Un campione del mondo a FOX Sports. Höwedes: "Schalke, supera la crisi"

Il capitano dello Schalke ha ricordato il suo gol all'Inter ai quarti di finale di Champions del 2011 e ha parlato anche dell'attuale momento di crisi del club.

Dal suo gol a San Siro contro l'Inter ai giorni nostri. Benedikt Howedes si racconta a 360°

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Un capitano. Un guerriero. Un tifoso. Benedikt Höwedes per lo Schalke è tutto questo. Lui rappresenta tutto quello di cui il club va fiero. Intanto il settore giovanile. È infatti uno dei tantissimi campioni (Neuer, Draxler, Özil, Sané, solo per citarne alcuni…) usciti fuori dal loro vivaio, quella Knappenschmiede di cui il club va tanto orgoglioso. Nel 2014 è anche diventato campione del mondo, sacrificandosi da terzino sinistro. In finale, contro l’Argentina, colpì perfino un palo.

Dello Schalke è tifoso, dello Schalke è capitano. E dopo l’inizio più che stentato del club (5 sconfitte nelle prime 5 di campionato, mai così male nella storia), è stato lui a suonare la carica. Giovedì in Europa League ha segnato contro il Salisburgo, domenica in Bundesliga ha respinto gli attacchi del Borussia Moenchengladbach. Ed è arrivata la prima vittoria. “A volte ci sono momenti in cui va tutto storto. Ora dobbiamo uscire in fretta da questa situazione”, ha detto in esclusiva a Fox Sports.

Lei è l’idolo dei tifosi. Non comune per un difensore…

Lo Schalke è un grandissimo club, con tifosi eccezionali. Io so cosa significa questa società per i tifosi, perché io sono uno di loro. Faccio parte di quella gente da quando ero un bambino. Per questo so bene l’importanza che lo Schalke ha per la gente di qua

È legato a doppio filo con questo club. Si riuscirebbe a immaginare altrove?

Lo Schalke mi ha permesso di esordire e di emergere in Bundesliga, mi ha dimostrato ulteriore fiducia dandomi la fascia da capitano fin da giovanissimo. Voglio continuare a lottare per questo club e aiutarlo ad ottenere buoni risultati. Per questo recentemente ho rinnovato fino al 2020.

Höwedes
Benedikt Höwedes, 28 anni

Dopo la vittoria con il Salisburgo e quella in campionato con il Gladbach siete usciti dalla crisi?

La vittoria in Europa League è stata importante. Quella col Gladbach ci ha dato i primi punti in campionato. Ma questo deve essere solo un primo passo, dobbiamo riscattarci.

L’obiettivo dello Schalke resta l’Europa?

Al momento non ha molto senso parlarne. Dobbiamo come prima cosa uscire dalla zona retrocessione. Se le cose dovessero migliorare, come credo e spero, fra qualche mese potremmo cominciare a rialzare l’asticella e parlare di una nostra eventuale qualificazione europea. Ma prima dobbiamo uscire definitivamente da questa situazione.

Nel 2011 segnò un gol pesantissimo a San Siro contro l’Inter campione d’Europa in carica. Ricorda quella gara?

Certo, ricordo benissimo. Agli ottavi avevano battuto il Bayern, quindi eliminarli per noi è stato ancor più esaltante. Inoltre vincere 5-2 in casa dei campioni d’Europa non capita spesso. Come non è da tutti riuscire a segnare a San Siro. Fu una serata speciale. Indimenticabile.

Höwedes contrasta Milito
Höwedes contrasta Diego Milito

Che impressione le sta facendo Ancelotti?

È sicuramente un allenatore eccezionale. In carriera ha sempre vinto e col Bayern è partito benissimo conquistando un trofeo e vincendo le prime cinque di campionato. Si sentono tante cose positive su di lui, non conoscendolo personalmente però non posso avere un’opinione molto articolata…

Cosa pensa del campionato italiano?

Secondo me resta affascinante. Milan e Inter attualmente non stanno ottenendo grandi risultati, stanno attraversando una fase negativa, ma nel calcio non si può restare al top per sempre. Tutte le società prima o poi perdono qualche colpo. Ma sono sicuro che torneranno. Nonostante il calo delle milanesi, ci sono grandi squadre come la Juve e il Napoli, e anche affrontare la Roma non deve essere semplicissimo.

Höwedes, Klose, Muller e Kroos
Höwedes, Klose, Muller e Kroos durante il Mondiale in Brasile vinto dalla Germania

In Germania si discute molto dell’assenza di un vero e proprio bomber. Preoccupato?

Con l’addio di Klose la nazionale ha perso molto. Era importante per noi, anche perché era un attaccante eccezionale. Credo però sia solo una fase. Nel calcio moderno si gioca molto col finto 9, per questo ultimamente i nostri settori giovanili hanno tirato fuori meno bomber. Ma abbiamo comunque grandissimi attaccanti come Mario Gomez, Götze e Müller. Non penso ci si debba preoccupare più di tanto.

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