Legenden der Bundesliga, la storia di Wolfi Weber: l'eroe sfortunato

Pur avendo vinto due volte la Bundesliga col Colonia, Wolgang Weber viene ricordato per due sconfitte: col Liverpool nel 1965 e con l'Inghilterra nei Mondiali del 1966.

Ha vinto due volte la Bundesliga col Colonia, eppure Weber è ricordato per le sconfitte.

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Non era gol. Bastano tre parole per descriverlo, riassumerlo. Bastano per dire tutto ciò che c’è da dire. Ci si potrebbe anche alzare, andarsene, chiudere la porta e chiuderla a doppia mandata. 50 anni fa ci fu lo scandalo di Wembley. L’eterna discussione. Gol o non gol? Wolfgang Weber ha bisogno di sette parole per esprimere la sua verità:

La palla non aveva superato la linea.

Le ripete in continuazione, da 50 anni. Sarebbe però riduttivo fermarsi a questo commento. Non sarebbe giusto nemmeno per lo stesso Weber, che ha molto più da raccontare. Finale dei mondiali del 1966, gli unici vinti dall’Inghilterra, che giocava in casa. Al 90’ il risultato è fermo sul 2-2. I tedeschi hanno pareggiato all’ultimo secondo proprio con Weber. Lui però di mestiere fa il difensore, e sarà il testimone oculare più vicino alla porta quando, alla fine del primo tempo supplementare, il tiro dell’inglese Hurst sbatte sulla traversa e rimbalza sulla linea. Al di qua o al di là? La discussione dura da 50 anni. Weber fu il primo ad arrivare sul pallone, fu lui a spazzare la palla e mandarla subito in angolo. Inutilmente perché l’arbitro diede il gol e l’Inghilterra divenne campione. Per questo però da tutta la vita a Wolfgang viene posta una domanda. Era gol o no? Lui odia essere sminuito e ricordato solo per questo.

Il personaggio

Weber col suo gol al 90’ poteva diventare l’eroe nazionale. Un difensore che decide un Mondiale. Come Grosso, come Materazzi. Sarebbe diventato immortale. Invece è solo un testimone oculare. Lui sa se la palla era dentro o fuori. Lui era lì, era il più vicino.

Eravamo distrutti. Nessuno poteva consolarci. Ci sentivamo derubati. Ci avevano scippato il titolo più importante di tutti. Ed eravamo impotenti, non potevamo farci nulla.

Weber racconta spesso la storia della sua vita, e non solo di quella finale, seduto nel salone del proprio appartamento a Colonia, nel quartiere di Porz, al sud della città. Il Reno scorre sotto il suo balcone in direzione Duomo. Qui Weber è cresciuto, qui vive da anni, qui vuole vivere per sempre. Ancora oggi si fa 20 chilometri di bicicletta al giorno. Sempre sul Lungo-Reno. Vuole respirare l’atmosfera di quella meravigliosa città. Una volta a settimana va perfino a pulire il parco giochi. Non lo fa per i soldi, ma vuole tenere pulita la zona. Weber per i tifosi del Colonia, specie quelli meno giovani, è semplicemente un mito. Una leggenda. Anche per la sua umiltà.

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L’eroe sfortunato

Weber è uno di quei personaggi che rappresenta il calcio di una volta, quello che si amava di più. Ha giocato tutta la carriera solo con una maglia addosso. Quella del Colonia. Con il quale ha vinto due volte la Bundesliga e tre coppe. Ma lui viene ricordato per cose molto più tristi. La finale del Mondiale appunto. Ma anche altro. Lui c’era quando il Colonia nel 1965 giocò i quarti di finale di Coppa Uefa col Liverpool. L’andata finì in pareggio. Il ritorno finì in pareggio. Si giocò lo spareggio su campo neutro a Rotterdam. Al 90’ finì ancora in pareggio. Pareggio anche alla fine dei supplementari. I rigori all’epoca non esistevano ancora. Si decise tutto col lancio della monetina.

Wolfgang Weber con la maglia bianca della Germania

L’arbitro la lanciò in aria, questa cadde e si incastrò nel terreno senza cadere né da una parte né dall’altra. Ancora un pareggio. Ancora un lancio, e il destino diede ragione al Liverpool. Ma in questa storia Weber non ha affatto un ruolo marginale. Anzi. Quel giorno Weber si era fatto male durante il primo tempo regolamentare. Le sostituzioni però non erano ancora consentite. O si stringevano i denti oppure si lasciavano i compagni in 10. Weber decise di mettere il proprio corpo sotto prova. A fine primo tempo salì su un tavolino nello spogliatoio. Voleva saltare da lì. Se avesse sopportato il dolore avrebbe continuato a giocare, altrimenti no. Saltò, le lacrime gli scorrevano dagli occhi, ma stava in piedi. Decise di restare in campo. Alla fine della partita, quando la monetina, al secondo lancio, diede ragione al Liverpool, Weber andò in ospedale. Aveva il perone rotto. Aveva giocato circa 100 minuti in quelle condizioni.

Wolfgang Weber
Wolfgang Weber firma autografi ai tifosi della Germania

Stette fermo per 5 mesi. Se andate a casa di Weber trovate le foto che che documentano tutte queste storie, tutta la sua carriera, tutta la sua vita. Se glielo chiedete può anche mostrarvi una foto molto particolare. È della finale del 1966. È in formato maxi. Su quell’immagine, che custodisce con gelosia in un cassetto della propria scrivania, la palla è così grande che si riconosce ogni singolo pixel. Si vede anche la linea di porta. Ed è evidente. Non era gol.

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