I 48 anni di Matt Le Tissier, la leggenda riecheggia a Southampton

Matt Le God, come veniva chiamato ai Saints, nacque il 14 ottobre del 1968. Con la maglia biancorossa collezionò oltre 400 presenze, segnando più di 150 reti.

Matt Le God

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Resistere al fascino dei grandi palcoscenici dell'Inghilterra è una scelta particolarmente difficile, soprattutto se si è attaccanti con una tecnica fuori dal comune. Allo stesso tempo, è difficile rimanere in provincia ed entrare nella storia di un club: Alan Shearer ci è riuscito a Blackburn prima e Newcastle poi, ma ha vinto una Premier League nel 1995 e ha giocato in Champions League con i Magpies. La storia di Matthew Le Tissier, invece, è ben lontana anche dai riflettori di una classifica medio-alta. Oggi, a Southampton, si festeggiano i 48 anni del giocatore più amato dai Saints.

Le Tissier
Matt Le Tissier compie 48 anni

Quella di Matt è una storia che, fin dagli inizi, guarda alla costa sud del Regno Unito. Nascere nel 1968 a Guernsey, nel bel mezzo della Manica e in un tratto più vicino alla Francia che all'Inghilterra, non lascia molto spazio all'immaginazione: lasciare l'isola è l'unica opzione. Lasciarla con un pizzico di talento, però, dà qualche possibilità in più. Le sirene di Platini non sono forti quanto quelle del The Dell e la sua nave, nel 1985, salpa verso i porti britannici. Il ragazzo di Saint Peter Port ci sa fare, lo dimostra già nel settore giovanile del Southampton. Impiega circa un anno a fare il suo esordio in prima squadra, in un'epoca di transizione dopo le glorie a cavallo tra gli anni '70 e gli anni '80 e, soprattutto, in un campionato talmente fisico da annoverare pochi esordienti prima dei vent'anni.

Le Tissier, invece, sembra essere un predestinato. Non ha ancora compiuto 18 anni quando Chris Nicholl lo lancia nella mischia della First Division. L'estate del 1986 coincide con il primo contratto da professionista: prima un'amichevole pre-campionato sul campo dell'Exeter, poi l'esordio: 30 agosto, Norwich-Southampton 4-3, ingresso nel secondo tempo al posto di Lawrence. The Dell lo accoglie ufficialmente pochi giorni dopo, il 2 settembre, in un match tra i Saints ed il Tottenham. Dopo qualche prestazione sottotono, finisce in panchina e deve attendere due mesi per mettere a segno i primi, pesantissimi gol. In Coppa di Lega c'è il Manchester United di Ron Atkinson. Matt ne fa due, il tecnico dei Red Devils viene esonerato. Un'incredibile congiunzione astrale tipica della Premier League, in un intreccio che lancia due grandi storie: la sua e quella di Sir Alex Ferguson.

Ferguson
La statua di Sir Alex Ferguson ad Old Trafford: nulla sarebbe stato possibile, senza la doppietta di Le Tissier

A fine anno farà registrare un bottino di 6 reti, inclusa la tripletta al Leicester. Southampton si gode un prospetto mai visto prima da quelle parti, fino alla stagione 1989-1990, quando diventa per tutti Matt Le God. Settimo posto in classifica, grazie a 24 gol in stagione. Non è l'unica a questi livelli, anche se il successivo passaggio da Nicholl a Branfoot lo costringe a cambiare ruolo e spostarsi sugli esterni. La vena realizzativa, ovviamente, cala a favore di una maggiore funzionalità nella manovra, ma al nuovo tecnico non basta e spesso gli preferisce Paul Moody. Proprio in procinto della classica staffetta tra i due, nell'ottobre del 1993, Le Tissier fa venire numerosi dubbi all'allenatore e altrettanti mal di testa alla difesa del Newcastle. Palla ricevuta nella metà campo dei Magpies, doppio controllo aereo e gol da cineteca.

Branfoot viene sostituito da Alan Ball, che costruisce un nuovo Southampton proprio intorno alla tecnica di Le Tissier, nuovamente punto di riferimento dei suoi e nuova freccia nell'arco della Nazionale inglese, che però non punta mai seriamente su di lui. Nonostante continui a trascinare il Southampton, né Venables né Hoddle decidono di concedergli più di qualche gettone. Si infrange così anche il sogno dei Mondiali in Francia, nonostante la prestazione superba contro la Russia. Troppo poco, alla soglia dei 30 anni, per superare nelle gerarchie Shearer e Owen.

Le Tissier Matt
Le Tissier e la Nazionale, un rapporto mai sbocciato

In realtà, la mancata convocazione non lo demoralizza più di tanto. La vita a Southampton continua, i gol e il sostegno del suo popolo non vengono mai meno. C'è anche spazio per chiudere un ciclo, quello del The Dell, ovviamente con la sua firma. Il match contro l'Arsenal del 19 maggio 2001 è l'ultimo prima del trasferimento al St. Mary's: finisce 3-2, l'ultima rete nello stadio è proprio di Matt. Un legame incredibilmente forte, come quello di Henry con Highbury, prima dell'ultima stagione con sole 5 presenze sotto la guida di Strachan.

Il nuovo allenatore non ammette eccessi, Le Tissier non è esente da colpe. Un fisico mai particolarmente tonico, un piede che compensava una corsa tutt'altro che forsennata. Eppure, oltre 440 presenze e più di 160 gol con la stessa maglia, oltre a 47 rigori segnati su 48 calciati, prima del ritiro nel 2002. Solo Mark Crossley, portiere del Nottingham Forest, gli si oppose dal dischetto nel 1993. Un amore lungo 16 anni, più forte di qualsiasi offerta dei top club e più intenso di qualunque delusione con la Nazionale. Ma soprattutto, più importante dei trofei che non ha mai sollevato, senza rimpianti.

Ho giocato nel ruolo che ho sempre sognato, probabilmente non avrei potuto farlo in un club più importante. Mi piaceva essere il grosso pesce nel piccolo stagno, quello che tutti venivano a guardare, solo per vedere se avrei combinato qualcosa di buono.

Così Matt riassume la sua carriera, in un'intervista dopo il ritiro e prima di cominciare un percorso con Sky Sports. A 48 anni, la leggenda rimane per le strade di Southampton e rispecchia un calcio ben lontano dalla Premier League di oggi. Forse meno agguerrito, ma sicuramente più romantico.

Matt Le God
Le God torna a casa, l'abbraccio del pubblico di Southampton

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