Francesco Totti compie 40 anni: gli allenatori passano, lui resta

25 anni di Totti: tra litigi e reciproca stima, tutti gli allenatori che hanno alimentato il mito del Capitano. Dalla devozione per Mazzone alle liti con Spalletti.

Francesco Totti

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Attimi e gol, lacrime e brividi. Il tempo passa, Totti resta. Chiedete ad un tifoso della Roma cosa farà il suo capitano da grande. Risposta: farà il Capitano della Roma. Sempre. Già, perché quello splendido quarantenne è l’highlander giallorosso che si diverte a inchiodare il tempo e rinnovare il miracolo della sua classe.

Francesco oggi compie quarant'anni. Vecchio a chi? Non è un compleanno qualsiasi. Eppure più va in campo più torna giovane. Una sorta di Dorian Grey per diritto divino. La sua allegria e la sua classe non hanno età: quel 10 è semplicemente un regalo per la Roma e per il calcio italiano. Per questo Totti va celebrato, per questo diventa impossibile non diventare suoi complici e fratelli nel romanzesco progetto di assassinare il tempo.

Totti e gli allenatori: amore e odio

Molti allenatori hanno guadagnato il proprio pane grazie al suo sudore. Ovvio, sovente ci sono stati rapporti difficili e tormentati, persino mai sbocciati. Calma, perché oltre alla burrasca con Spalletti c’è di più. Nel bene e nel male. Dal velenoso astio con Carlos Bianchi, allo scontro in due round con l’attuale allenatore, passando per l’amicizia con Zeman alla devozione per Mazzone. Nel percorso del suo lungo addio e, soprattutto, nel giorno del suo quarantesimo compleanno, tra litigi, affetto e reciproca stima, ecco tutti gli allenatori che hanno alimentato la fiorente letteratura del mito di Totti. Ah, importante: auguri, Capitano.

Boskov, entra il ragazzino

Dagospia

28 marzo 1993: "Dai Mister, fai entrare il ragazzino". Disse Sinisa Mihajlovich, ora allenatore del Torino, al tempo piede fatato della Roma, a Vujadin Boskov, allora tecnico dei giallorossi. Il 'Professore' eseguì l'ordine dell'allievo: "Scaldati", ordinò. Francesco, incredulo, si alza dalla panchina. Ma come, al posto di Rizzitelli mica non dovrebbe entrare il più esperto Muzzi? Amen. Perché se a 16 anni sali in prima squadra e in allenamento metti in crisi quei difensori che eri abituato a guardare per mezzo del tubo catodico, beh: fidati, tu vieni prima degli altri. Il resto è mito, leggenda. Per questo, nel triste giorno della scomparsa di Boskov, Francesco Totti lo ricordava così:

Un grande uomo, vincente, competente e dotato di un umorismo acuto e intelligente. Ricordo ancora il giorno del mio esordio con lui sulla nostra panchina... come potrei dimenticarlo? Grazie mister per avermi dato questa possibilità, unica come sei stato tu

Piccola postilla: Francesco deve una cena a Sinisa.

Carlo Mazzone-Totti: padre e figlio

Gazzetta

Non ce ne voglia il Sig. Enzo, padre biologico di Francesco: ma Carlo Mazzone è il vero 'papà' del capitano della Roma. Calma, può stare tranquilla la sig.ra Fiorella, la mamma: di mezzo c'è solo il pallone. L'avvento di Mazzone sulla panchina capitolina, all'indomani della breve parentesi Boskov, segna una svolta per la carriera del 'Pupone'. In tre stagioni l'allenatore plasma il ragazzino: da speranza del calcio italiano a erede di Giuseppe Giannini. Già, Carlo e Francesco: padre e figlio.

Un secondo padre per me - ha più volte ammesso il capitano romanista. Ho avuto la fortuna di trovarlo al momento giusto della mia carriera. Mi ha fatto crescere in campo ma soprattutto fuori. Conosceva l’ambiente di Roma, mi ha gestito da grande persona oltre che da grande allenatore. Lo ringrazierò per tutta la vita

Importante: non chiedete a Mazzone cosa ne pensa della recente questione Totti-Spalletti. Volete la risposta?

