E Mourinho sfidò gli "dei": "Ibrahimovic e Pogba non sono intoccabili"

Il tecnico del Manchester United dice che nessuno è sicuro del posto, ma i numeri raccontano una realtà diversa. Di certo negli "untouchables" non c'è Wayne Rooney.

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Proprio José Mourinho, più di un decennio fa, aveva descritto il particolare status di calciatore "untouchable". All'epoca il portoghese allenava il Chelsea e definiva così quel tipo di giocatori a cui non avrebbe mai rinunciato. Praticamente si trattava di 9/11 della formazione titolare, un blocco dal quale Mou non poteva prescindere: Essien, Makelele, Frank Lampard, John Terry, Ricardo Carvalho, Ashley Cole, Didier Drogba, Michael Ballack e Petr Cech, eccoli gli intoccabili di quella stagione. Rispetto ad allora, però, sembra che lo Special One abbia modificato il suo modo di pensare, o quantomeno lo ha adattato a un nuovo contesto. Nel suo Manchester United, infatti, Mourinho assicura che non esistono giocatori "untouchables".

"Nessun intoccabile"

Lo fa alla vigilia della partita di Europa League contro il Fenerbahce all'Old Trafford, spiegando come nemmeno due campioni come Zlatan Ibrahimovic e Paul Pogba possano ritenersi certi del posto da titolare. Prima di approfondire l'argomento Mourinho ha comunque incensato lo svedese:

Sono molto felice, ci sta dando esattamente quello che ci aspettavamo da lui. È stato bellissimo ritrovarlo dopo 5-6 anni (dall'esperienza insieme all'Inter, ndr) con la stessa identica ambizione, passione e voglia di giocare, di competere. È davvero in forma e sempre pronto per giocare. Inoltre non potrei essere più felice per quanto stia influenzando lo spogliatoio: ovviamente uno come lui è un esempio al quale guardano i giocatori più giovani. 

Dopo la doverosa premessa, però, l'allenatore lascia intendere che nemmeno un campione come lui, così come Pogba, possa essere considerato un "untouchable" così come lo erano i suoi giocatori del Chelsea.

No, quello era un discorso che valeva 11 anni fa. Ora è diversa la Premier League, così come la situazione generale. Quel Chelsea era probabilmente la miglior squadra in assoluto, era tutta un'altra storia. Nessuno oggi è intoccabile. Nella nostra squadra lo deve essere lo spirito, l'orgoglio, l'impegno per il club, il rispetto per i tifosi. Questi aspetti devono essere intoccabili, non i giocatori.

I numeri dicono altro

Parole da leader, che però lasciano qualche dubbio. Già, perché almeno fino a questo momento non sono confermate dai fatti. Fino a oggi Ibrahimovic è il secondo giocatore più impiegato in assoluto in stagione da Mourinho con i suoi 962 minuti sui 1080 complessivi, dietro di una mezzora scarsa solamente al centrale ivoriano Eric Bailly (990). Non solo: lo svedese è anche l'unico calciatore aver giocato in tutte e 12 le partite stagionali, realizzando tra l'altro 6 gol.

E per quanto riguarda Paul Pogba la situazione cambia poco: il centrocampista francese è il quarto nella classifica di minutaggio con 810 minuti, dietro David de Gea (900) e al pari di Daley Blind. Se non possono essere definiti intoccabili, insomma, sono comunque qualcosa di molto simile.

Il malessere di Rooney

Ecco perché queste dichiarazioni possono essere viste come solo di facciata, per evitare invidie e spaccature all'interno dello spogliatoio. Neanche troppo maliziosamente possono anche essere interpretate come un messaggio indiretto verso Wayne Rooney, che per la prima volta nella sua carriera sta trovando qualche difficoltà a mantenere il posto in squadra, come spiegato dallo stesso attaccante inglese senza troppi giri di parole:

Ho giocato da titolare per tutta la mia carriera, adesso è un momento difficile per me. Devo solo continuare a lavorare e provare a farmi spazio, so che avrò le mie chance e dipenderà solo da me sfruttarle al meglio. Mi piace pensare che posso giocare ancora tutte le partite, ma ovviamente la parola finale spetta al mister e io rispetterò le sue scelte. Mi farò trovare pronto quando ci sarà bisogno di me. Di certo non mi passa per la testa di essere già a un punto della carriera in cui mi devo accontentare di 25 partite all'anno. Magari possono pensarlo gli altri, non io. Ho ancora tanti anni di calcio davanti.

La gestione dell'inglese

In questa stagione Rooney ha racimolato 692 minuti distribuiti in 11 presenze. Il problema è che quelli delle ultime 4 (Leicester, Zorya Luhansk, Stoke City e Liverpool) sono complessivamente 66, perché il tecnico portoghese lo ha sempre lasciato in panchina per poi farlo entrare solo nello spezzone finale di partita. Il motivo, Mourinho, lo aveva anticipato prima dell'esordio stagionale in Europa League contro il Feyenoord, quando l'attaccante inglese non andò nemmeno in panchina: 

Rooney non giocherà, ha bisogno di rifiatare. Voglio dargli un turno di riposo visto che ha preso parte a tutte le partite dall'inizio di questa stagione. Ha giocato anche novanta minuti con la nazionale inglese e poi tutto il derby. Lo voglio vedere fresco per le prossime partite. Nel suo ruolo ho tante alternative, ho molti giovani che scalpitano e non vedono l'ora di avere una possibilità.

A giovarne è stato il 18enne Marcus Rashford, che si è preso la maglia da titolare in attacco e l'ha sfruttata decisamente bene visto che è il secondo miglior marcatore stagionale dei Red Devils a quota 4 gol. È fermo a uno, invece, Wayne Rooney, che a differenza di Ibrahimovic e Pogba è "touchable" anche nei numeri. Ora resta da vedere se anche lo svedese e il francese rientreranno nelle logiche di turnover nelle prossime partite. La sensazione però è che Mou abbia bluffato e che, soprattutto lo status di Zlatan, sia molto vicino a quei suoi blues intoccabili di undici anni fa.

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