NBA 2016/17: la Eastern Conference, nel segno di King LeBron James

Manca davvero poco all'inizio della nuova stagione di NBA. I Cleveland Cavaliers sono pronti a difendere il titolo, ma ripetersi non sarà un gioco da ragazzi.

LeBron James, 31 anni.

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Partiamo proprio dai campioni in carica. I Cleveland Cavaliers hanno conquistato un titolo incredibile lo scorso anno, sovvertendo ogni pronostico durante le finals: sotto 3-1 contro gli inarrestabili Warriors, hanno rimontato fino al 3-4, trascinati da un sontuoso LeBron James, protagonista del campionato dei Cavs e premiato per la quarta volta nella sua carriera MVP delle Finals. La straordinarietà di questa squadra, che sarà a tutti gli effetti la prima potenza di questa Eastern Conference, non sta certamente soltanto nella presenza del King, ma senza dubbio quelle lettere e quel numero sulla maglia, il 23, influiscono non poco sulla stagione dei campioni. LeBron è ancora il vero e proprio ago della bilancia. Ci si aspetta ovviamente un accesso ai Playoff senza alcun tipo di problema, quello che invece sarebbe ben notevole è un approdo alle Finals per il terzo anno consecutivo, sulla scia di quanto fatto dai Miami Heat per quattro stagioni di fila dal 2010 al 2014 (e guarda caso, c'era sempre LeBron). 

Lo scorso anno subito dietro ai Cavs si sono piazzati i Toronto Raptors, realtà in grande crescita nel panorama NBA. Scelte dirigenziali azzeccate e tanta voglia di imporsi in grande stile, la stagione passata ha mostrato i pregi e i difetti di questa squadra, che ha confermato il suo gioiello DeMar DeRozan (con un contratto a cifre stellari) e che ha rincalzato il roster con buoni innesti. Dal Canada potranno arrivare insidie per i Cavs, così come potrebbero arrivare da Boston: i Celtics stanno tornando, un processo lungo e tortuoso che sembra essere arrivato ad un punto di svolta. La squadra di Brad Stevens è più completa, e avrà altri due anni di prime scelte nei draft, quindi potrà ancora migliorare. L'arrivo di Al Horford e il suo impatto con la maglia della squadra più vincente della storia dell'NBA saranno dei fattori chiave.

Isaiah Thomas, playmaker dei Boston Celtics.

Attenzione al mercato degli Indiana Pacers. Questa può essere davvero l'outsider della conference grazie a scelte concrete e mirate, che hanno visto l'addio di George e Solomon Hill ma l'approdo ad Indianapolis di Teague, Jefferson, Aaron Brooks e Ty Lawson dai Kings. Un mercato ben guidato va di pari passo ad una struttura già buona di per sé. Stella indiscussa del roster è Paul George, senza dubbi uno dei migliori giocatori dell'intera NBA. I Pacers possono insidiare più di un avversario, ne sono all'altezza e con un head coach esperto come Nate McMillan potranno creare qualche difficoltà ai favoriti.

Anche se qualche gradino più in basso, non sono da sottovalutare i Detroit Pistons di Van Gundy. I Pistons devono prendere tutto ciò che di buono c'è stato nella scorsa stagione ed affiancarlo ad una ragionata struttura che ha previsto l'arrivo di più di qualche ricambio: Leuer, Marjanovic e Ish Smith, che ha fatto davvero bene nella pre-season, potranno dare man forte alla formazione titolare. In quest'ultima spicca ovviamente Andre Drummond, il maggiore talento del roster.

Andre Drummond, 23 anni.

Dal Michigan alla Georgia. In casa Atlanta l'umore è alto nonostante la partenza di Teague e Horford; gli acquisti di Humphries, Delaney e soprattutto Dwight Howard non hanno minato le fondamenta degli Hawks, pronti a ripetersi nuovamente e arrivare ai Playoff per il decimo anno consecutivo. I tifosi si aspettano nuovi miglioramenti, e sperano sia la stagione giusta per vedere la tanto attesa esplosione di Shroder.

