Quando Netzer entrò in campo da solo e vinse il derby della vita

Günter Netzer è la prima popstar del calcio tedesco. Il mister non voleva farlo entrare, lui si sostituì da solo e regalò la Coppa al Borussia Moenchengladbach.

La storia di quando Günter Netzer regalò al Borussia Moenchengladbach il derby della vita.

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Molto più della partita della storia. È la partita della vita. Che un campione ha reso leggendaria. Quando due squadre della stessa città si incontrano in una finale di coppa, indipendentemente dalla competizione, per i tifosi diventa la partita del trionfo o del fallimento. In Italia ne abbiamo un esempio lampante: nel 2013 Lazio e Roma si sono sfidate in finale di Coppa Italia. La competizione meno importante, ma la partita è nella storia del derby romano. I tifosi laziali celebrarono perfino il funerale giallorosso dopo aver vinto quella sfida. E fu un incontro lento, noioso, giocato male. Trasferitevi col pensiero in Germania, a Düsseldorf per l’esattezza. È il 1973, nella finale della coppa nazionale si affrontavano Colonia e Mӧnchengladbach. Un derby, giocato nell’ultimo atto della competizione. L’incontro era già di per sé storico. Günter Netzer, simbolo del Borussia, riuscì però a renderlo fiabesco, indimenticabile, unico e irripetibile.

Il personaggio

Netzer, fra gli anni '60 e '70, era uno dei maggiori talenti tedeschi. Un conto era il calciatore, fortissimo, un altro però era il personaggio, semplicemente inimitabile. Faceva impazzire i tifosi con le giocate, le tifose col fascino. In Germania viene considerato il primo calciatore in grado di diventare una popstar. Gli vennero attribuiti diversi flirt. Alla fine si sposò con Elvira Lang, una delle fotomodelle più apprezzate dell’epoca. Prima però Günter si è divertito parecchio. Nel 1971 ha aperto una discoteca al centro di Mӧnchengladbach che divenne il locale più “in” della zona. Da Düsseldorf, Colonia, Leverkusen e dintorni i giovani per divertirsi andavano tutti al “Lovers Lane”.

Lì si trovavano calciatori, attori, cantanti e ovviamente belle donne, tante belle donne. Il tutto era gestito proprio da Netzer. Per attirare la gente Günter lasciava la sua Ferrari di fronte all’entrata, facendo intendere di essere presente, anche quando era da tutt’altra parte. Ma funzionava. Il locale era sempre pieno. Col tempo venne fatta una selezione precisa: per entrare bisognava suonare un campanello. Rainer Mumbauer, il buttafuori, osservava gli ospiti dallo spioncino e decideva se aprire o meno. E quando Günter si presentava in ritardo e fuori forma agli allenamenti nessuno fiatava. In campo era talmente determinante che andava bene anche così.

Il calciatore

In campo era fenomenale. Riuscì a rendere grande il Gladbach: mai il Borussia aveva vinto un campionato, con lui la storia cambiò immediatamente. Nel 1970 arrivò il primo titolo, nel 1971 il secondo. Il Gladbach fu così la prima squadra tedesca in grado di vincere per due anni di fila la Bundesliga. A rendere ancora più bello il tutto, il fatto che Netzer venisse dal settore giovanile del club. Dopo il suo addio la squadra restò grande ancora per qualche anno grazie ai soldi intascati dalla sua cessione, ma non è un caso che l’ultimo campionato vinto risalga comunque a quel periodo, esattamente al 1977. Günter vinse ovunque: oltre ai trofei col Borussia divenne campione del mondo nel 1974, campione di Spagna col Real Madrid e vinse anche diverse coppe (sia in Spagna che in Germania). La partita che lo ha reso leggenda però è quella del 1973 contro il Colonia. Il derby in finale di coppa. La sua ultima partita in bianconero.

La partita

Era il 23 giugno del 1973. Come detto a Düsseldorf si affrontavano Borussia Moenchengladbach e Colonia. Uno dei derby più accesi di Germania, che il caso aveva voluto si giocasse su un campo a metà strada. Pochi giorni prima della partita la bruttissima sorpresa: Günter Netzer aveva firmato col Real Madrid. I tifosi erano disperati. Se ne andava una bandiera, finiva un’epoca. E la sua avventura col Gladbach poteva perfino terminare con la sconfitta in finale contro il Colonia. Sarebbe stato drammatico. Ciò che sconvolse ancora di più però fu la decisione di mister Weisweiler, che, arrabbiato col giocatore per l’addio, lo lasciò in panchina. Non solo, la leggenda dice che il tecnico nello spogliatoio affermò:

 Se anche i tifosi mi dovessero lapidare, Netzer non giocherà.

Lo stadio era incredulo. Non poteva dire addio al proprio campione. Alla propria star. E rischiava seriamente di perdere il derby più importante di sempre. La partita venne giocata alla pari: 1-1 a fine primo tempo. I tifosi del Gladbach sapevano che Weisweiler aveva però il jolly in panchina. Bastava far entrare in campo Netzer e tutto si sarebbe risolto. Il mister però stava lì in piedi, di fronte alla panchina, dando le spalle a Günter che sconsolato guardava i compagni soffrire in campo. All’improvviso la svolta: rigore per il Gladbach. Forse Weisweiler aveva ragione, forse Netzer non serviva. Heynckes però sbagliò il rigore e i tifosi del Gladbach insorsero: chiedevano tutti l’ingresso di Netzer. Ma rimasero inascoltati. La partita finì quindi 1-1, e si andò ai supplementari.

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La svolta

Nell’intervallo fra tempi regolamentari e supplementari, Weisweiler stava dando alcune indicazioni ai suoi ragazzi, ma venne distratto dal boato del pubblico. Uno dei boati più famosi della storia del Gladbach. Günter si era alzato dalla panchina e si era levato la tuta. Poi, con assoluta calma, si rivolse al proprio mister:

Vabbè, io entro.

La scena è storica: Netzer chiese a Kulik di lasciargli il posto e, davanti ad un incredulo Weisweiler e al pubblico in estasi, mise il piede in campo per l’ultima volta con la maglia del Mӧnchengladbach addosso. Gli bastarono 45 secondi e due tocchi di palla per segnare il gol decisivo e regalare la coppa al Borussia. Quella gara, ancora oggi, viene ricordata come la partita nella quale “Netzer entrò in campo da solo”. E, per dirla alla romana, alzò la coppa in faccia ai tifosi del Colonia. Creando la propria leggenda. Perché quella era molto più della partita della storia, era la partita della vita.

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