La presa di coscienza di Zidane: "So che il Real Madrid mi licenzierà"

Il tecnico dei campioni d'Europa è consapevole che alla Casa Blanca l'allenatore paga sempre per tutti, anche quando ha appena trionfato in Champions League.

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Quattro pareggi di fila nella Liga e il bombardamento di fischi del Bernabeu al termine del match contro l'Eibar: il Real Madrid sta attraversando la prima (mezza) crisi del 2016, e Zinedine Zidane sta finalmente provando l'ebbrezza del banco degli imputati, che alla Casa Blanca è freddo, scomodo ed esposto ai fucili dei cecchini. Poco importa che la sua squadra, dopo aver conquistato l'undicesima Champions League in quel di Milano, è riuscita nell'impresa di eguagliare il record di 16 vittorie consecutive nella Liga che apparteneva al Barcellona di Guardiola: basta poco, da queste parti, per finire alla berlina, e il francese è il primo a saperlo:

Non ho paura di essere licenziato, anche perché so che prima o poi succederà. Mi godo fino in fondo il momento, ho avuto un'incredibile opportunità e sono felice di fare ciò che faccio. Mi piace il mio lavoro, che non è sempre semplice, ma voglio imparare e migliorare. Lavorare con questi grandi giocatori mi consente di apprendere qualcosa ogni giorno, e io sono totalmente concentrato alle cose di campo. La cosa che conta di più per me sono gli allenamenti, perfino più delle partite

Più che fatalismo, quello di Zizou è sano realismo, condito da una robusta memoria storica. Il francese era il faro del Real Madrid, quando nel 2003 Vicente Del Bosque, fresco vincitore della Liga, fu messo alla porta da Florentino Perez. La sua colpa? Non aver vinto la sua terza Champions League in quattro anni, dopo quelle del 2000 e del 2002, anche se per molti fu soprattutto una questione d'immagine, visto che Perez chiamò al suo posto Carlos Queiroz, elegante vice di Ferguson allo United. E Zidane era stato anche il vice di Carlo Ancelotti, altro manager licenziato brutalmente dal boss perché incapace di vincere la Champions League per due volte consecutive. 

Corsi e ricorsi storici, dunque, e Zidane, nonostante Perez l'abbia a lungo considerato un pupillo, è consapevole che al Madrid è l'allenatore a espiare le colpe di tutti. Ma il Pallone d'Oro non si scompone e tira dritto per la sua strada:

Abbiamo un gruppo eccezionale, sia quando vinciamo che quando perdiamo, sono tutte brave persone. La cosa più importante è trovare soluzioni ai problemi, e io le troverò. Non è una situazione catastrofica, anche se non dobbiamo sottovalutare nulla. Non credo sia un problema fisico, ma di approccio alla partita. È qualcosa di psicologico e dobbiamo capire cosa

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