Premier League, Five Points: il Tottenham fa sul serio

Spurs e Gunners a caccia di Pep Guardiola, il Manchester United non decolla e il Liverpool già vola. Passi in avanti del Chelsea, al West Ham non basta Payet.

Premier League five points

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Che sia un risultato prematuro o lo specchio reale dei valori in campo, la Premier League comincia a delineare le prime gerarchie. La 7^ giornata di campionato conferma una tendenza già vista nelle scorse settimane: il centro del calcio inglese non è Manchester, nonostante le campagne faraoniche di quest'estate. Londra ha tutte le intenzioni di far sentire la sua voce, Liverpool può essere il nome nuovo. Cinque cardini riassumono un weekend ricco di spunti.

Pep
La delusione di Guardiola, City al primo ko stagionale in Premier

Tottenham e Arsenal, perché no?

La cavalcata di un Leicester in stato di grazia è ancora viva nella mente di tutti, ma in particolar modo in quella delle inseguitrici. Quest'anno c'è un'altra capolista a dettare i ritmi della Premier, anche più forte delle Foxes, ma il primo segnale vuol dire guerra: il Tottenham batte 2-0 il Manchester City dopo 6 vittorie nelle prime 6 giornate e si porta ad un solo punto dalla vetta. L'Arsenal, invece, inanella il quinto successo di fila ed è terzo a due punti da Guardiola. Gli Spurs stanno acquisendo la consapevolezza necessaria per lottare ad altissimi livelli e la prova contro i Citizens può definirsi cruciale in tal senso, ma il ventesimo anno di Wenger è un altro fattore da tenere fortemente in considerazione. I Gunners sbancano un campo complicatissimo come Burnley, noto per le difficoltà ambientali imposte da un pubblico sempre infuocato: il gol di Koscielny in pieno recupero è la dimostrazione sia di una domenica difficile, sia di un carattere che sembrava ormai sopito. Non solo le sportellate con il City dei portafogli straripanti, ma anche un eventuale St. Totteringham's Day da ripetere o da cancellare, in base agli obiettivi di Arsenal o Tottenham.

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Klopp ha cambiato la dimensione del Liverpool?

Andarci con i piedi di piombo, dopo un quarto di secolo senza Premier e, soprattutto, dopo il campionato sfumato al fotofinish nell'era Rodgers. Liverpool ha una storia che insegna, con tanti periodi trionfali ed altrettanti di magra, ma Jürgen Klopp sembra aver restituito quella credibilità che, in termini di obiettivi, i Reds faticavano ad imporre sul tavolo delle pretendenti. La vittoria in rimonta sullo Swansea ha confermato una personalità che, ancor prima delle quattro vittorie consecutive, era emersa con il pareggio sul campo del Tottenham. Le potenzialità offensive, poi, rappresentano una componente su cui non tutte le rivali possono contare: 18 gol e miglior attacco col Manchester City, Milner trasformato da uomo assist a capocannoniere della squadra con 4 reti e Lallana indispensabile al pari di Coutinho e degli attaccanti. Starà proprio al tecnico tedesco orchestrare un parco giocatori di tale caratura, lanciando anche un occhio alla difesa. Con meno gol incassati, il Liverpool può davvero invertire la rotta degli ultimi anni.

Jürgen Klopp
Quattro di fila per il Liverpool, Klopp festeggia a Swansea

Mou non decolla

Per una Manchester che mantiene la vetta a fatica, ce n'è un'altra che sembra vivere ancora il complesso di inferiorità post-Ferguson. Nemmeno Josè Mourinho è estraneo a passi falsi intollerabili per una squadra come lo United. Il pareggio di Old Trafford contro lo Stoke annulla la bella vittoria sul Leicester e fa scappare nuovamente la zona Europa. I primi segnali, in realtà, erano emersi già nel match di giovedì contro lo Zorya, vinto 1-0 con gol di Ibrahimović: l'incomprensione tra Mou ed il suo vice, Rui Faria, per le indicazioni fornite a Pogba lascia intendere la presenza di qualche difficoltà di comunicazione e gestione all'interno del sistema Red Devils. Il campionato è ancora lungo, ma i punti persi cominciano a farsi sentire e non solo per quanto riguarda un'ipotetica lotta per la Premier. E la sconfitta nel derby contro Guardiola ed i risultati altalenanti in Europa League alimentano i dubbi di un pubblico giustamente esigente.

United
Manchester United, così non va: solo 1-1 con lo Stoke

Chelsea, un piccolo passo in avanti

È vero che c'è bisogno di un rinforzo in difesa ed è altrettanto vero che la trasferta di Hull non è ampiamente indicativa del valore complessivo della squadra. Il Chelsea, però, aveva bisogno di dimenticare il doppio schiaffo ad opera di Arsenal e Liverpool: tre punti sono sempre tre punti, a prescindere dall'avversario. Il 2-0 in casa delle Tigers arriva solo nella ripresa, ma ha in un unico nome tutta la filosofia di Antonio Conte: Diego Costa è il pilastro su cui costruire la stagione dei Blues, che proveranno a rientrare in Europa dopo un anno tormentato. Lo spagnolo è capocannoniere della Premier con 6 gol, mettendosi alle spalle Aguero, Lukaku e Michail Antonio. Se bisognerà attendere il mercato invernale per bilanciare una retroguardia che, con tutti i limiti emersi nelle ultime settimane, non è ancora andata in doppia cifra per gol subiti, c'è pur sempre l'attacco a sostenere una squadra che non sarà sempre autoritaria, ma che darà filo da torcere agli avversari fino all'ultimo secondo. Un pizzico di fortuna, inoltre, potrebbe non guastare.

Diego Costa Chelsea
Sesto gol per Diego Costa, capocannoniere della Premier. Conte può sorridere

Il West Ham e Payet, due poli opposti

Come si spiega una delle squadre più intriganti della scorsa stagione, ricca di talenti e con un allenatore mai banale, sprofondare in zona retrocessione nel giro di 7 partite? Il West Ham è partito con il peggior piede possibile e nemmeno la sua stella più lucente, Dimitri Payet, riesce a risollevare la squadra da un contesto salvezza che non le appartiene. Nel pareggio dell'Olympic Stadium contro il Middlesbrough, il francese si esibisce nell'ennesima prodezza: slalom in solitaria e destro ad incrociare sull'angolino opposto. Il miglior gol del weekend, ma è un titolo che accentua ulteriormente la dicotomia tra il talento dei singoli e la posizione in classifica. Gli Hammers hanno anche il vice-capocannoniere Michail Antonio, ma sembra che Bilić non riesca ad invertire la rotta: dietro di lui sono rimaste solo Stoke e Sunderland, ma una lotta con Bournemouth, Burnley ed altre concorrenti per la permanenza in Premier non è esattamente quello che ci si attendeva alla vigilia del campionato. E qualcuno comincia a credere che la demolizione di Upton Park c'entri qualcosa...

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