paragone tra Pogba e l'ex centrocampista del Leicester. Alto la metà, pagato meno di un terzo e che rende il doppio di Paul.

Gabbiadini c'è ma non si vede

Triste o felice, arrabbiato o tranquillo, affamato o assonnato. Manolo ha sempre la stessa espressione: quella da bravo ragazzo. Difficile pensare che possa commettere un fallo di reazione. E invece all'Ezio Scida succede anche questo: Ferrari e Gabbiadini arrivano a contatto come due amanti focosi, poi l'attaccante del Napoli rifila una tacchettata al difensore rossoblù e viene espulso dopo appena mezz'ora. Per sua fortuna gli azzurri portano a casa il risultato e basta un messaggio di scuse su WhatsApp per fare pace con i compagni. C'è solo un problema: da quando Milik si è infortunato, Gabbiadini c'è ma non si vede. Contro la Roma è un fantasma, contro il Crotone si fa espellere. Sarri mastica sempre più amaro. Sbrigati Arek.

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