Fox Sports Collateral: Il piccolo capitano e la Grande Guerra

Il capitano Neville ha solo 22 anni e deve guidare il suo battaglione in una carica suicida. Come infondere coraggio ai suoi uomini? Con due palloni da calcio.

Nevill guida i suoi uomini all'attacco

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È il 1° luglio 1916: sulla valle del fiume Somme si alzano le prime luci dell’alba. Il capitano dell’ottavo battaglione del reggimento East Surrey è Wilfred Nevill, 22 anni: è già ben sveglio, e già ben spaventato. I suoi superiori gli avevano assicurato che il campo sarebbe stato sgombro, che nessuno dei tedeschi avrebbe resistito alla offensiva precedente. Invece al capitano è bastato un breve giro di ricognizione per rendersi conto che le truppe nemiche sono tutte lì, pronte, schierate, agguerrite. E sono tante.

Soldati pronti a combattere
Una fila di uomini schierati si impose alla vista di Nevill

Nevill ripensa al suo passato, agli anni della scuola, al college, alla sua voglia di essere sempre il primo, in qualsiasi situazione. Ma ora era lì. Per un momento, sentendosi piccolo e vulnerabile, immagina di non svegliare i suoi uomini, di non spiegare a nessuno di loro come stanno davvero le cose.

Il 1° luglio del 1916 è il primo giorno della battaglia della Somme, e il giovane capitano Wilfred Nevill ci mette un po’ a capire il senso di quello che sta succedendo, a capire perché, proprio lui, si sia ritrovato in una situazione del genere. Lui che era sempre stato considerato più intelligente dei suoi compagni, più attento, lui che era già capitano di guerra a un'età in cui nessuno dovrebbe esserlo.

Forse è colpa di quel freddo che riempie tutta la valle e che penetra nelle ossa e le rende rigide, o per quel vento tagliente che ha già segnato i suoi zigomi, ma il piccolo Wilfred non sente più nemmeno un muscolo del suo corpo, sembra che tutta la sua forza lo abbia abbandonato. Anche lui vorrebbe abbandonare tutto, di fronte a quelle linee nemiche già pronte a cancellare i suoi sogni. Si volta di spalle, il piccolo capitano, forse solo per smettere di guardare in faccia la morte, ed è proprio in quell'istante che i suoi occhi si poggiano sui suoi uomini, sui suoi compagni, la maggior parte molto più anziana di lui, con una vita più lunga alle spalle e che, in quell'ultimo istante di dormiveglia, ancora non immaginano cosa stanno rischiando.

In quel momento Wilfred Nevill si riconosce come il piccolo capitano destinato a comandare un gruppo di uomini che non verrà mai dimenticato, e la paura che lo immobilizzava in un attimo sparisce.

Il capitano Nevill
Il giovane capitano Wilfred Nevill, di appena 22 anni.

Cerca qualcosa che sia famigliare ai suoi soldati, qualcosa che aiuti quegli uomini a ricordare le loro case e che li convinca a compiere un’impresa che ha il sapore della pazzia: si affanna a frugare nella sua tenda, vuole scovare qualcosa di prezioso, qualche medaglia, una foto particolare, il ricordo di un compagno d’armi caduto in battaglia.

Il capitano però Nevill sente che quegli oggetti da soli non bastano, che non sono adatti al suo scopo: ci vuole qualcosa che smuova le viscere dei suoi ragazzi, qualcosa che vada al di là di ogni comprensione, di ogni motivo, qualcosa che li faccia sentire degli eroi.

E allora, Wilfred Nevill di 22 anni, finalmente sorride e prende una decisione che cambierà il corso della storia: afferra i due palloni che aveva portato con sé all’inizio di quel terribile viaggio per rallegrare i soldati nei momenti di quiete, ed in loro confida l’ennesima volta per tenere alto il morale della truppa.

Scrive due frasi, una su un pallone

1°luglio 1916, finale della Grande Coppa europea di calcio. Battaglione East Surrey contro Bavaresi. Calcio d’inizio all’ora Zero

e una sull'altro 

NIENTE ARBITRI

Soldati schierati
Nevill riuscì a infondere coraggio ai suoi uomini

Poche parole per infondere coraggio al suo battaglione, per convincerlo a riversarsi fuori dalle trincee contro le truppe tedesche. Conquistare terreno, correre per 300 metri con i polmoni che scoppiano.