Non può trattare Francesco in questo modo, meno male che ho chiuso con il calcio altrimenti gli correvo dietro e gliene dicevo quattro

Carlos Bianchi

1% ispirazione, 99% Totti. E poco importa se quel ragazzo a 20 anni non era ancora maturo, con buona pace di Carlos Bianchi. Già, i problemi tra Francesco e gli allenatori cominciarono nel 1996, quando a Roma sbarcò l'allenatore argentino.

Quando l'ho allenato io era ancora molto giovane, era immaturo: doveva crescere

Addirittura, voleva cederlo alla Sampdoria. E a sentire Francesco, c'era quasi riuscito:

Lui insisteva affinché me ne andassi: pensava che, nonostante le attese, fossi un giocatore normale. Lo accettai tranquillamente, e avevo quasi firmato con la Sampdoria

Tra allenatore e giocatore non si mette becco. Ma non è difficile intuire chi dei due ha avuto ragione...

Nils Liedholm

Nella sua seconda legislatura all'ombra del Colosseo, il 'Barone' non lesinò parole d'encomio per il giovane Francesco:

Da ragazzo mi aveva davvero impressionato e mi dicevo:  sarà un grandissimo e la gente pagherà il biglietto solo per vedere giocare lui

Totti, per la prima volta, verrà visto come punto di partenza per la nuova Roma. Il ragazzo, senza pensarci due volte, dichiara: "Voglio restare, se possibile, per tutta la vita in giallorosso". Così è stato.

Zdenek Zeman e Totti

Totti a proposito del boemo non ha alcun dubbio:

Tu sei unico ed inimitabile, semplicemente tu sei il calcio

Il primo avvento di Zeman sulla panchina della Roma, dal 1997 al 1999, rappresenta una catarsi per Totti. Francesco matura fisicamente e mentalmente. Disconosce il coatto soprannome di 'Pupone', dopodiché i compagni lo investono della maglia numero 10. Nella stagione seguente, poi, Aldair gli concede la fascia da capitano. La storia era già apparecchiata, poi Totti se l'è mangiata. E Zeman?

Quando ho ri-allenato la Roma ho trovato lo stesso giocatore di prima, solo con un po’ di chiodi nella caviglia. Lui preferiva fare assist, ma i suoi allenatori gli avevano detto che per diventare un grande doveva segnare più gol. Così lui divenne più individualista ed egoista

Francesco e Fabio, amore e odio

Quella Roma, una famiglia. Estate 1999: Fabio Capello in panchina. Un vincente, un tenente di ferro. Don Fabio è sveglio, ma vuole svegliare la Roma. L'allenatore costruisce una squadra che ruota attorno al fulcro principale: Totti. Nella stagione 2000-2001, Capello disegna 'il trio delle meraviglie': Totti, Battistuta e Montella. Risultato? Scudetto. I giallorossi sono campioni d'Italia. Quello sarà l'unico campionato sin qui vinto da Francesco. Il tecnico friulano, però, rivoluzionò la piazza. Capello non gradiva i compassati ritmi capitolini, non amava le 'pennichelle'. Totti la prese come un'offesa e ci furono schermaglie e incomprensioni. 

Potrei raccontare molti episodi dove da parte sua non c'è stato rispetto né  per la squadra né per la società. Fatti accaduti e vissuti da me in prima persona e non raccontati o riferiti. Ma io sono una persona educata e non polemizzo con chi è più grande di me. Oltretutto non mi sembra corretto parlare di cose personali, potrei farlo anch'io...

