I 65 anni di Claudio Ranieri, il barone di Leicester

Il manager del Leicester aveva esordito nel 1986 alla Vigor Lamezia in Interregionale. Un trentennio sulle panchine di mezza Europa, fino alla Premier League vinta con le Foxes.

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Claudio Ranieri è romano vero, romano de Roma, anzi di Testaccio. Al tempo stesso, però, è un romano atipico, perlomeno secondo lo stereotipo classico, quello fra Sordi e Meo Patacca, per intenderci. Lui, nato a due passi dalla piramide Cestia, ha sempre avuto modi gentili, aria - mai la supponenza, però - da professore e un sorriso fra il timido e il bonario. Nel giorno del suo 65esimo compleanno saliamo sulla macchina del tempo e ripercorriamo la carriera del barone di Leicester. 

Carpe diem, boys!

Ne ha viste tante negli anni, Claudio, la sua mimica facciale e il suo sorriso schivo hanno subìto mutazioni, la sua espressione è sempre più vicina a quella di Robin Williams, il professor Keating de L’attimo fuggente, il film che pare il manifesto della sua prima stagione al Leicester.

Il sorriso di Robin Williams

Carpe diem. Seize the day, boys. Make your lives extraordinary - Cogliete l'attimo, ragazzi, rendete straordinaria la vostra vita

diceva Keating, visionario, ai suoi alunni. E chissà quante volte l’ha ripetuto Ranieri, con le parole e gli atteggiamenti, a Wes Morgan e Jamie Vardy fra Natale e il maggio scorso. Con quella faccia un po’ così è riuscito a rendere straordinaria la vita di un gruppo che lui stesso, nel libro di Malcom Pagani “Se vuoi provarci fallo fino in fondo”, ha definito così:

Una banda di sottovalutati, di derisi, di esclusi arrivati a toccare il cielo con un dito. Una banda di estrosi, di originali, di gente che vive come vuole, che raggiunge il campo di allenamento in treno, che non ha sposato una modella, che non conosce la dieta a zona, forse neanche il gioco a zona, che si sazia e fa festa intorno alla tavola mangiando come io non ho mai visto mangiare nessuno in vita mia.

Più sir Claudio che sor Claudio, insomma.

30 anni di panchine

Al Catanzaro Ranieri ha passato buona parte della sua carriera da calciatore. Nella foto è il primo da sinistra in piedi

Sono passati 30 anni - era il 1986 - da quando Claudio Ranieri, appese le scarpette al chiodo dopo una discreta carriera da difensore, fra Roma, Catanzaro, Catania e Palermo, è passato in pochi mesi dal campo alla panchina.

Il mondo nel 1986

  • Con l’ingresso di Spagna e Portogallo l’Unione Europea passa da 10 a 12 membri
  • Silvio Berlusconi acquista il Milan e ne diventa presidente
  • Michele Sindona muore avvelenato da un caffè al cianuro nel carcere di Voghera
  • Esplosione alla centrale nucleare di Cernobyl
  • Attentato contro Augusto Pinochet in Cile
  • A Parigi si inaugura il Museo d’Orsay
  • Scompaiono l’attore Cary Grant, lo scrittore Jorge Luis Borges e il musicista Benny Goodman
  • Ultimo concerto dal vivo dei Queen al completo
  • La Juventus vince lo scudetto numero 22, il sesto con Trapattoni
  • La Steaua Bucarest vince la Coppa dei Campioni, battendo il Barcellona in finale

Ducadam, il leggendario portiere della Steaua Bucarest nella vittoriosa finale di Coppa Campioni contro il Barcellona

  • L’Argentina è campione del mondo per la seconda volta
  • Rita Levi Montalcini vince il Nobel per la Medicina
  • I lutti nel mondo dello sport: muore a 85 anni Raimundo Orsi, campione mondiale nel 1934 con l’Italia. Scompaiono anche Adolfo Baloncieri, l’alpinista Renato Casarotto (38 anni) e il ciclista Alfredo Binda (tre volte campione del mondo).

Dalla Vigor Lamezia alla Coppa Uefa

La Vigor Lamezia del 1986. Ranieri è in piedi, quarto da sinistra

È giovanissimo Ranieri, meno di 35 anni – un’età in cui Zanetti, per dire, non aveva ancora nemmeno vinto la Champions – quando, col suo sorriso cortese, si accomoda per la prima volta sulla panchina dello stadio D’Ippolito di Lamezia. È trionfo al primo colpo: vince subito il Campionato Interregionale e porta la Vigor in C2.

