Cuba-Stati Uniti, una storica amichevole che manca da 70 anni

Dopo quasi 70 anni, la nazionale di calcio degli Stati Uniti vola a L'Avana per affrontare Cuba in amichevole, un match dall'enorme valore storico e simbolico.

Bandiera Usa e Cuba

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Cuba-Stati Uniti non può essere una partita come le altre. La speranza è che lo diventi presto, visto che il disgelo voluto soprattutto dall'amministrazione Obama - che nel marzo scorso è diventato il primo presidente a recarsi in visita sull'isola caraibica da 88 anni a questa parte - è la premessa per la normalizzazione dei rapporti tra due nemici storici, ma per il momento l'evento mantiene i crismi dell'eccezionalità. Quella di venerdì, infatti, sarà soltanto la seconda volta negli ultimi 69 anni che la nazionale americana di calcio metterà piede a Cuba, dopo il match del 6 settembre 2008 valido per le qualificazioni ai Mondiali 2010, vinto dagli Stati Uniti per 1-0 (gol di Clint Dempsey). 

Clint Dempsey fronteggia Cuba

D'altra parte, negli ultimi otto anni sono cambiate un po' di cose. All'epoca, con l'embargo ancora pienamente operativo, ai cittadini americani era vietato viaggiare a Cuba se non per scopi umanitari o di studio, e anche in questo caso non era loro permesso spendere soldi sull'isola. In effetti, quel giorno di settembre solo cinque animosi fan a stelle e strisce, in seguito soprannominati i Cuba Cinco, riuscirono clandestinamente a raggiungere l'Estadio Pedro Marrero a L'Avana. Dalla visita di Obama in avanti, grazie all'allentamento delle restrizioni, i cittadini americani sono liberi di visitare Cuba e spendervi tutti i soldi che vogliono, a patto di dichiarare che il loro è un viaggio a scopo culturale; e in effetti un ampio contingente di tifosi è atteso a L'Avana per assistere al match.

Obama e CastroGetty
Obama e Castro assistono al match tra Tampa Bay Rays e Cuba

A riprova del grande valore politico di questa amichevole, va ricordato che si tratta del terzo evento sportivo che Cuba e Stati Uniti hanno organizzato congiuntamente nell'ultimo anno e mezzo. Nel giugno 2015, i New York Cosmos hanno affrontato e sconfitto la nazionale cubana a L'Avana, mentre lo scorso marzo, con Barack Obama e Raul Castro spettatori eccellenti, era stata la volta del baseball, con il match tra i Tampa Bay Rays e, ancora, la nazionale isolana. 

Se su sponda americana l'evento è considerato soprattutto un trionfo diplomatico, a Cuba si guarda anche a un altro fattore: affrontare gli States in casa propria impedirà ai giocatori cubani di disertare. Sin dal 1995, con l'introduzione della cosiddetta politica del "wet foot, dry foot", che essenzialmente consentiva agli esuli cubani di diventare residenti permanenti una volta messo piede sul suolo americano, oltre 30 calciatori cubani si sono rifugiati entro i confini del loro ingombrante vicino (e non parliamo degli atleti di altre discipline, baseball in primis). Almeno questa volta, non ci sarà questo rischio.

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