Odi et amo, appunto. Ma anche una persona avara di complimenti come Capello ammise:

Mi auguro che in Italia nasca subito un altro Totti. È difficile, ma del resto nessuno si aspettava che dopo Maradona arrivasse Messi in tempi relativamente brevi

Cesare Prandelli

 Totti è una bandiera, una continuità, un amore per una maglia

Nel cammino di preparazione al Mondiale 2014, si pensava. "Porte aperte per Totti. Prandelli pensa a Francesco". Ma le cose andarono diversamente:

Non sono dispiaciuto di non essere stato convocato per il Mondiale. Non ci ho mai creduto, anche se sia io sia il ct raccontavamo che era possibile. Talvolta si affermano cose diverse da quelle che si pensano. Comunque le scelte spettano al tecnico e io le rispetto

Dino Zoff

Francesco deve tanto a Dino ZoffNel 1998, malgrado la stagione lo avesse eletto come uno dei più promettenti calciatori italiani, l'allora Commissario Tecnico della Nazionale, Cesare Maldini, non lo selezionò per il campionato mondiale in Francia. Poco importa, perché per il 'Pupone' il debutto in azzurro era solo rinviato. L'ex portiere, infatti, lo buttò nella mischia nell'amichevole all'indomani del mondiale transalpino contro la Svizzera, valida per le qualificazioni agli Europei del 2000.

Per me Francesco è stato superiore a Platini. Un autentico uomo squadra, in grado di cambiare e decidere le partite. Rispetto al francese è più potente e anche più goleador

Giovanni Trapattoni

Anno 2002. Totti partecipa al suo primo Mondiale, nefasto per l'Italia che subisce la sanguinosa eliminazione agli ottavi di finale contro la Corea del Sud. Il 'Trap' era l'allenatore, e Francesco era un giocatore molto amato:

Francesco è fondamentale proprio per le sue caratteristiche. Credo che in nessun'altra squadra europea ci sia un Totti con le caratteristiche di Totti

Marcello Lippi

Mondiale 2006. Per Totti, come per i suoi compagni vestiti d'azzurro, è stato l'acme della carriera. Campione del mondo. La gloria. Il rigore all'Australia: semplicemente, storia. Lippi, il comandante della spedizione tedesca, si ritiene un uomo fortunato ad aver avuto a disposizione il capitano della Roma:

Francesco è uno dei più grandi giocatori degli ultimi vent’anni. E' il giocatore che chiunque vorrebbe avere e che, per fortuna, al momento giusto ho avuto anch'io

Stima reciproca, parola del numero 10:

Con me si è comportato in maniera straordinaria. E' stato un grande uomo. Con lui ho un rapporto particolare

Rudi Völler

Dopo le improvvise dimissione rassegnate Prandelli, causa motivi famigliari, nel 2004 sulla panchina della Roma siede Rudi Völler.

Totti super, Messi il migliore

Ezio Sella

Dietro ad un grande campione c'è sempre una persona perbene. Totti è un ragazzo d'oro, è rimasto sempre umile, per questo la gente di Roma lo ama, non è mai cambiato come uomo

Sella, per diversi anni, è stato allenatore delle giovanili della Roma. Poi, nel 1996-97, allena la prima squadra a fianco di Nils Liedholdm. Non solo, perché nel 2004-2005, dopo le dimissioni di Völler allena la prima squadra per una partita prima dell'arrivo di Luigi Del Neri, Real Madrid-Roma.

Luigi Del Neri

Il giocatore più forte con cui ho lavorato? Ne ho avuti tanti, tra cui anche Totti

Bruno Conti, stesso sangue

Stesso sangue, giallorosso. Dal 14 marzo al 30 giugno 2005, dopo le dimissioni di Luigi Del Neri, Conti guidò la prima squadra portandola in finale di Coppa Italia e ipotecando l'accesso alla Coppa Uefa. E il l rapporto tra i due fu idilliaco, da veri romani:

Francesco come me ha scelto di legarsi ai colori, avrebbe potuto guadagnare molto molto molto di più in altre realtà. Lui ha fatto anzi molto di più per i record che ha battuto e per gli infortuni subiti

Claudio Ranieri, un atipico romano

2009, nella galassia giallorossa sbarca Ranieri. Al tempo, Claudio non era ancora Sir. Altra storia. E con Totti, di certo, non si andava d'amore e d'accordo. Subentrato alla prima legislatura di Spalletti, Ranieri si rende protagonista di qualche scelta discutibile, soprattutto nei confronti del capitano. Dai 4 minuti concessi a Totti in una partita contro la Sampdoria, ad una clamorosa sostituzione a metà gara nel derby con la Lazio. Francesco umiliato, gridarono vendetta i tifosi. Ma quali furono i motivi del tecnico romano?

