Infortuni: un dramma per alcuni, l'occasione della vita per altri

Ecco il clan delle riserve diventate leggende per l'infortunio del titolare. Da Bergomi a Buffon, sino a Pirlo e Dida: con buona pace dei Milik e i Montolivo di turno.

Milik

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Chissà se nel proverbiale ‘manuale del calcio ’, evocato in migliaia di telecronache dal mitico José Altafini, è dedicato un capitolo su come risorgere sportivamente da un nefasto e sanguinoso infortunio. Amici, se avete questo libro, inviatelo subito ai poveri - si fa per dire - Milik e Montolivo. E tranquilli: Napoli e Milan vi rimborseranno il sovrapprezzo per questo prezioso favore.

Milik, grave infortunio in nazionale

Nei giorni passati, infatti, le qualificazioni ai Mondiali di Russia 2018 hanno lasciato terribili strascichi per diversi club. Per credere, domandare a Napoli e Milan. Già, perché la ‘sindrome da nazionale’ continua a mietere vittime illustri. E purtroppo, i bollenti referti medici sono stati spietati nei confronti di Milik e Montolivo: il polacco, uscito anzitempo nella partita contro la Danimarca, ha riportato la lesione parziale al crociato mentre il capitano rossonero è andato ko nella sfida contro la Spagna, rimediando pressoché il medesimo infortunio del collega.

Un dramma per questi due, un’unica e prodigiosa occasione per chi era offuscato dal loro potenziale. Sì, perché con un sorriso sornione camuffato da una solidarietà di comodo per gli sfortunati compagni di reparto, l’azzurro Gabbiadini e il giovanissimo Locatelli si preparano a dare battaglia e sognano di assurgere a solidi titolari delle loro rispettive squadre.

Montolivo, infortunio contro la Spagna

Se il baby ‘Loca’ ha la componente futuro dalla sua parte - vista la tenerissima età, solo 18 anni - per il centravanti bergamasco il discorso segue la falsariga di uno spartito assai diverso: ora o mai più, con buona pace di quel polacco vessato dalla malasorte. Bene, ma a Manolo manca lo spirito del guerriero. Calma: perché il consiglio è quello di aspettare l’esplosione di questo taciturno ragazzo del nord, che verosimilmente potrebbe deflagrare già nelle prossime ore. E così, almeno per 6 mesi, Milik avrà al collo il pass speciale per l’attacco azzurro, mentre Locatelli padroneggerà le chiavi del centrocampo rossonero.

Locatelli, nel meraviglioso gol al Sassuolo

L’ottimista vede opportunità in ogni pericolo, anzi: in ogni infortunio.  A insegnare le cose, come al solito, è la storia: perché diversi giocatori hanno avuto l’occasione di cambiare la loro carriera proprio in virtù dell’infortunio del titolare nel proprio ruolo. Se giocatori infortunati come Montolivo e Milik non mancheranno mai, dall’altra parte ci saranno sempre i Locatelli e i Gabbiadini della situazione,  pronti a diventare grandi a spese altrui. Alcuni, addirittura, oltre ad essere scesi in campo, a sorpresa sono diventati delle meravigliose ‘Leggende’. Volete degli esempi? Eccoli.

Buffon, quel giorno a Parma

Non solo Parma, ma il mondo intero ricorda ancora quel giorno: 19/9/1995. Semplicemente storia. Perché un bambino, Gianluigi Buffon,  a soli 17 anni, fece il suo esordio in Serie A con la maniche lunghe del Parma. Ma quale fu il motivo che fece prendere a Nevio Scala, allora allenatore dei ducali, questa ‘incosciente’ decisione? Il più semplice: Luca Bucci, il titolare della porta gialloblù, si infortunò. Così, il piccolo Gigi scavalcò Alessandro Nista nelle gerarchie e fece il suo battesimo col fuoco in una partita in casa con il Milan. Finì 0-0 e quel giorno Buffon registrò il primo clean sheet della sua magistrale carriera a cui poi ne seguirono molti altri. E in Nazionale, come esordì l’attuale capitano della Juve? Il 29 ottobre 1997 c’era Russia-Italia, qualificazione al Mondiale di Francia ’98: Pagliuca, allora portiere titolare degli Azzurri, alla mezz’ora di gioco s’infortuna, dalla panchina si alza Gigi: l’uomo della provvidenza. Buffon in quella partita fece il suo esordio con l’Italia, ma il destino aveva già tracciato la strada.

Francesco Toldo, l'eroe del'98

Toldo, quel giorno parò tutto contro l'Olanda

Sempre per Buffon, le ‘sliding doors’ continuano a scorrere. Ma nel 2000 i ruoli si invertono perché fu proprio il buon Gigi ad infortunarsi (frattura a una mano) contro la Novergia poco prima di partire per gli Europei. Nessun problema, in porta ci va quello che fino ad allora era soprannominato ‘l’eterno secondo’: Francesco Toldo. L’Italia alla fine l’Europeo lo perse in finale contro la Francia, ma quel portiere entrò comunque nella memoria di tutti i suoi tifosi. Soprattutto nella semifinale, quando Francesco fermò un muro arancione; parò l’impossibile: nel primo tempo blocca un rigore a Frank De Boer e, dopo la fine dei tempi supplementari, ai calci di rigore neutralizza i penalty di De Boer e di Paul Bosvelt.

