Bayer show con il Gegenpressing di Schmidt e i gol del Chicharito

Il capolavoro tattico del tecnico delle Aspirine fatto di pressing e velocità. E pensare che nel 2007 era un "semplice" ingegnere automobilistico alla Benteler.

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Giù il cappello per il Bayer Leverkusen. La vittoria per 2-0 sul Borussia Dortmund non vale solo tre punti, ma rappresenta anche l'esaltazione del capolavoro tattico di Roger Schmidt, un tecnico che ha sempre offerto spettacolo ovunque sia stato e che con le "Aspirine" sta portando avanti un progetto ambizioso. L'ultima testimonianza è arrivata proprio contro la squadra di Tuchel, che nelle 9 gare precedenti aveva segnato 27 gol (media di 3 a partita) e che questa volta si è dovuta accontentare delle briciole di 4 tiri in porta e tante corse a vuoto.

Già, perché il Bayer ha interpretato la gara alla perfezione, lasciando il possesso palla ai gialloneri ma senza consentirgli di ragionare e creare occasioni. Come? Grazie al marchio di fabbrica dell'ingegner Roger Schmidt: Angriffpressing e Gegenpressing, o meglio pressing alto e fiato sul collo degli avversari subito dopo aver perso palla.

Un ingegnere prestato al calcio

E pensare che questa filosofia nasce quasi per caso. Eh sì, perché solo nel 2007 Roger Schmidt è un ex calciatore (un trequartista senza però nemmeno una presenza in Bundesliga) del Delbrücker SC, club dilettantistico del Nordrhein-Westfalen di cui diventa allenatore subito dopo aver appeso le scarpe al chiodo. Poco più di un hobby poco remunerativo, che ha dovuto associare a un lavoro vero come "semplice" ingegnere alla Benteler, storica casa automobilistica con sede a Paderborn.

Il richiamo del calcio però è troppo forte, così decide di abbandonare il posto per accettare un nuovo incarico da professionista, in quarta serie con lo Sportclub Preußen 06 e.V. Münster. Successivamente passa proprio al Paderborn in Zweite Bundesliga, piazzandosi al quinto posto a due soli punti dalla zona play-off. In quel momento viene notato dalla Red Bull, che decide di investire su di lui per avviare un progetto nel suo club di Salisburgo: Schmidt accetta con entusiasmo, ma i suoi primi risultati sono più che deludenti.

In Austria però non c'è una pressione tale da non poter aspettare e la Red Bull è ancora convinta che quell'allenatore abbia delle potenzialità, intraviste tra l'altro nel gioco divertente espresso e in quei 91 gol in 36 partite contati a fine stagione.

Quell'attesa paga, perché al secondo anno Roger sboccia definitivamente: in Austria vince la coppa e il campionato con 18 punti di vantaggio sul Rapid Vienna, 110 gol fatti e 35 subiti. Ma soprattutto si fa notare in Europa League (a seguito dell'eliminazione ai preliminari di Champions League) dopo aver vinto il suo girone e battuto l'Ajax ai sedicesimi prima di essere a sua volta sconfitto dal Basilea.

Il suo Gegenpressing si fa conoscere così oltre i confini dell'Austria e gli osservatori notano quel calcio giocato a ritmi vertiginosi, con pressing, recupero del pallone ricercato in maniera forsennata con a seguire una rapida conclusione dell'azione (l'indicazione è di non superare i 7 secondi dal momento della palla recuperata). Una filosofia affascinante, che il Bayer Leverkusen ha deciso di sposare nell'estate 2014. E in Germania si dice che siano stati sufficienti 9 secondi ai tifosi delle "Aspirine" per capire che da quel momento si sarebbero divertiti: il tempo necessario per effettuare i primi 5 passaggi e andare a segno con Karim Bellarabi nella prima partita in Bundesliga della sua storia, contro il Borussia Dortmund.

 

La sceneggiata di un anno fa

Sono sempre partite speciali, quelle di Roger Schmidt contro il Borussia Dortmund. Oltre a quella del suo esordio in Bundesliga, ce n'è un'altra che è entrata a suo modo nella storia, quella del 21 febbraio 2016, quando si rifiutò di uscire dal campo dopo l'espulsione decretata nei suoi confronti per proteste a seguito della rete di Aubameyang: la clamorosa reazione dell'arbitro Felix Zwayer di lasciare il campo e riprendere la partita solo dopo circa 10 minuti è entrata di fatto negli aneddoti più curiosi del campionato tedesco e non solo.

Un "Chicharito" da impazzire

In quel caso finì 0-1 per il Borussia Dortmund e il Bayer Leverkusen non riuscì a segnare, così come alla squadra di Schmidt era già accaduto anche nelle due sfide precedenti, sia giocando contro Thomas Tuchel che Jurgen Klopp. Qualcosa di anomalo rispetto al suo credo calcistico e di inusuale se davanti c'è un giocatore come il Javier Hernandez. Uno che con quei suoi occhi verdi che gli sono valsi il soprannome di "Chicharito" (pisellino in spagnolo), in 48 partite con la maglia rossonera ha realizzato 33 gol e servito 7 assist, con tanti saluti a Real Madrid e Manchester United che lo hanno sempre considerato solo una "riserva di lusso".

L'attaccante messicano si sta togliendo più di qualche soddisfazione in Germania e in questa stagione è partito con il piede fisso sull'acceleratore: 7 gol in 8 presenze. Gli ultimi 8 giorni in particolare, poi, sono di quelli difficili da dimenticare per la carriera di un calciatore: tra la sfida al Mainz del 24 settembre e quella al Borussia Dortmund del 1° ottobre, c'è stato pure infatti l'appuntamento in Champions League con il Monaco e in tutte e tre le partite Chicharito ha lasciato la sua firma. Tripletta in trasferta nel 3-2 a Mainz, il gol del pareggio (1-1) a tempo scaduto nel Principato e, infine, la perla contro Götze&co.

Un ruolino di marcia che fa sognare sia Hernandez, che sembra nato per far parte dell'idea di gioco rapido, veloce e concreto di Schmidt, sia i tifosi del Bayer Leverkusen, ormai pronti per il definitivo salto di qualità. Con l'ingegnere e il "pisellino" a questi livelli, si può sognare davvero.

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