A volte Totti non si allenava con i dovuti ritmi da lunedì a sabato, per questo lo mandavo in panchina. Pigro? Giudizio che condivido. Ma è il giocatore più grande che abbia allenato

Vincenzo Montella, l'amico

Dal campo alla panchina, l'amicizia prima di tutto. Quante analogie tra Francesco e Vincenzo Montella: entrambi con i cromosomi del bomber e innamorati di quei colori. Il rapporto fu idilliaco. Dopo aver portato la squadra al sesto posto in classifica finale e in semifinale di Coppa Italia, la Roma lo sostituisce con Luis Enrique. 

E' il giocatore italiano piu rappresentativo. Totti ha un’intelligenza calcistica sublime, riesce a leggere le situazioni molto prima degli altri. Dipende molto da lui se riesci a limitarlo oppure no

Totti, da sempre, è una persona trasparente. Per questo apprezza la gente dal carattere forte e sincero, proprio come Montella:

Vincenzo ha un bel carattere, appena arrivato mi ha messo fuori. Nei quattro mesi alla Roma ha dimostrato che non guarda in faccia nessuno

Luis Enrique

L'apparenza inganna. Per credere, domandare a Luis Enrique. Rapporti pessimi? Inizialmente, da Trigoria rimbalzavano voci di continue divergenze e tensioni tra lo spagnolo e il '10' giallorosso. Il tutto, però, è sempre stato smentito dall'attuale allenatore del Barcellona, anche se il poco tempo a disposizione non fece di certo lievitare l'intesa:

Ho avuto un rapporto speciale e le voci sul mio rapporto col capitano mi perseguitano come con Tassotti. Il giorno in cui annunciai che stavo lasciando la Roma uno dei pochi giocatori che era al mio addio è stato Francesco Totti. Con lui ho avuto un rapporto meraviglioso e anche con molti altri giocatori della Roma sono ancora in contatto. A prescindere da quello che si dice e scrive, la realtà è molto diversa. E con Francesco, il capitano, posso dire che ho un grande rapporto

Ecco la prova del 9, anzi, del 10:

Con lui, un metodo d'allenamento nuovo e stimolante

Aurelio Andreazzoli

Al tramonto della stagione 2013, Luis Enrique, prima dell'avvento di Rudi Garcia, fu sostituito dal breve interregno di Aurelio Andreazzoli, attuale collaboratore di Spalletti.

Al Capitano - dichiarò Andreazzoli - ho detto che lui è come il Colosseo: non conviene certo raderlo al suolo per farci un supermercato...

Rudi Garcia, quel 'paraculo'

Sotto la guida del francese, la Roma, per due stagioni, ha vestito la parte dell'anti-Juve. Due secondi posti, con il bilancio di 61 vittorie, 35 pareggi e 22 sconfitte in 118 panchine. Al conto finale, però, bisogna altresì aggiungere qualche dissapore con il Capitano. Tuttavia, Rudi Garcia seppe gestire discretamente bene il rapporto con lo spogliatoio, spendendo le parole giuste nei momenti più difficili. Non a caso, Totti in un'intervista lo definì, senza usare giri di parole, 'un furbo paraculo':

È un grande comunicatore. Un bel paraculo

Malgrado le sopracitate stilettate, la società ha sempre presentato il rapporto tra i due come felice e positivo. Tant'è che lo stesso allenatore dichiarò:

Totti è incredibile, un calciatore strepitoso sia dentro che fuori dal campo. E' umile, semplice e pensa sempre alla squadra. Non so se a Roma sia addirittura più importante del Papa