È un altro calcio, un altro mondo, le vittorie valgono due punti e dopo l’allenamento i giocatori vanno tutti insieme a mangiare la pizza, altro che nutrizionisti. Ma quello è il mondo che a lui è sempre piaciuto e, anche se ora chi vince porta a casa tre punti, lui continua ad andare in pizzeria coi suoi ragazzi, anche adesso che allena e vince in Premier League, che allora nemmeno esisteva.

Ranieri ai tempi del Napoli

Dopo un campionato alla Puteolana, passa al Cagliari nel 1998. I sardi sono al secondo anno di C1, ma con Ranieri in panchina vincono la Coppa Italia di categoria e compiono il doppio salto mortale: due promozioni consecutive e nel 1990 sono già in Serie A. Condotta la squadra alla salvezza, Claudio passa al Napoli.

Dalla squadra se ne è appena andato Maradona e dalla società Luciano Moggi, ma Ranieri non fa una piega. L’ossatura, del resto è di prim’ordine, con Ciro Ferrara e Laurent Blanc davanti a Giovanni Galli, Alemao, De Agostini e Massimo Mauro in mezzo al campo, Careca e Zola in attacco. Infatti, il primo anno arriva un ottimo quarto posto e la qualificazione alla Coppa Uefa.

La sconfitta contro il Fenomeno

Alla Fiorentina Ranieri vince una Coppa Italia e una Supercoppa italiana

La stagione successiva, invece, persi Blanc e Alemao e con Careca ormai sul viale del tramonto, Claudio viene esonerato dal presidente Ferlaino che lo sostituisce con Ottavio Bianchi. Nel 1993 lo chiama la Fiorentina e per Ranieri si apre una delle pagine più belle della sua carriera. Comincia in Serie B, vince il campionato e la stagione successiva si piazza al decimo posto che, nel 1995-96, diventa terzo, a pari merito con la Lazio. Nello stesso anno Ranieri vince il suo primo trofeo: grazie alle parate di Toldo, agli assist di Rui Costa e ai gol di Batistuta si aggiudica la Coppa Italia.

La stagione successiva si apre con la conquista della Supercoppa italiana, arriva anche la semifinale di Coppa delle Coppe, dove la Viola è eliminata solo dal Barcellona di Ronaldo, nonostante l’1-1 dell’andata al Camp Nou, ma in campionato è solo nono posto. Luci e ombre che a fine stagione chiudono la sua cavalcata fiorentina, ma gli aprono le porte dell’Europa.

Le prime esperienze all’estero

A settembre 1997, infatti, gli telefona il presidente del Valencia: dopo tre turni di Liga la squadra non aveva ancora nemmeno un punto, lui aveva esonerato Valdano e voleva quel giovane tecnico italiano di cui gli avevano detto gran bene. Detto fatto, Claudio sbarca al Mestalla, arriva nono in campionato, agguanta l’Intertoto e lo vince, garantendo al Valencia la possibilità di disputare la Coppa Uefa.

Nel '98 lo chiama il Valencia

L’anno dopo va ancora meglio: quarto posto in Liga, qualificazione alla Champions League e primo trofeo all’estero. Il suo Valencia, infatti, si aggiudica la Coppa del Re, battendo in finale l’Atlético Madrid 3-0, con doppietta di Claudio Lopez e gol di Mendieta.

Da dimenticare, invece, l’esperienza successiva, proprio con i Colchoneros. A dicembre 1999 il presidentissimo Jesus Gil deve lasciare per presunti illeciti fiscali, la squadra ne risente e nel marzo successivo Ranieri rassegna le sue dimissioni nelle mani del curatore fallimentare.

La chiamata del Chelsea

Ormai, però, il suo nome è sui taccuini dei club di tutta Europa. Nel settembre del 2000, infatti, lo chiama il Chelsea. A Londra gli allenatori italiani vanno di moda e il presidente Bates spera, dopo Vialli, di spiccare il volo con Ranieri. Ma in Premier League sono gli anni d’oro di Manchester United e Arsenal che per nove stagioni consecutive si alternano al vertice, lasciando agli altri solo le briciole. Nel 2003 Bates cede il club a Roman Abramovic. Il magnate russo ha sogni di gloria e, nonostante il secondo posto in campionato e la semifinale di Champions, senza tanti complimenti lo sostituisce con José Mourinho.

Sulla panchina del Chelsea

Ma Claudio non rimane ai box, torna al Valencia a giugno 2004, vince subito la Supercoppa europea, ma a febbraio conosce un altro esonero dopo l’eliminazione dalla Coppa Uefa per mano della Steaua Bucarest.