Vanno a braccetto invece formazioni come quelle di Charlotte e Washington. Andamento irregolare nella regular season, qualche buona prestazione nella pre-season alternata a diverse battute d'arresto. Gli Hornets hanno perso due fulcri come Jefferson e Jeremy Lin, ma il mercato ha portato nuove forze tra cui il "nostro" Marco Belinelli che ha chiuso la sua esperienza di un anno a Sacramento. Sarà interessante vedere l'italiano con la maglia degli Hornets, l'impressione è che possa essere un uomo importante per il coach Steve Clifford. Per Washington, che baserà gran parte delle sue potenzialità sull'estro di John Wall e Beal le cose non saranno diverse: sarà una lotta agguerrita per agguantare un settimo o un ottavo posto nella conference per raggiungere i Playoff.

Marco Belinelli con la maglia della nazionale italiana.

Da tenere d'occhio i Chicago Bulls, che rivoluzionano il roster con gli addii di bandiere come Noah e Derrick Rose (entrambi in direzione New York, sponda Knicks) ma che accolgono Dwyane Wade. Attenzione alla formazione di Hoiberg, piena di estro e di giovani: i risultati potrebbero arrivare in futuro, ma il giusto mix tra esperienza e freschezza potrebbe dare i suoi frutti già in queste prime battute di stagione. Chi invece probabilmente non avrà troppi problemi ad arrivare ai playoff è Milwaukee, che a quanto pare punterà tutto su una delle migliori promesse della NBA, Antetokounmpo.

Nella East Coast non sembra essere rosea la situazione di New York. I Knicks vengono da un deludente tredicesimo posto nella conference della passata stagione, avanti proprio ai cugini di Brooklyn, i Nets. Entrambe hanno bisogno di nuova linfa, e soprattutto di una corretta e studiata idea di squadra: manca un vero e proprio concetto unitario, le squadre sono più degli insiemi di cestisti che veri e propri gruppi ben assortiti. Sarà compito dei rispettivi allenatori dare forma a due realtà competitive, e migliorare possibilmente le pessime prestazioni passate. Sicuramente i Knicks hanno speranze più elevate, vista la qualità mostrata nella pre-season (soprattutto da Porzingis e Jennings) e la quantità di giocatori presente nel roster che dà senza dubbio più possibilità di ricambio e di scelta. I tifosi dei Nets invece ripongono le loro speranze nel neo acquisto Jeremy Lin, sicuramente un arrivo importante che può fare la differenza all'interno di un team in crisi.

Altra squadra in grande difficoltà è Philadelphia. In estate sono arrivati diversi innesti, ma tutto ciò non potrebbe bastare per migliorare il clamoroso ultimo posto dello scorso anno. I Sixers devono comunque ripartire in qualche modo, e certamente portare in città giocatori come Dario Saric, Ben Simmons (senza dubbio futuro talento della NBA ma, per ora, infortunato) e Timothè Luwawu. Sulla giovane guardia francese ci sono grandissime aspettative, forse anche troppe per un ragazzo di 21 anni chiamato già a fare la differenza in una situazione per altro non così serena.

Sensazioni non meravigliose ma per lo meno più positive invece quelle in casa Orlando: i Magic non hanno centrato i Playoff lo scorso anno, proveranno a riuscire in quella che sembra un'impresa attraverso la valorizzazione e, forse, definitiva consacrazione di Aaron Gordon. A Miami invece è tempo di cambiare: Dwyane Wade e Chris Bosh lasciano gli Heat, difficili da rimpiazzare, difficili da dimenticare. L'uno a Chicago e l'altro ancora legato alla squadra ma solo formalmente, mentre la società rivoluziona il roster che lo scorso anno ha raggiunto le semifinali di conference contro Toronto. Miami farà molta fatica a ripetersi, il presidente Pat Riley non ha gestito al meglio la situazione in estate e probabilmente durante la regular season ne vedremo le conseguenze.

I primi appuntamenti della nuova stagione

Vale la pena rimanere svegli tutta la notte per non perdere il match d'apertura della nuova stagione: i Cavaliers campioni in carica ospitano i New York Knicks nella notte tra mercoledì 26 ottobre e giovedì 27. Subito dopo, precisamente alle 4:30 del mattino, un incontro che si preannuncia straordinario: gli Spurs in trasferta ad Oakland contro i Golden State Warriors. Prime scintille tra le due potenze della Western Conference, che analizzeremo nei prossimi giorni, ma rimanendo nella costa est interessante sarà senza dubbio l'esordio dei Celtics contro i Nets e, soprattutto, il bel faccia a faccia tra Detroit e Toronto (nella notte tra giovedì e venerdì).

DeMar Darnell DeRozan, 27 anni.

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