Gli 11 precursori (inconsapevoli) del walking football

di Simone Vacatello e Mattia Pianezzi per Crampi Sportivi

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In Inghilterra si è mossa addirittura la Football Association: il walking football sta prendendo piede (scusate) e c'è bisogno di regole chiare. Per il momento ce n'è una: almeno un piede deve sempre restare a terra, in tutte le fasi di gioco. Insomma, un elogio della lentezza. E pensare che ci sono giocatori che hanno praticato questo sport nei campionati di mezzo mondo, senza saperlo.

Portiere - Petr Cech

I più maligni tra voi penseranno che sia per quella cuffietta protettiva che ricorda tanto povera nonna quando in pieno inverno saltava il riscaldamento, invece no.  Non è neanche una questione di riflessi. Petr Cech, oltre a essere uno dei migliori portieri d’Europa è anche uno che ci mette un po’ a inseguire l’attaccante nell’uno contro uno. Un po’ perché raramente ne ha avuto bisogno, un po’ perché comunque si rischia la sciatica. Chiedere a Pippo Inzaghi

Difensore - Per Mertesacker

Ricordo che una sera d’estate giocavo a pallone sul lungomare di Ostia, con gli amici. Ero particolarmente in forma. Ne scartai uno, poi due, non mi era mai capitato in vita mia. L’ultimo provai a scartarlo spalle alla porta, ma mi scontrai contro qualcosa di fermo, inamovibile, alto. Caddi a terra e quando mi voltai vidi uno alto, biondo e longilineo. Ancora immobile col pallone ai piedi. Per Mertesacker, pensai. E invece no, era proprio un lampione.

Difensore - Daniel Van Buyten

Figlio di un wrestler belga, Van Buyten è stato un difensore senza compromessi, imponente e minaccioso. La corsa non era il suo forte, ma faceva ammenda con un gioco aereo impeccabile, una presenza fisica da maciste e una faccia da pirata delle Antille.

Mediano (d’altronde a walking football cosa ci fai con tre difensori?) - Emerson

Emerson  Ferreira da Rosa non era chiamato Puma perché fosse veloce con la corsa. Anzi, il brasiliano, con quel suo fisico da parallelepipedo, non era un grandissimo corridore. Il Puma però doveva il suo nome alla rapidità di pensiero e di intelligenza del gioco: a interdire c’era lui, a impostare c’era sempre lui. Veloce coi piedi solo quando si trattava di muovere il pallone: dagli altri a lui, da lui agli altri.

Centrocampista - Panagiotis Tachtsidis

Panagiotis è alto un metro e 93 ma ha un piede raffinato, ma purtroppo per lui vale la regola dei musicisti che volevano il flower power a Manchester nel ‘78: era nato nel decennio sbagliato. Mentre tutti gli corrono intorno come trottole impazzite scandisce i tempi del gioco coi suoi tempi. Otto maglie in sei anni in Italia, ma in genere sei sempre l’ultimo ad accorgerti del suo trasferimento. Almeno c’è qualcosa in cui Panagiotis è più veloce di te.

Centrocampista - Thiago Motta

Al centro di scorrette e ingiuste polemiche, la scorsa estate, per la sua maglia numero 10 agli Europei. Ingiuste perché chi l’ha detto che un mediano un po’ lento non possa indossare la 10? Il problema non era la 10, ma semmai il fatto che ci mettesse un’ora a indossarla.

Centrocampista - Riccardo Montolivo

Non fatevi ingannare da tutti quelli che gli vogliono male: Montolivo è un bel giocatore, forse un po’ anacronistico nel calcio iperatletico contemporaneo, ma comunque fa il suo lavoro sporco. L’anno scorso il suo lavoro oscuro è stato prezioso per il Milan, ma d’altronde l’unico modo per risolvere la crisi per alcuni pare sia trovare un capro espiatorio.

Capitano - Andrea Pirlo

Pirlo II (il mediano bianconero, non il trequartista rossonero) non ha mai fatto una vera percussione offensiva, mai superato nessuno in velocità. A guardarlo sgambettare in campo ricordava un hovercraft.  Ma d’altronde a cosa ti serve correre quando con una finta sposti la tua squadra, gli avversari e tutto il campo?

Jolly a tuttopancia - Sodinha

Ritiratosi dal calcio a soli 28 anni a causa di problemi fisici, di Sodinha resta la bella annata al Brescia e quello strano mix tutto brasiliano di tecnica sopraffina, rapidità nello stretto e con i piedi, amore per il churrasco e quel vago desiderio di panciera che ti lasciava negli occhi.

Attaccante - Cuauhtemòc Blanco

Cuauhtémoc Blanco Bravo è il più forte calciatore messicano mai esistito. Lento come pochi, sul campo compensava la presenza di un aratro alle sua spalle con dei piedi magici e con l’invenzione di un trick tutto suo (fallo tu, dai): la Cuauhtemiña. Che poi sarebbe tenere il pallone tra i piedi e saltare l’avversario; che poi, detto tra noi, sarebbe pure fallo per palla trattenuta, ma non ditelo a nessuno.

Attaccante - Peter Crouch

Peter Crouch è la quintessenza dell’attaccante fermo e stampellone. La perfetta realizzazione del mondo parallelo in cui il maggiordomo della Famiglia Addams aveva inseguito e raggiunto il suo sogno di diventare un calciatore professionista. Senza contare il fatto che se io fossi un giocatore di Walking Football non vorrei mai trovarmelo davanti perché lì sul serio sarebbe letale quanto Eto’o al top della condizione.

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