Contro l'Olanda mi sentivo invincibile. Urlavo: "tirate, tirate, tanto prendo tutto". Ci sono gare in cui un portiere s'incazza e decide che non ce n'è per nessuno

Lo 'Zio', storia Mondiale

Beppe, entra, fa il libero…”. Basterebbe questa frase per raccontare l’incredibile caso di Giuseppe Bergomi. E se i baffi non vanno più di moda, poco importa: perché quelli dello Zio rimarranno per sempre nel cuore dell’Italia intera. Quei mustacchi, però, erano indigesti al malcapitato Rumeniggue, inerme fenomeno al cospetto dello Zio nella finale dei Mondiali del 1982. Ma la famosa finale, Beppe, non avrebbe dovuto giocarla.

Una storia senza precedenti. Giuseppe nel 1982 era un ragazzino che non aveva finito le scuole superiori, non possedeva la patente e faceva ancora la collezione delle figurine Panini. Poi, cos’altro? Beh, aveva nel curriculum 38 presenze con la maglia dell’Inter in una stagione cominciata da minorenne: scusate se è poco. Attenzione, il bello deve ancora venire: la Nazionale. In quel Mondiale giocò tre partite: quarti, semifinale e finale. Non ce ne fu per nessuno: alzò la coppa al cielo. Venne impiegato per la prima volta nella sfida contro il Brasile, subentrando alla fine del primo tempo all'infortunato Collovati. Ma è vietato godere delle disgrazie altrui, vero Beppe? Intanto,Bergomi scese in campo da titolare anche nella semifinale contro la Polonia: un problema fisico di Dino Zoff convince Bearzot a schierare un difensore in più per cautelarsi e far ripartire meglio la manovra, e la scelta ricadde ancora sul baby difensore nerazzurro. Dopodiché, Giancarlo Antognoni proprio non riuscì a recuperare per la finalissima contro i tedeschi. Bearzot allora si spremette le meningi per capire chi gettare nell’infuocata mischia. Va bene, rischiamo ancora lui: lo Zio. Detto, fatto: la storia fu scritta.

Dida, il brasiliano volante

Domenica contro il Chievo Locatelli avrà un’occasione clamorosa per mettersi in luce nel marasma della Serie A, un po’ come quella capitata ad un altro milanista nell’agosto del 2002: Nelson Dida. Christian Abbiati all’andata dei preliminari di Champions League contro lo Slovan Liberic subì un infortunio alla spalla, in campo allora entrò il nuovo portiere brasiliano. Tra parate da fenomeno e qualche ‘paperata’, Nelson riuscì a portare il Milan sul tetto d’Europa, risultando decisivo nella finale di Champions nel 2003 contro la Juventus.

Pirlo, un bresciano è meglio di un portoghese

Una visone di gioco superiore, un piede da supereroe. In una parola: Pirlo. Nel 2001 i rossoneri presero il giovane Andrea, acquistato provvisoriamente come il vice Rui Costa. Il portoghese, però, a metà stagione subì un infortunio e da gennaio il giovane bresciano giocò fisso nel centrocampo di Ancelotti, gettando così le basi per diventare il regista da Oscar che tutti abbiamo conosciuto.

Rashford, specialista in esordio con gol

Mourinho se lo gode, quel predestinato. Già, perché sono cinque i debutti da sogno del diciottenne del Manchester United. Ma andiamo con ordine. Il suo esordio tra i professionisti è datato 25 febbraio 2016, nella partita di Europa League contro il Midtjylland all’ Old Trafford, quando sostituisce nei titolarissimi Anthony Martial, infortunatosi nel riscaldamento a pochi minuti dall'inizio del match. Risultato? Doppietta e conseguente vittoria dei Red Devills. Capitolo Premier League, stessa storia: in campionato bagna il suo battesimo con un’altra stupenda doppietta, rivelandosi di nuovo decisivo nella vittoria per 3-2 contro i rivali dell’Arsenal. Ma anche nel derby di Manchester, il fenomeno paranormale si ripete: gli bastano appena 16 minuti, il tempo utile a spedire all’inferno il tanto odiato City. Ah, Marcus in un provino fu scartato dai Citizens: era troppo gracile.

Un altro fatto deve fare riflettere: Rashford ha esordito in Nazionale maggiore prima che in quella Under 21. Totale? Lo scorso 27 maggio, nel secondo tempo in un’amichevole contro l’Australia, mister Hodgson lo butta nella mischia. Passano 135 secondi: Marcus sfodera una conclusione al volo sul primo palo. Gol, tanto per cambiare.  Intanto, Southgate, l’anno scorso selezionatore dell’Under 21, fa valere i propri diritti, perché Rashford, vista l’età, deve contribuire alla causa della nazionale minore. E nella sfida contro i pari età della Norvegia al talento dello United bastano 29 minuti per alzare le mani al cielo. Seguiranno poi altre due reti:  avanti così, Marcus.

Genoa, niente Pavoletti? Ecco il Cholo Jr

Sentirete sempre più parlare di Leonardo Pavoletti, nel bene e nel male. A detta di tutti, ‘Pavoloso’ sarà il futuro centravanti di riferimento della nazionale italiana. E il Genoa se lo gode, quando può. Già, perché Leonardo sta vivendo un inizio di stagione tormentato: nella gara contro il Napoli, alla quinta giornata del campionato in corso, il classe 1988 ha patito una debilitante lesione alla coscia destra. Nessun problema, perché un ‘Cholo’ in miniatura è al servizio del Grifone. Garra, muscoli, passione e gol, cosi Giovanni Simeonefiglio dell’allenatore dell’Atletico Madrid – ha conquistato la Genova rossoblù. Pressione alta, aspettative tradite? Macché: nelle due gare, Simeone Jr ha segnato due reti decisive. Questione di DNA.

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