Perché la serie FIFA ha favorito il boom del calcio in America

Un'inchiesta del Guardian mette in risalto il ruolo di primo piano che ha avuto la serie di videogame FIFA nell'esplosione di popolarità del calcio in America.

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Per tutto il secolo scorso, fedele alla sua tradizione di frontiera, l'America settentrionale ha rappresentato idealmente la conquista finale del calcio, l'ultimo grande territorio inesplorato da parte dello sport più popolare del globo, nonché il mercato di gran lunga più allettante tra quelli ancora inevasi. Ma i tentativi di abbordaggio da parte del movimento pallonaro si sono rivelati a lungo infruttuosi, anche quando condotti in pompa magna: basti pensare al fallimento della Nasl, la prima lega professionistica americana, che abortì nel 1984 nonostante fosse arrivata ad arruolare gente come Pelé, Beckenbauer, Cruijff e Best.

Anche i Mondiali del 1994, per quanto di per sé un successo di pubblico e commerciale, non ebbero quell'onda lunga positiva che si auspicava sullo sviluppo della MLS, la nuova lega che la FIFA letteralmente impose agli Stati Uniti in cambio dell'assegnazione del torneo. Eppure, dopo qualche anno sono iniziati ad arrivare i primi risultati concreti: l'ottimo lavoro del commissioner Don Garber ha favorito, da Beckham in poi, l'approdo di superstar internazionali, e la costruzione di nuovi impianti dedicati interamente al calcio ha trovato l'entusiastica risposta del pubblico, e ora le partite della MLS possono vantare una media spettatori superiore a quella di sport americani purosangue come il basket e l'hockey.

Le ragioni del boom sono numerose e comprendono temi complessi come quello dello sviluppo demografico, che dal 2000 al 2010 ha interessato per il 90% le minoranze etniche, latinos in primis, storicamente amanti del calcio. Ma, secondo un'inchiesta del Guardian, la rinnovata popolarità del calcio in America non è dovuta soltanto alla MLS e alla diffusione dei grandi tornei internazionali, ma ha avuto un contributo sorprendente quanto cruciale: quello della serie di videogiochi FIFA, che tra due giorni vedrà pubblicata la sua ultima incarnazione.

Kelvin Garcia, newyorchese di origine dominicana, cresciuto nel Bronx a pane e Knicks, ha rivelato che a far scoccare la scintilla per il beautiful game (com'è chiamato il calcio negli States) è stato proprio il celebre videogioco:

Onestamente è tutto merito di FIFA. Senza, non sarei mai entrato in contatto con il calcio e non avrei mai imparato ad amarlo. Mi sono innamorato della semplicità di un passaggio, del fatto che due squadre potessero affrontarsi per 90 minuti senza riuscire a prevalere l'una sull'altra. Era uno sport in cui un singolo errore poteva costarti una partita o addirittura un titolo, come accadde a Steven Gerrard e al Liverpool nel celebre match contro il Chelsea nel 2014

Assai significativa l'accezione positiva che viene data al risultato di parità. "A tie is like kissing your sister", pareggiare è come baciare tua sorella, disse una volta un famoso coach di football americano, ed è difficile sintetizzare meglio di così il pensiero classico degli statunitensi verso questa strana perversione europea. E ancora più significativo quello a proposito dell'errore fatale: nella mitologia statunitense deve vincere il migliore, il più buono, il più giusto, e non il più cinico o il più fortunato. 

Così Dillon Asher, studente losangelino:

Giocare a FIFA al college ha davvero aumentato la mia passione per il calcio. Sia che stessimo organizzando un Mondiale coi miei amici più cari, o che stessimo facendo una partita veloce prima di uscire, giocare a FIFA era letteralmente all'ordine del giorno. Ora sono un drogato di calcio. Ho visto la mia prima partita dal vivo un paio di anni fa, al Rose Bowl di Pasadena, tra Manchester United e L.A. Galaxy

Un sondaggio di ESPN ha evidenziato come, dal 2009 in avanti, la popolarità del calcio in America sia cresciuta costantemente e parallelamente alle vendite di FIFA (+35% dal 2010 al 2012): il 34% dei gamer ha dichiarato di essere diventati grandi appassionati di calcio dopo aver giocato al videogame. Mentre per NBC, broadcaster della Premier League oltreoceano, il 57% del suo pubblico non avrebbe avuto interesse in questo sport senza essere passati prima da FIFA. E i fan del campionato inglese in America sono ormai oltre 30 milioni, il 10% della popolazione nazionale.

FIFA ha avuto un'influenza positiva non solo sul calcio da poltrona, ma anche su quello giocato, almeno secondo un altro degli intervistati del Guardian:

Ho giocato a calcio quando avevo cinque o sei anni, ma non mi piaceva granché e ho smesso. Poi ho provato con il baseball e il flag football, ma non mi sono mai realmente appassionato a questi sport. Verso i 12 anni ho ripreso con il calcio, ed era il periodo in cui avevo cominciato a giocare a FIFA e a seguire l'Arsenal. In quel momento il calcio è diventato il mio sport. Penso che FIFA dia ai ragazzi americani l'opportunità di imparare questo sport in un modo divertente, ha un database incredibile e più giochi più impari e più ti appassioni.

Dove non riuscì Pelé sono riusciti Messi e Ronaldo; non quelli veri, ma le loro riproduzioni pixelate. Whatever it works, basta che funzioni.

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