Higuita, detto El Loco: "Conoscevo il lato umano di Pablo Escobar"

In Colombia Renè Higuita è conosciuto come "il pazzo", e il colpo dello scorpione, il suo marchio di fabbrica, c'entra fino a un certo punto.

Higuita, el Loco

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Tra i più classici dei luoghi comuni, c'è quello che dice che tutti i sudamericani, e in particolare i colombiani, siano persone esuberanti, spontanee, che ballano continuamente sul limite che divide il genio dalla follia.

Anche se non è un'affermazione che si può prendere precisamente alla lettera, di esempi da fare per portare veridicità a questa tesi ce ne sarebbero tanti. Di uno in particolare ne abbiamo già parlato: la partita alla Catedràl, a cui, dietro diretto invito del Patron Pablo Escobar, vennero invitati Diego Maradona e Renè Higuita. Già, proprio il portiere colombiano più famoso al mondo. Ma che ci faceva anche lui nel carcere personale del re della cocaina?

Il famoso portiere colombiano Higuita
Higuita nel suo colpo più celebre: la mossa dello scorpione

Partiamo dall'inizio. Renè Higuita nasce a Medellin il 26 agosto 1966. La sua prima esperienza calcistica importante arriva nel 1985, tra i pali del Milionarios. Subito, Higuita dimostra di essere un portiere particolare: gioca molto con i piedi, esce dall'area e non disgusta dribblare gli avversari e avanzare scambiando il pallone con i suoi compagni. Sembra proprio che Renè, fin da ragazzo, abbia voluto incarnare l'ideale tipico del colombiano spumeggiante.

Conquista in pochissimo tempo il soprannome di El Loco, il pazzo, e non solo per la sua fantasia "sportiva", ma soprattutto per le altre scelte che ha fatto nella sua vita. Quelle che per esempio lo hanno portato a diventare amico di uno dei più grandi criminali che la storia ricordi.

Ecco dunque la risposta: che ci faceva Higuita quella notte alla Catedràl? La risposta è semplice: se per "convocare" Maradona, Pablo Escobar ha sfruttato le sue conoscenze mettendo sul piatto una cospicua somma di denaro, per Higuità invece, probabilmente è stata sufficiente una telefonata. Il signore del cartello di Medellin e il portierone dai lunghi ricci neri, si conoscevano già da molti anni, più precisamente dal 1986, anno in cui Renè indossò per la prima volta la maglia dell'Atletico Nacional, la prima squadra della città, di cui Pablo era il segreto finanziatore.

La società sportiva era un modo perfetto per riciclare buona parte del denaro sporco che ricavava con la droga. Questo, a Medellin, era un fatto risaputo. 

Higuita con l'Atletico Nacional
Higuita festeggia un goal con l'Atletico Nacional, la prima squadra di Medellin

Higuita non rifiutò la proposta di Escobar e partecipò a quella partita nella prigione personale del Patron, in cui lui e Maradona giocarono fianco a fianco con i pistoleri e i sicari del criminale. D'altronde non c'erano motivi per rifiutare: Higuita e Pablo erano amici.

Ho conosciuto capi militari, paramilitari e guerriglieri, tutti erano colombiani e li conobbi nell'intimo. Nello stesso modo, ho conosciuto anche il lato umano di Pablo Escobar, con tutte le sue difficoltà e le sue preoccupazioni.

Insomma, quella partita fu un'occasione come un'altra per divertirsi e festeggiare.

Ne cercarono altre di occasioni per stare insieme, in particolare durante il Mondiale italiano del 1990. Higuita e Escobar vennero ripresi da una telecamera nascosta nel municipio di Cocornò, mentre discutevano sul cammino della Nazionale colombiana nel torneo. Pablo promise a Renè che se la Colombia fosse riuscita a superare la fare a gironi accedendo al secondo turno, li avrebbe raggiunti in Italia per caricarli nella loro cavalcata verso un ipotetico successo. Le autorità colombiane avvertirono immediatamente sia la polizia italiana che l'FBI. Le operazioni di controllo raggiunsero il livello della spettacolarità: ogni stadio dove giocava la formazione colombiana era pieno zeppo di telecamere nascoste e tutti gli agenti erano stati allertati. La Colombia agli ottavi affrontò il Camerun (perdendo 2-1), ma probabilmente qualcuno aveva avvisato el Patron, così né Escobar né qualcuno dei suoi uomini venne avvistato in Italia.  

Higuita contro il Camerun
Higuita insegue Milla durante l'ottavo di finale Camerun - Colombia

In quel periodo, Pablo Escobar era ancora una fugura venerata a Medellin, ma quando l'eccesso di follia lo portò a compiere attentati in pieno centro città coinvolgendo centinaia di innocenti, la popolazione gli si rivoltò contro. A lui e a tutti i suoi sostenitori. 

Hguita, il sequestro e la Nazionale

Higuita negli anni a seguire pagò a caro prezzo l'amicizia con Pablo Escobar, tanto da essere escluso dalla spedizione colombiana al Mondiale americano del 1994. Ma andiamo per gradi. Nel 1993 Higuita venne coinvolto in un caso di sequestro. In quegli anni qualsiasi attività criminale era legata, direttamente o no, al boss della droga. La persona rapita era la figlia di un amico del portiere, che durante la trattativa svolse il ruolo di intermediario. Escobar pretese un riscatto di 300 mila dollari, e Higuita ne guadagnò un sesto per il suo "lavoro". Renè per il suo coinvolgimento entrò nei radar della polizia, ma non fu l'unico motivo che mise le forze dell'ordine sulle tracce del giocatore: durante le perquisizioni nelle varie dimore di Escobar, furono trovati documenti che testimoniavano il legame economico che univa i due protagonisti di questa storia. Il commento di allora delle forze dell'ordine colombiane non lascia dubbi.

Sommando le cifre, si scopre che furono molti i milioni che Higuita ricevette da Pablo Escobar

Alla vigilia di Usa '94, la situazione di Higuita precipita. Contro di lui si scatena l'odio popolare. Alcuni giornalisti mettono in discussione la sua professionalità sportiva, tacciandolo di essere stato nient'altro che l'ennesimo sgherro del Patron. Higuita prova a difendersi ma senza nessun risultato: il 4 dicembre 1993, due giorni dopo l'uccisione di Pablo Escobar, viene arrestato e recluso nel Carcere Nazionale di Bogotà per 6 mesi. Ciao ciao Mondiale.

Una vita sempre fuori dalle righe

Nel rapporto ambiguo che legava Escobar a Higuita, era chiaro che il giocatore rappresentava una risorsa importante nelle mani del Patron, un punto di contatto con i cittadini di Medellin. Ma Renè ce l'ha sempre "messa tutta" per confermare la sua fama di Loco: impossibile non citare la squalifica per positività alla cocaina del 2004, ammessa anche dallo stesso giocatore, e la partecipazione a un reality show sui cambiamenti della chirurgia estetica, per cui si operò al mento, o ancora il pugno che rifilò a un giornalista sportivo colpevole di averlo criticato.  

Hiuguita nel 2014
24 gennaio 2010: l'addio al calcio di Renè Higuita

È stato lo stesso Higuita a fare l'unico commento possibile per descrivere la sua vita fuori dalle righe. Il 24 gennaio 2010, allo stadio Atanasio Girardot, il giocatore salutò i tifosi e i colleghi presenti per festeggiare il suo addio al calcio, esordendo con queste parole:

Lo confesso: sono un povero peccatore.

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