Una partita alla Catedral: Diego Maradona e l'invito di Pablo Escobar

Ci sono incontri destinati a diventare leggendari, Pablo Escobar lo ha sempre saputo. Per questo un giorno decise di invitare Diego Armando Maradona a La Catedral.

Pablo Escobar, el Patron de Calì

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Ci sono nomi destinati a imprimersi nella memoria. Uomini che con le loro decisioni cambiano la storia di un intero paese. A volte in positivo, molte altre in negativo. Ma capita anche che la povertà e la disperazione non permettano più di distinguere il Paradiso dall'Inferno, e ciò che ne nasce è un ibrido mischiato in cui tutto è concesso, in cui ogni limite viene spostato qualche metro più in là, in cui il fine giustifica ogni mezzo.

Pablo Emilio Escobar Gaviria non ha bisogno di presentazioni. È superfluo ricordarlo come l'imperatore della cocaina, il narcotrafficante più ricco di tutti i tempi, o come uno dei criminali più sanguinari della storia. Quello che forse non tutti sanno è che Escobar è stato anche un signore del calcio. Fece costruire stadi e aiutò le squadre locali, fino a diventare il maggiore finanziatore della squadra più importante del suo paese, l'Atletico  Nacional di Medellin, prima squadra colombiana a vincere la Coppa Libertadores, sconfitta all'ultimo minuto dei supplementari nella finale della Coppa Intercontinentale del 1989 dal Milan di Arrigo Sacchi.

Il metodo di Escobar era perfetto per ottenere consenso popolare e, nel frattempo, riciclare enormi quantità di denaro.

Escobar con tifosi e giocatori dell'Atletico de Medellin
L'Atletico di Medellin con Pablo Escobar, "El Patron"

Dopo le persone nate per fare la storia, ci sono gli incontri destinati a diventare leggendari. 

Ora che avete bene in testa l'immagine di Escobar, affiancatela a un'altra figura mitica, impossibili da ignorare: Diego Armando Maradona. Che succede quando due persone del genere si incontrano? Niente battute, per favore. 

Diego Armando Maradona
Maradona e Escobar: due diverse facce del sud America

Correva l'anno 1991, era il mese di dicembre. Maradona scontava la squalifica di due anni per essere risultato positivo alla cocaina nei test anti doping, quando venne avvisato dal suo agente, Guillermo Coppola, che un importante signore colombiano era intenzionato a pagarlo una cifra considerevole per esibirsi in un'amichevole con altri giocatori sud americani, tra cui Renè Higuita.

Del resto, Diego in Colombia era già famoso: quando era un ragazzino che faceva impazzire i tifosi con la maglia dell'Argentinos Juniors, lo cercarono addirittura i famosi fratelli Orejuela, signori del cartello di Calì. La loro offerta venne superata dal Barcellona, altrimenti Maradona avrebbe indossato la divisa dell'America, prima squadra del capoluogo colombiano.

Maradona a Calì
Maradona con Orejuela, el Senor de Calì

Maradona accettò la proposta del suo amico e agente, senza farsi troppe domande. Ma quando arrivò a Medellin e fu scortato in una prigione circondata da centinaia di guardie, le sue certezze traballarono: "Che succede? Vogliono arrestarmi?". Il luogo in cui Diego fu accompagnato porta un nome che in Sud America tutti conoscono: La Catedral, il carcere personale di Pablo Escobar.

Sembrava di essere in un hotel di lusso di Dubai. Fu lì  che mi presentarono il signore che mi aveva invitato, chiamandolo El Patron. Io non leggevo i giornali, non guardavo la tv, non ero sicuro di chi fosse.  Si dimostrò un uomo molto rispettoso, anche freddo, ma amichevole con me. Mi disse che ammirava il mio calcio, che si identificava con me, perché entrambi eravamo riusciti a trionfare sulla povertà.

Quel pomeriggio il campione argentino partecipò a una partita nel campo privato della prigione: le squadre erano composte dagli uomini di Escobar, da una parte Maradona e dall'altra il famoso portiere Higuita. Finita l'amichevole, gli ospiti vennero ringraziati con una festa che El pibe de oro, a distanza di anni, ricordava ancora bene:

C'erano le ragazze più belle che abbia mai visto nella mia vita, ed eravamo in un carcere! Non ci potevo credere. La mattina dopo fui pagato e lui mi salutò con affetto.

Il campione argentino Diego Armando Maradona
La figura di Escobar è ambivalente, anche per Maradona

Maradona rimase di sasso quando venne a conoscenza del tragico capitolo finale della storia di Escobar, quando capì che quel "signore" era il mandante, e l'esecutore, di più di diecimila omicidi ed era stato il padrone assoluto del narcotraffico mondiale.

In tema di narcotraffico, io sono il meno indicato per giudicare, però il padrone pagava i contadini per raccogliere la pasta di coca, ne pagava altri perché lavorassero nei laboratori e pagava anche i piloti per portarla negli Stati Uniti. Alla fine dei conti, fabbricava un prodotto clandestinamente e lo vendeva a gente che lo chiedeva, nessuno veniva obbligato, no? Non lo rubava a nessuno. D'altra parte, i politici vengono eletti e rubano il denaro al popolo, alzando le tasse  a una madre che compra il latte per i suoi figli. Quindi, chi è il peggiore eticamente? Per quanto riguarda i morti, era in guerra contro lo Stato per un motivo nazionalista, perché i cittadini colombiani non venissero estradati negli Stati Uniti. E in guerra la gente muore. Anche Bush per il petrolio uccise centinaia di migliaia di persone. Lui non è cattivo?

Non tutti gli incontri sono destinati a risolversi in una rivoluzione. Alcuni sono solo l'incrociarsi fugace di due vite che continueranno per le loro strade. Escobar propose a Maradona di diventare il numero 10 della sua squadra, ma Maradona preferì trasferirsi al Siviglia. Era il 1992. Poco più di un anno dopo il corpo senza vita di Pablo Escobar verrà fotografato dagli agenti americani della DEA sui tetti di Medellin.

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