Totti e Luciano Spalletti, primo atto

Calma, il momento è delicato. Ordine. 2005: in giallorosso sbarca Luciano Spalletti. Un rivoluzionario. Insieme a Francesco, il tecnico di Certaldo vince due Coppa Italia e una Supercoppa italiana. Poi il rapporto si deteriora. L'allenatore, il primo settembre 2009, causa disaccordi in seno alla società, rassegna le dimissioni. Spalletti inizia una nuova avventura in Russia, allo Zenit. E qui vince subito il campionato. Quando all'improvviso, a distanza, aumentano le tensioni con Francesco. Totti, a mezzo stampa, si complimenta con il suo ex allenatore per la bella vittoria. Ma ecco come prese i complimenti Spalletti:

Totti i complimenti poteva farmeli quando stavo andando via dalla Roma

Totti e Spalletti, secondo round

Spalletti, il rammarico nell'ultima partita contro il Torino

E a volte ritornano. Gennaio 2016: Roma ha bisogno di una svolta. Garcia ha fatto il suo tempo, meglio puntare sull’usato sicuro. Così, il presidente James Pallotta richiama lo stagionato Spalletti: dalla Russia con furore. Nel frattempo, Totti fa i conti con la vita. Perché il tempo, forse, passa anche per lui. Tante, troppe panchine si profilano per il capitano. Lui non ci sta: pretende rispetto. Una sera, il 21 febbraio 2016, l’Italia intera accende la TV, sul Tg1. Attenzione: c’è il Capitano. Parla direttamente dal feudo di Trigoria. Cosa avrà mai da dire?

Chiedo più rispetto per quello che ho dato, rispetto per l'uomo. Non riesco a stare nella Roma così, vorrei che mi dicessero le cose in faccia, sto male. Vorrei chiarezza, sia da Spalletti, perché invece che leggere certi frasi avrei preferito che le dicesse a me, sia da Pallotta, quando verrà e parleremo del contratto. Perché io mi sento ancora un calciatore

A Roma riecheggia il fruscio di una bandiera che si arrotola e viene ammainata, quella del Capitano. Un rumore che è già un boato. Ma come ogni guerra, alla fine arriva la pace. Certo, una quiete dopo la tempesta velata e sibillina, ma forse Francesco ha ottenuto quanto desiderava. Insomma, dopo l’agognato "rispetto", il capitano reclama una seconda parola chiave: chiarezza. E Spalletti, dunque, non ci pensa su a perdonare il numero 10:

Totti? Domani torna ad allenarsi, è stato solo un momento di pancia. Nelle intenzioni di tutti c’è la volontà di un chiarimento. Si è trattato di rabbia, una reazione, un malessere che è capibile sotto certi aspetti.  Lui sa di essere ancora un giocatore, si è comportato da tale.

DuecentocinquanTotti

Totti, esultanza dopo il rigore trasformato contro il Torino

Intanto, ogni qual volta l’epopea di Francesco Totti in Serie A pare giunta ai titoli di coda, ecco servito un nuovo favoloso capitolo pennellato dai suoi piedi apposta per smentire il mondo intero. Quaranta candeline e non sentirle: l’ingresso in campo nel secondo tempo contro la Sampdoria, durante la terza giornata della stagione in corso,gli ha permesso di eguagliare il record di Paolo Maldini – 25 campionati di Serie A consecutivi con almeno una presenza in campo. Ma soprattutto, grazie al suo assist panoramico che ha propiziato il gol di Edin Dzeko, per mezzo di un’apertura arrotata di magia, seguito infine dal rigore trasformato a tempo ormai scaduto, la Roma ha trionfato ancora grazie alle perle dispensate dal suo infinito capitano.

Francesco è unico in tutto. Anzi, in Totti. Una macchina sfascia record. Va bene, ha appena frantumato il primato di Maldini. Poi, cos'altro ha combinato? Anzitutto, nessuno era mai riuscito ad andare a segno per 23 campionati consecutivi di Serie A. In totale, il beniamino della Curva Sud, grazie al rigore trasformato nell’ultima uscita contro il Torino, ha messo a referto 250 gol siglati nel massimo campionato italiano. Il capitano romanista è il secondo di sempre nella classifica dei marcatori di Serie A, 24 reti lo separano dal cannoniere assoluto Silvio Piola. E chissà, non vorrà mica provare a superarlo?

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