Oklahoma City Thunder: il post Durant con la voglia di restare grandi

Kevin Durant sceglie i Warriors e Donovan deve trovare un nuovo assetto con Westbrook da leader e un gruppo rinnovato. Kanter e Sabonis le possibili chiavi.

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My next chapter: I have decided that I am going to join the Golden State Warriors. (Kevin Durant, 04-07-2016)

Questo l’annuncio ufficiale di Kevin Durant sul sito Playerstribune.com riguardo la sua decisione di lasciare la squadra che ha reso grande e che lo ha reso grande. Più che una festa dell’indipendenza è stata una maledizione per i tifosi di OKC che vivono per i Thunder.
A Oklahoma City ci sono ben pochi passatempi o attrattive, la città ha ampie strade a quattro corsie prevalentemente vuote e che prendono vita solo quando in giro ci sono i Thunder. Se parli con la gente di qualsiasi argomento hanno l’incedere del bradipo di Zootropolis, ma se abbozzi l’argomento Thunder diventano i più adorabili appassionati di spicchi della terra. Alle finali 2012 ho potuto apprezzare da vicino una vera e propria follia popolare nel seguire la squadra.
Immaginatevi come un tale tessuto connettivo possa sentirsi quando gli viene tolto un perno della propria passione. Qualche reazione sconsiderata c’è stata, qualche sfottò anche, ma l’incrollabile fede per i white and blue non è cambiata ed è la stessa convinzione nella solidità e nel lavoro che anche Sam Presti predica da anni, non guardando in faccia a nessuno se c’è da scambiare Harden o Ibaka e ricostruire dopo KD.

Il tasto no panic era tranquillamente schiacciato nella sala comandi della Chesapeake Arena e il rinnovo di Russell Westbrook era l’unica cosa che contasse. Allungato di un anno l’accordo con il maschio alfa, la decisione è stata di mantenere il nucleo presente, con l’innesto di Domantas Sabonis dal draft (arrivato dalla trade con Ibaka) e puntare davvero forte su di lui. Billy Donovan e Mark Few (coach di Gonzaga da dove proviene Sabonis) hanno ottimi rapporti e non è un caso la raccomandazione per un giocatore che potrebbe sembrare una scelta rischiosa, ma che tra quattro anni potrebbe essere valutata in ben altro modo.
Nessuna offerta folle ai Dwyane Wade di turno e il tentativo pre-dipartita di KD nel prendere Horford sarebbe stata la ricetta per battere i Warriors. Con i se e i ma non si fa la storia, quindi ora bisogna plasmare il materiale a disposizione.
Le criticità sono evidenti nella mancanza di pericolosità perimetrale, se facciamo eccezione per Abrines, ma questa squadra potrebbe passare dal gioco stagnante d’isolamenti che in un certo senso doveva perseguire in passato, a una che dovrà leggere, muoversi e reagire facendo valere l’intelligenza, rispetto al talento in senso stretto.

Tutto inizia e finisce da Russell Westbrook e come lui interpreterà il ruolo di unico faro della squadra sarà semplicemente la differenza tra vittoria e sconfitta. Dovrà coinvolgere i compagni, renderli migliori e farli crescere, dovendo poi chiudere le partite con il suo talento sebbene, cifre alla mano, sia uno dei peggiori clutch player della lega tra le stelle.
Enes Kanter sarà il condottiero della second unit dal punto di vista offensivo, con l’ovvio rovescio della medaglia di doverselo vedere in difesa a proteggere un ferro che sarà piuttosto sguarnito.
L’infortunio a Cameron Payne (una Jones fracture che a OKC conoscono bene) toglie un’ulteriore opzione in alternativa a Westbrook, obbligando uno tra Singler e Morrow a fare uno step up per poter stare in campo senza penalizzare la squadra.

Il disfattismo quando perdi un giocatore come Durant, che per di più si unisce ai nemici diretti, è perlomeno fisiologico, ma come detto da Sam Presti

Io ho il compito di guardare avanti prima che lo facciano gli altri nell’interesse della mia franchigia

e sanno tutti che lui è l’uomo giusto per riportare in alto chi è stato abituato combattere per il titolo.
Come diceva un video prepartita alla Chesapeake Arena: “We’re go to work” e in una città operaia, KD o non KD, i tifosi continueranno a non sedersi ai loro posti prima che i Thunder non abbiano bucato la retina.

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