Maradona: "Messi non è più forte di Cristiano Ronaldo, e viceversa"

Chi è il più forte tra Messi e CR7? Tornerà ad allenare? Cosa pensa di Platini? Intervistato dai microfoni di Marca, El Pibe de Oro parla liberamente di calcio.

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Diego Armando Maradona è stato intervistato dal giornale sportivo spagnolo Marca. In una lunga chiacchierata, El Pibe ha parlato di calcio a tutto tondo, esprimendosi su ogni argomento, dalla FIFA a Platini, dalla voglia di allenare alla situazione di Zidane, passando per i complimenti a Simeone e l'accusa a Guardiola di non essere il vero creatore del tiki-taka. Come al solito, un'intervista a Maradona, non potrà mai essere "solo" un botta e risposta. Anche in questa occasione, il fuoriclasse argentino ha dimostrato tutto il suo amore per il calcio e il suo desiderio di essere ancora parte di questo mondo.

Maradona per Marca
Maradona intervistato da Marca

Questo, per Maradona, è un periodo meraviglioso:

Sono felice. Sono circondato da persone che amo, i miei figli e mio nipote Benjamin sono in salute. Sto in pace con tutti, con Dio, e sto diventando amico di Francesco, il nostro Papa. Per quanto riguarda il calcio, ho parlato con Infantino di ciò per cui sto combattendo da anni: il calcio è dei giocatori, non dei dirigenti.

Maradona crede fortemente nell'esigenza di avere ex calciatori ai vertici della FIFA. Persone come Boban, Trezeguet, Hugo Sanchez, sono quelle adatte, che condividono tutte lo stesso desiderio di combattere per questo sport. Diego si sente in debito con il mondo del pallone, spera che lnfantino sia dalla sua parte e che non segua l'esempio del suo predecessore, Michel Platini.

Platini non ha dato nessun contributo ai calciatori. Ha sputato nel piatto dove ha mangiato. Abbiamo perso ogni rispetto di lui, è finito. Non ci ha rappresentato, non ci ha dedicato nemmeno un minuto.

Maradona con Marca
Maradona con il famoso giornale spagnolo

Maradona ha voglia di calcio, a 360 gradi. Si vuole "sporcare" con i piani alti dei sistemi dirigenziali, ma vuole anche tornare sui campi da gioco, là dove il calcio si fa per davvero. Sono quattro anni che non si siede su una panchina, l'ultima esperienza è stata negli Emirati come allenatore dell'Al Wasl.

Ho voglia di allenare. Ma nel calcio c'è la mafia. Non si vede ma c'è. Il mondo degli allenatori non dipende dai meriti dell'uno o dell'altro, ma dagli agenti. Devi averne tanti e se non li paghi, non vai in nessun club. È così. Diciamo la verità. E io non voglio averci niente a che fare.

È lui stesso a dirlo, sarà difficile vederlo di nuovo a bordo campo:

Io ho giocato a calcio e pretendo di insegnarlo come allenatore. Per questo sono disposto a tornare, ma non trattando con questa gente. Questo carosello di allenatori che passano dal Valencia al Real, dal Barcellona al City, dal City allo United: è incredibile. Quindici anni fa un tecnico andava liberamente al Milan o a Madrid, ora lo mandano gli impresari. A Benitez è andata male al Real, ma dopo aver fallito il Newcastle gli offre tre anni di contratto. Qualcuno me lo può spiegare? È normale o qualcosa non torna?

Forse, per farsi valere anche senza l'aiuto dei procuratori, per lui ci vorrebbe un'esperienza come quella di Zidane, una grande opportunità in uno dei club in cui ha giocato.

Forse io non sono fatto per il Barcellona o per un altro grande club, però potrei avere una possibilità in una squadra e lottare per un obiettivo. Io ho già pagato il mio debito quando ero un giocatore. Però oggi pare che non basti essere stato un buon giocatore per fare l'allenatore. Per questo sono contento quando vince Zidane, perché lui capisce i giocatori, però quando perde i dirigenti dicono di lui che "è stato un buon calciatore ma non è un bravo allenatore". Per fortuna Cruyff li ha fatti fuori tutti, si è affiancato ai dirigenti e ha vinto tutto come tecnico.

Diego Armando Maradona
Maradona ha parlato di calcio a 360 gradi

Parlando di allenatori, la domanda sorge spontanea: cosa ne pensa di Simeone? Crede che si sarebbe meritato la Champions? Maradona è entusiasta del suo connazionale, il lavoro che sta svolgendo all'Atletico è fantastico, per lui prova un grande rispetto, umano prima che professionale. Si sta mantenendo ad un altissimo livello contro il Real e il Barcellona, che in fatto di giocatori si possono permettere di spendere il doppio. Ha perso due Champions, ma ha scommesso sul suo gioco. Maradona è pronto a difenderlo contro chi lo accusa di un gioco noioso, troppo statico.

