Real Madrid, Luxemburgo: "Perez mi cacciò per aver sostituito Ronaldo"

L'ex allenatore delle Merengues spiega i motivi che spinsero Florentino a interrompere il rapporto: "Mi chiese perché avessi tolto il Fenomeno contro il Getafe".

Luxemburgo e Ronaldo insieme nel Real Madrid

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Al Real Madrid non conta solo vincere, ma anche il modo in cui si ottiene la vittoria. Il popolo madridista ha il palato fine, è di quelli che non si accontentano di prendere i tre punti o collezionare trofei su trofei nella propria bacheca: si vuole divertire. Ecco perché uno tecnico come Vanderlei Luxemburgo è durato poco sulla panchina delle Merengues, appena 339 giorni per la precisione, dal 30 dicembre 2004 al 2 dicembre del 2005.

Un Real in difficoltà

Era un periodo abbastanza movimentato per il Real, basti pensare che l'ex ct del Brasile era il quinto allenatore diverso nel giro di due anni e mezzo, arrivato per sostituire Mariano García Remon su indicazione dell'allora direttore tecnico Arrigo Sacchi. A distanza di nemmeno un anno, senza titoli e con il solo secondo posto in Liga 2004/2005 dietro il Barcellona, ecco l'esonero dopo la vittoria per 1-0 sul Getafe e il quarto posto in classifica con 25 punti in 14 partite. Intervenuto nel programma "Aqui com Benja" di Fox Sports, a distanza di 12 anni Luxemburgo ha spiegato il motivo per il quale Florentino Pérez decise di esonerarlo:

Stavo facendo un buon lavoro e l'intenzione era di continuare. Ma Florentino mi licenziò dopo la partita contro il Getafe, quando vincemmo 1-0. In quella gara Beckham si fece espellere nel primo tempo e al minuto 43 della ripresa sostituii Ronaldo "Il Fenomeno". I tifosi iniziarono a contestare con i classici fazzoletti bianchi, non erano d'accordo perché amano lo spettacolo. Ma io volevo vincere.

Il confronto con Pérez

Il tecnico è entrato nel dettaglio raccontando la sua conversazione con Pérez:

Il presidente era sconvolto perché questo lo aveva messo a disagio, mi chiamò e mi disse: "Mister, perché ha sostituito Ronaldo?". Gli risposi: "L'ho tolto perché la partita era ormai finita e dovevamo portare a casa la vittoria, eravamo anche uno in meno". Lui replicò così: "Qui non è possibile farlo, bisogna dare spettacolo, i tifosi chiedono questo". E la mia risposta fu la seguente: "Signor Presidente, mi permetta di dirle una cosa. Io sono venuto qui per lavorare e vincere le partite, tentare di spodestare il Barcellona. Non sono venuto qui per chiederle un lavoro, è stato lei a venire in Brasile per mettermi sotto contratto. Se lei non è soddisfatto, allo stesso modo in cui mi ha acquistato può mandarmi via". 

Il presidente non se lo fece ripetere due volte e al suo posto promosse Juan López dal Real Madrid Castiglia. Ecco perché con il senno del poi Luxemburgo oggi si comporterebbe in modo diverso:

Probabilmente non lo rifarei. Ma è il modo in cui si è creata quella situazione ad avermi portato a rispondere così. Nessun dirigente dovrebbe avvicinarsi a un allenatore o a un giocatore quando l'adrenalina per la partita è ancora dentro.

Stoccata a Guardiola

Nel corso dell'intervista Luxemburgo ha anche parlato del tecnico del Manchester City Pep Guardiola, secondo lui un po' troppo sopravvalutato: 

Lui è più marketing che allenatore. Qual è il suo rendimento? Ha vinto titoli con il Barcellona. Ora lì c'è Fernández, Luis Fernando... Luis Enrique. E vince lo stesso. Poi Guardiola è andato al Bayern Monaco. Si prepara un anno, impara la lingua e non riesce a realizzare lo stesso lavoro. Prima di lui, un allenatore di 70 anni (Jupp Heynckes, ndr) aveva centrato il Triplete. Lui no, nonostante avesse anche una rosa migliore e più investimenti. Carlo Ancelotti è un'altra cosa, è stato campione con il Milan, con il Real Madrid. Capisci? Fanno due lavori differenti. Se vuole dimostrare di essere davvero il migliore deve vincere anche al Manchester City, come avrebbe dovuto fare anche al Bayern.

E se mai gli dovesse capitare, magari, essere un po' più diplomatico con il suo presidente.

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