I suoi uomini dovranno farlo con l’impeto di una squadra che lotta per la finale con l'obiettivo di alzare la coppa: non esistono falli, non esistono cartellini, bisogna solo correre e fare gol.

Wilfred Nevill parla così ai suoi uomini, alcuni molto più grandi di lui, alcuni ancora bambini, come lui. Quegli uomini, tutti insieme, riconoscono la voce della guida, del loro capitano, l'unico capace di far vibrare gli animi, ridestarli dal loro torpore e portarli alla vittoria. Con le sue parole, il piccolo capitano Wilfred Nevill li convince a rischiare la vita per conquistare un tesoro a cui solo i più audaci possono ambire: entrare nella leggenda. Quegli uomini spaventati, rimasti paralizzati di fronte a una sconfitta certa, drizzano le loro schiene, afferrano le proprie armi e diventano dei guerrieri.

La prima linea si schiera e, davanti ai loro piedi, il capitano posiziona i due palloni, proprio come si farebbe per un calcio di rigore. L’unica raccomandazione è tattica: restate larghi, passatevi la palla, avanzate.

Fu proprio il capitano Nevill a calciare: un tiro lungo e teso, di quelli che si vanno a conficcare nel sette e il portiere non può fare altro che guardare. Si lanciò per primo, nella mischia, nel campo, seguito da tutti i suoi uomini, nella carica più surreale che la storia ricordi: la Football Charge.

Soldati pronti a combattere
I soldati escono dalle trincee per affrontare la battaglia

Wilfred Nevill morì dopo poche centinaia di metri. Insieme a lui, quel giorno nella valle del fiume Somme, caddero ventimila soldati inglesi.

I palloni però riuscirono ad arrivare in porta, fino alle trincee tedesche, decretando la vittoria di quel coraggioso battaglione e del suo capitano. Ancora oggi sono conservati gelosamente: uno al Queen’s Royal Surrey Regimental Museum vicino Guildford, e l’altro al Princess of Wales’s Royal Regiment Museum, laddove “Billie” aveva sognato giovanissimo una carriera da sportivo. Per commemorarlo, il Daily Motion, pubblicò questi versi:

On through the hail of slaughter,           

Where gallant comrades fall,                 

Where blood is poured like water,           

They drive the trickling ball.                   

The fear of death before them,              

Is but an empty name;                          

True to the land that bore them,            

The Surreys played the game    

(Attraverso la grandine della macellazione / dove i compagni coraggiosi cadono / dove il sangue viene versato come acqua / Loro spingono il pallone gocciolante / la paura della morte davanti a loro / non è altro che un nome vuoto / fedeli alla terra a cui appartengono / quelli di Surrey giocarono la partita)

In quella battaglia morirono tanti altri sportivi:  tra loro, anche Leight Rose, un portiere così forte che secondo il sondaggio di un quotidiano dell'epoca, il popolo inglese lo avrebbe voluto a difendere i pali in una partita contro gli alieni.

Era tradizione dell’esercito inglese organizzare corpi e battaglioni composti totalmente da atleti, seguendo la famosa invettiva di Arthur Conan Doyle: “Se un giocatore ha forza nelle gambe, la deve usare per marciare nei campi": Ai tempi in molti condividevano la sua idea: così tanti che ci furono squadre intere a partire per il fronte (come gli Heart of Midlothian), o che tra atleti e dirigenti mandarono al fronte più di quaranta persone (per esempio il Clapton Orient).

I soldati del 17esimo Middlesex
Gli uomini del 17esimo Middlesex: il Football Battalion

Fu per questo motivo che il 17esimo Battaglione del reggimento Middlesex venne rinominato il Football Battalion, per rendere onore alle gesta epiche di quegli uomini che ancora oggi fanno battere il cuore di chi le ricorda, piegando il senso della memoria all'esistenza di qualcosa di glorioso in un contesto terribile.

Le tombe in onore ai caduti della Battaglia della Somma
Il cimitero commemorativo in onore dei caduti della Battaglia della Somma.

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