Il ritorno in Italia

Dopo due anni sabbatici torna ad allenare in Italia, chiamato dal presidente del Parma Ghirardi. Nel febbraio 2007 la squadra è in cattive acque ma, pur con qualche difficoltà, Ranieri ottiene la salvezza e la chiamata della Juventus.

Ranieri sorridente con Del Piero. Con lui la Juventus è di nuovo in Champions League

I bianconeri si stanno ancora leccando le ferite di Calciopoli, Deschamps li ha appena riportati in Serie A e scelgono il tecnico romano per la ricostruzione. Missione compiuta: terza piazza in campionato e ritorno in Champions League. Ma qualcosa non va per il verso giusto l’anno seguente.

In Europa la Juve batte per due volte il Real Madrid e in Italia, pur con qualche alto e basso, a due giornate dal termine occupa il terzo posto, eppure il 18 maggio 2009 – con due sole partite da giocare – Ranieri viene allontanato, sostituito dal suo ex difensore ai tempi del Napoli, Ciro Ferrara. Si è detto e scritto tanto su quello che è probabilmente l’esonero più tardivo della storia del calcio, ma l’unico commento che sono riusciti a scucirgli è stato:

Sono tutte balle totali. Io comunque sono un dipendente e non vado a lamentarmi in giro.

Capito? Un dipendente. Provate a dirlo a Mourinho.

Ranieri e Mourinho, due filosofie contrapposte

Grecia, l’esperienza più buia

Il resto è storia recente, dal secondo posto con la Roma, la sua Roma finalmente, a due punti dall’Inter di Mourinho – ancora lui – dopo che per poco più di mezzora i giallorossi erano stati campioni virtuali, all’infelice esperienza nerazzurra, ultima, per ora, in terra italiana. Seguono due stagioni al Monaco con vittoria della Ligue2 e secondo posto l’anno seguente dietro a quei pigliatutto del Psg.

Perplesso e spettinato nella brutta esperienza alla guida della Nazionale greca

Nel luglio 2014 comincia quella che è senza dubbio la sua esperienza meno felice e, per fortuna, anche la più breve. Firma un biennale con la Federazione greca per guidare la Nazionale, ma a novembre viene sollevato dall’incarico dopo un pareggio e tre sconfitte, l’ultima in casa contro le Far Oer.

Leicester, miracolo di  epica ed eroismo

Quando uno tocca il fondo non è mica detto che riesca a risalire. Claudio Ranieri ce l’ha fatta. Contro ogni scetticismo e contro tutti i pregiudizi di quelli che a Leicester, un anno fa, davano la squadra per spacciata, in mano a quell’italiano che non aveva mai vinto nulla.

In punta di piedi, sir Claudio ha costruito un vero e proprio miracolo, fatto di tecnica sì, ma anche di tanta epica e tanto eroismo, il miracolo dei brutti, sporchi e cattivi che diventano forti e vincenti. Un miracolo come quello del Cagliari di Manlio Scopigno, del Verona di Saso Bagnoli, del Kaiserslautern di Otto Rehhagel o ancora del Blackburn di Kenny Dalglish.

Dalglish con la Premier vinta nel 1995 alla guida del Blackburn

Mi chiedete che cosa penso di fare con Vardy che mangia fagioli stufati e beve porto? Niente. Conosco Jamie come le mie tasche: qualche anno fa guardava il mondo attraverso i vetri appannati della sua auto di terza mano. Poi, a quasi trent'anni, ha avuto un contratto tra i professionisti e non vede alcuna ragione plausibile per fermarsi proprio adesso. A me va bene così.

Questa è la critica della ragion pura del professor Ranieri. Che anche adesso che ha vinto la Premier League mantiene i piedi ben saldi per terra. 

Noi dobbiamo salvarci. Dobbiamo dimenticarci della favola dello scorso anno e salvarci il prima possibile. 

La salvezza prima di tutto, dunque, proprio come l’anno scorso, che poi si sa come è andata.

Robin Williams nell'Attimo fuggente

Sono salito sulla cattedra perché il mondo appare diverso da quassù. Non vi ho convinti? Venite a vedere voi stessi. Coraggio! È proprio quando credete di sapere qualcosa che dovete guardarla da un'altra prospettiva

così il professore dell’Attimo fuggente incitava i suoi alunni a non accontentarsi mai. E Ranieri-Keating è stato talmente convincente che i suoi ragazzi lo hanno preso sul serio e lo hanno seguito fin lassù.

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