E dove stanno queste squadre che vincono con un gioco allegro? Sì, l' Ajax è barbaro, ma non vince niente. Il Bayern vince tutto in Germania, ma se si allontana di 100 km, incontra molte difficoltà.

Alcune squadre spettacolari che hanno vinto però ci sono state. Guardiola non è il miglior esempio? Diego non è d'accordo.

Guardiola è un bravissimo ragazzo, però non cercate di farmi credere che il tiki-taka lo ha inventato lui. Io lo conosco bene il calcio, e so che il pioniere è stato Cruyff. 

Maradona ha sempre avuto le idee molto chiare quando si parla di calcio. Se c'è qualcuno che può permettersi di indicare chi sia il giocatore più forte al momento, questo è proprio lui. Ma, da vero esperto, sa che non è possibile dire chi sia il numero uno tra due fenomeni come Messi e Cristiano Ronaldo.

Io guardo tutte le partite della Liga. Messi e Cristiano Ronaldo sono superiori agli altri. Ronaldo mi piace perché si prende sempre la responsabilità. Io di Messi ho già parlato tanto e mi annoia ripeterlo: non ha bisogno di alzare la Coppa del Mondo per dimostrare di essere un fenomeno. Basta discuterne! Che il ragazzo non ha personalità, che non canta l'inno... Che lo lascino in pace! Il ragazzo ha tutto il diritto di lasciare la Nazionale, come ha fatto questa estate. E quando ha annunciato il suo ritorno, lo hanno criticato gli stessi di prima.

Per lui, i due campioni si equivalgono. Inutile parlare anche di chi meriterebbe di più il Pallone d'Oro di quest'anno, visto che per l'argentino non è un premio rappresentativo. L'unico esempio che porta è quello del 2014: CR7, Messi e Neuer in finale, vittoria del portoghese, ma immeritata per Maradona. Quell'anno avrebbe dovuto alzare il trofeo il numero 1 tedesco. E se a dirlo è Diego, che ai portieri non ha mai voluto bene, ci dobbiamo fidare. Così come sulla valutazione dei due giocatori più forti del mondo:

Io non posso decidere che Messi è meglio di Cristiano o viceversa. Mi incantano entrambi, li vorrei nella mia squadra perché ce la mettono sempre tutta.

Un giocatore a cui invece vuole assolutamente fare applausi è Neymar: la sua capacità di divertirsi mentre gioca è contagiosa, trasmette a tutti il piacere di questo sport. Anche dopo duecento colpi ricevuti, si alza e attacca di nuovo le difese. Maradona ne è impressionato e lo paragona ai due super campioni di Real e Barcellona, anzi forse li ha già superati. I suoi complimenti vanno anche a Luka Modric il regista del Real: la sua statura è perfetta per mantenere il controllo della palla. Llui è ovunque, si inserisce tra le linee, passa, marca, ha personalità. Anche Morata, nonostante la tenera età, gli sembra sulla buona strada, un "giovane" interessante.

Maradona con il suo libro
Maradona: tempo di verità

E per quanto riguarda i difensori? Cosa pensa dei pilastri della Nazionale spagnola, Sergio Ramos e Piquè? Nessuno dei due è l'esempio di difensore a cui Maradona è affezionato. L'argentino ricorda ancora con una certa passione gli ostici difensori anni '90, uomini come Vierchowood e Baresi, con una grandissima personalità. Diego apprezza i difensori che sanno giocare la palla, come Mascherano, ma spesso per lui esagerano nel volerla portare e nel non cercare la soluzione più semplice. Anche in questo caso, l'argentino ha una sua teoria:

Oggi si dà tanta importanza ai difensori perché non ci sono buoni attaccanti. Cristiano Ronaldo, Messi e Neymar fanno la differenza.

La sua Argentina di attaccanti ne ha tanti, ma senza Messi non riescono a dare il meglio. Devono migliorare tanto, in vista del Mondiale di Russia 2018. La favorita, per ora, potrebbe essere ancora la Spagna vista la fantasia dei suoi giocatori. L'ultima avventura di Maradona è stata letteraria: "Così vincemmo la Coppa" è il titolo del suo racconto sulla verità di Messico '86. Il libro si chiude con una domanda: "Cosa succederà dopo Messi?". A questo nessuno sa rispondere, neanche Maradona.

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