Da Nesta a Milik: quando i giocatori vanno ko in Nazionale

L'attaccante del Napoli rimarrà ai box 4-5 mesi, ancora più lungo il recupero per il centrocampista rossonero. Solo gli ultime due casi di calciatori finiti ko in Nazionale.

773 condivisioni 0 commenti

di

Share

Arkadiusz Milik si è fatto male con la Polonia. Un danno non da poco per il Napoli, a breve le urla del patron Aurelio De Laurentiis si udiranno fin sopra il Vesuvio. Il presidente, sempre contrario a ‘prestare’ i propri giocatori alle rispettive Nazionali, dovrà fare i conti con un grande problema.

L’infortunio e la FIFA

Rottura parziale del legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro. Polonia-Danimarca, partita valida per le qualificazioni a Russia 2018, è costata cara a Milik. Oggi sarà in Italia, operazione prevista nelle prossime ore, stop di almeno 4 mesi. Il Napoli, che perde il suo attaccante titolare, verrà almeno risarcito dalla FIFA. Il Protection Program prevede un vero e proprio rimborso per le società che hanno un calciatore infortunatosi con la propria Nazionale.
Vanno rispettati alcuni parametri, in primis lo stop deve superare le 4 settimane. Il rimborso, che viene calcolato in base all’ingaggio del giocatore e ai giorni trascorsi lontano dai campi, non può superare i 7,5 milioni di euro. Un danno senza beffa, una magrissima consolazione per il club, che non avrà per molto tempo uno dei pilastri della formazione di Maurizio Sarri.

Ahi, la Nazionale!

Milik è solo l’ultimo caso di calciatore che va ko con la maglia del proprio paese. Basti pensare a Riccardo Montolivo, che ha alzato bandiera bianca durante Italia-Spagna e che dovrà rispettare uno stop di 5-6 mesi.
Sempre il giocatore del Milan, a ridosso del Mondiale brasiliano del 2014, si procura la rottura della tibia durante il match amichevole con l’Irlanda. Addio Coppa del Mondo, così come qualche mese fa, prima dell’Europeo in Francia. Si infortuna al polpaccio in allenamento e non recupera in tempo per la spedizione europea.

Muscoli, aiutateli

Le società tremano, non possono impedire ai propri giocatori di andare in Nazionale. E se non si rompono, al rientro appaiono comunque stanchi tra cambi di clima, aerei e jet lag. Le soste dai campionati si traducono quindi in giorni di ansia per tanti allenatori. La Juventus, per dire, ha già visto il giovane Marko Pjaca dare forfait dopo un problema accusato con la Croazia. E come dimenticare Marchisio che si fa male in allenamento e salta l'ultimo Europeo: deve ancora rientrare. Ad inizio settembre pure il Barcellona ha tremato con Lionel Messi: la Pulce accusa un’infiammazione all’adduttore durante la partita tra Argentina e Uruguay. E Luis Enrique, già preoccupato con Andrè Gomes out per un altro problema muscolare rimediato nell’incontro tra Portogallo e Gibilterra, impreca.
Si gioca tanto, il fisico chiede tregua, invece viene imbarcato su un aereo per rispondere alle convocazioni. Qualcuno è fatto di ferro, altri di cristallo. E a Josep Blatter, ex numero uno della FIFA spesso criticato, gli va riconosciuta l’idea del Protection Progam. Che non serve a placare l'ira dei presidenti di club, ma almeno evita la beffa.

I casi del passato

Qualche anno fa questa ‘assicurazione’ da parte della FIFA non esisteva. Nel 2014 la Roma si arrabbiò moltissimo per l’infortunio di Nicolas Burdisso (rottura del legamento crociato del ginocchio sinistro) durante il match tra Argentina e Colombia. E poi c'è Diego Forlan, che ai tempi all’Inter torna dal Sudamerica rotto. Nel 1998 Sergio Cragnotti, presidente della Lazio, chiede un risarcimento alla FIGC per il grave infortunio (lesione del legamento crociato anteriore) capitato a Nesta al Mondiale contro l’Austria. Niente da fare, un indennizzo arriva solo dall’assicurazione del giocatore.
Nesta a terra dopo l'infortunio contro l'Austria
Andò diversamente in Inghilterra, con la Football Association che paga al Liverpool 500mila sterile per Steven Gerrard, ko con l’Inghilterra. Senza dimenticare le minacce di una causa legale del Bayern Monaco all’Olanda per l’incidente di Robben. Casi ormai dimenticati, ma gli infortuni rimangono. D’altronde fa parte del gioco.

Share

Commenta

Ti potrebbe interessare anche:

Questo sito internet utilizza cookie tecnici e di profilazione, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza di navigazione, analizzare l’utilizzo del sito e per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Puoi saperne di più o per negare il consenso ad alcuni a tutti i cookie clicca qui Informativa sui Cookies. Chiudendo questo banner, cliccando in seguito o continuando a utilizzare il sito, acconsenti all’utilizzo dei predetti cookie.