Ancelotti cade alla prova del nove: Simeone incubo del Bayern Monaco

Grazie al gol di Carrasco, l'Atletico Madrid di Simeone piega il Bayern di Ancelotti in Champions League. Dopo l'en plein stagionale, i tedeschi falliscono la prova del 9.

Atletico Madrid

476 condivisioni 0 commenti

di

Share

Preferisce la Coppa, si sa. Ancelotti, sovente, ha ribadito questo concetto. Ma re Carlo non è infallibile, sia chiaro. Per credere, domandare a Simeone. Un piacere tornare a Madrid, un rischio calpestare l'erba del Calderon. Già, paradosso. Il feudo dell'Atletico Madrid da sempre, è indigesto al condottiero emiliano: qui Carlo, con il suo Real, aveva trionfato solo una volta su 6. Ma in Champions League, come detto, è tutta un'altra storia: almeno sulla carta. Nella pratica, però, la musica cambia.

Ancelotti, perplesso nella sfida contro l'Atletico Madrid

È stata dura. A volte ridi, a volte piangi. Questa è la bellezza dello sport: ultimamente, però, Carletto ride sempre. Anzi, vince sempre. Dopo l'en plein d'inizio stagione, in virtù delle 8 partite vinte in fila, ecco fallita la fatidica prova del nove. Gli spagnoli prendono per le orecchie i tedeschi, proprio quelle grandi orecchie che il tecnico italiano aveva alzato al cielo nella finalissima di Lisbona, sempre al cospetto dell'esercito Cholista. Tradotto: l’Atletico Madrid infligge il primo ko stagionale al Bayern Monaco. Davvero? Sì, successo meritato per i Colchoneros e infinitamente legittimato dalla tante occasioni create nel corso della partita. L'Atletico Madrid, ancora una volta, si rivela ingiocabile e scorbutico per i bavaresi: la stagione scorsa li beffò prima della finale di Milano.

A tutta birra

Ancelotti veste i suoi ragazzi con l'abito di gala: indosso i Lederhosn e lo Janker, pantaloni e giacca tipici della Baviera. E poi la birra, quella della proverbiale Oktoberfest, trasformata in benzina per i muscoli teutonici irrorarti di forza e passione. Ma la 'garra', quella forza mistica emanata da Simeone, ha avuto la meglio.

Minuto 34. Dalle parti di Madrid, la scala Richter impazzisce. Calma, nulla di grave: semplicemente ha segnato Carrasco. Una ginestra sboccia nel prato del Calderon. Il belga traccia un millimetrico diagonale in perfetto stile Pitagora. Geometria pura, quella che non piace agli scolari. Applausi. Difesa bavarese cloroformizzata.

Carrasco, gol al Bayern Monaco

Due difese blindate che si affrontano. Ma attenzione: gli attacchi fanno paura. La 'garra', la concretezza del Cholo da una parte, dall'altra il calcio d'antologia esportato dall'italiano nel mondo. Alla fine, indipendentemente, c'è un denominatore comune: la vittoria.

Paradigma Simeone

Ogni squadra - ecco il bello della Champions - è una metafora colorata della nazione che rappresenta. Per il Bayern, grazie al retaggio lasciato in dote da Guardiola e al genio infinito di Ancelotti, il calcio è invenzione, eleganza e, come una donna bellissima, non ti stanchi mai di guardarla. Per l'Atletico, invece è azione, riscossa e corrida. Il 'Cholismo' è uno stile di vita. Ebbene, la filosofia di chi sa essere inferiore, attraverso cuore, polmoni e cervello, si dimostra superiore ai migliori. 

Le antitesi

Due allenatori opposti, per colori, stile e passione: il padrone di casa energico e furioso come un toro a Pamplona, l'ospite distinto dall'eleganza calcistica di un lord. Incide anche il passato: uno laziale, l'altro romanista. Simeone, poi, tifa Inter, dove prima o poi si accomoderà in panchina. Ancelotti, invece, ama il Milan, con il quale ha già vinto l'impossibile. E poi il presente: se l'argentino è il capopopolo dell'Atletico Madrid, l'italiano i Colchoneros non li allenerebbe nemmeno in un videogame, perché il suo cuore è Blanco.

La battaglia

Volete ammirare il marchio del Cholo? Chiedete all'inaspettato malcapitato Lewandowski.  Il polacco, vita natural durante, è stato francobollato da minimo tre giocatori vestiti di biancorosso. Povero, viene da dire. Simeone, sornione, intasa tutte le linee, gli uomini di Ancelotti si muovono come macchine imbottigliate al mattino in tangenziale. Squadre lunghe già dai primi minuti. Torres, dopo dieci minuti, torna il Ninho, quello incosciente: finte a rientrare senza soluzioni di continuità, colpi da pelle d'oca. L'Atletico non cambia atteggiamento: non si scopre con avversari modesti, figuratevi con il Bayern.  

Griezmann, errore dal dichetto

Tutti dietro i 'materassai', pronti a volare in sanguinose ripartenze. Addirittura, Griezmann ha colpito un’altra traversa, l'ennesima su rigore, dopo quella della finale di Champions: l’Atletico ha gettato a ramengo tre degli ultimi quattro rigori a favore in Champions League. Nel finale di ripresa va in scena il momento migliore dei bavaresi: sciagurata la topica sotto porta di Lewandowski, lasciato libero a due passi dalla porta di Oblak.

Il Cholo segna il territorio, attraverso le diapositive del suo calcio rivoluzionario spiega quel è la compagine più valorosa. Intanto la maledizione del Vicente Calderon imperterrita continua a mietere le due solite, illustri vittime: il Bayern Monaco e, soprattutto, Carlo Ancelotti.

Le classifiche dei gironi di Champions League

Share

Commenta

Ti potrebbe interessare anche:

Questo sito internet utilizza cookie tecnici e di profilazione, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza di navigazione, analizzare l’utilizzo del sito e per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Puoi saperne di più o per negare il consenso ad alcuni a tutti i cookie clicca qui Informativa sui Cookies. Chiudendo questo banner, cliccando in seguito o continuando a utilizzare il sito, acconsenti all’utilizzo dei predetti cookie.