Sacramento diventa la seconda squadra NBA con lo sponsor sulle maglie

La franchigia californiana ha ufficializzato l'accordo con una cooperativa agricola, e raggiunge i Sixers tra le squadre che hanno abbracciato la rivoluzione NBA.

Sacramento Kings, la stella DeMarcus Cousins

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Nella giornata di lunedì, i Sacramento Kings sono diventati la prima franchigia dell'Ovest e la seconda in assoluto nella storia dell'NBA dopo i Philadelphia 76ers, a ufficializzare la comparsa di uno sponsor sulle loro divise di gioco a partire dalla stagione 2017-18. A far capolino ad altezza del cuore di DeMarcus Cousins e compagni sarà il logo della Blue Diamond Growers, una cooperativa agricola californiana che ha nelle mandorle il suo prodotto di punta. 

La nuova sponsorizzazione sarà visibile sulle maglie dall'anno prossimo, ma già in questa annata inaugurale nel nuovo Golden 1 Center, la prima arena del mondo con certificazione LEED, il logo della Blue Diamond campeggerà sul parquet in prossimità delle panchine delle squadre. Inoltre, nei bar dell'impianto i tifosi potranno acquistare prodotti della cooperativa.

Cousins
DeMarcus Cousins, 26 anni

La rivoluzione era iniziata lo scorso aprile, quando il Board of Governors dell'NBA, dopo anni di discussioni, aveva finalmente approvato la vendita di spazi sponsorizzati di 6x6cm sulle divise di gioco delle squadre, dopo il felice esperimento effettuato durante l'All Star Game. Un destino ineluttabile, come l'aveva definito per l'occasione il commissioner Adam Silver, nel quale si era tuffata per prima una delle franchigie più nobili dell'intera lega, i Sixers, che già nel mese di maggio avevano annunciato l'accordo con StubHub, portale online per la compravendita di biglietti per eventi sportivi e non solo. Ora tocca ai Kings, e presto sarà la volta di tutte le altre 28 squadre. 

In Europa, e in particolar modo nella pallacanestro, la barricata è stata superata da decenni, a tal punto che molti club non si limitano a concedere ai brand solo pochi centimetri di stoffa, ma arrivano a concedergli la denominazione stessa delle squadre (il cosiddetto title sponsor). Almeno questo, negli States, sembra un pericolo molto lontano dal concretizzarsi. 

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