Buffon vince il Golden Foot 2016: "Bello lasciare segnali importanti"

Il portiere della Juventus è stato premiato a Montecarlo dal Principe Alberto: è il quarto italiano a vincere il prestigioso trofeo, il primo portiere della storia.

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Un trofeo che si può vincere una sola volta nella vita. Ieri mattina Gianluigi Buffon è volato a Montecarlo per ricevere il prestigioso Golden Foot, premio istituito nel 2003 per insignire il miglior giocatore over 28 che si è distinto per particolari meriti sportivi e personalità. Il portiere della Juventus ha avuto l'onore di lasciare le proprie impronte sulla Champions Promenade, una riproposizione della "Wall of Fame" hollywoodiana, sul lungomare del principato. A presentare la cerimonia il Principe Alberto II di Monaco.

Le mie impronte al #GoldenFoot

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Il capitano dei bianconeri e della Nazionale è il primo portiere della storia a vincere il Golden Foot. Prima di lui, altri tre giocatori italiani ci sono riusciti: Roberto Baggio nel 2003, Alex Del Piero nel 2007 e Francesco Totti nel 2010. La competizione quest'anno era di altissimo livello. Basta leggere i nomi degli altri candidati: Cristiano Ronaldo, Lionel Messi, Edinson Cavani, Frank Lampard, Andrea Pirlo, Wayne Rooney, Iker Casillas, Thiago Silva e Kakà.

È un piacere lasciare tracce importanti. A Montecarlo ho ricevuto sempre premi prestigiosi e spero di vincerne altri. Sono stato premiato tredici anni fa come miglior giocatore della Champions League e oggi con il Golden Foot. Sono emozionato e contento.

Buffon col Golden Foot
Buffon premiato con il Golden Foot dal Principe Alberto

Oltre i dieci candidati, erano presenti altri nomi illustri del mondo del calcio, in particolare Claudio Ranieri, Frank De Boer e i due ex balugrana Carles Puyol e Deco, inseriti nella particolare categoria delle leggende.

Oggi qui c'è una platea di personaggi importanti come Ranieri e De Boer, e altra gente che nel calcio ha fatto cose straordinarie. Gli anni scorsi ero in nomination ma non ho mai vinto, forse quest'anno ho fatto qualcosa in più per meritarlo. 

Nomi illustri al Golden Foot 2016
Tutti i premiati del Golden Foot 2016

Manca il Pallone d'Oro?

Anche in una giornata così felice, lo spettro della mancata conquista del Pallone d'Oro riappare, ma viene subito scansato:

No, non è così, se non l'ho vinto vuol dire che non l'ho meritato. Non devo scendere in campo per difendermi da certi attacchi, se ho fatto questo tipo di carriera è perchè sono molto autocritico. Non ho bisogno di sentire come mi giudicano gli altri, so da solo se posso essere soddisfatto o meno del mio lavoro.

Il tweet con cui la società torinese ha ringraziato il suo capitano, suona la stessa melodia: il valore di Buffon non si discute.

In questo lavoro bisogna accettare critiche più o meno giuste e rispondere sul campo, ed io è lì che voglio concentrarmi. Ho ancora un anno e mezzo di contratto con la Juve, ci tengo molto, e queste critiche è come se mi lanciassero una sfida. Vivo per questo e non aspettavo altro.

Alle frasi che ispirano, ai pensieri che elevano, ai silenzi che dicono più di mille parole, io ho sempre preferito le mani. Le mani che fanno. Le mani che aiutano. Le mani che si sporcano. Con le mani i neonati cercano il seno della madre. Con le mani i padri allacciano le scarpe ai figli. Da bambino guardavo le mani dei miei genitori e ricordo il lavoro, la fatica e il sacrificio. Oggi guardo le mie mani e ci vedo dentro tutti i miei sogni, realizzati e non. Con le mani si abbraccia chi si ama. Con le mani ci rialza da terra dopo essere caduti. Con le mani si scava tra le macerie dopo un terremoto. Con le mani si chiede aiuto. Ho visto mani stringersi per la gioia, mani che accolgono, mani che pregano e mani che respingono. Con queste mani, le mie mani, ho combattuto e sono diventato grande. Ho vinto e perso. Ho superato limiti e sfidato l'impossibile. Ho parato palloni e paure. Le ho tese nella continua speranza di arrivare dove gli altri si erano arresi. Ho spinto chi non aveva il coraggio di buttarsi. Ho cercato di trattenere chi voleva andar via. Io sono le mie mani. Quello che lascio qui oggi, non è l'impronta di dieci dita, ma una traccia di quello che sono, di quello che ho fatto e di quello che ancora dovrò fare. Sono onorato e orgoglioso. Emozionato e fiero. Potessi vi abbraccerei tutti, con queste mani, le mie mani.

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