La svolta di Tavecchio: Serie A a 18 squadre e 5 italiani in campo

Il presidente della FIGC rispolvera due delle sue antiche battaglie, quella per la riduzione a 18 squadre della Serie A e quella per il numero minimo di italiani.

Carlo Tavecchio

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Le dichiarazioni di Carlo Tavecchio non sono quasi mai banali e, almeno in questo caso, nemmeno inopportune o gravemente lesive. Ai microfoni di Radio Anch'Io Sport, il presidente della FIGC si è fatto portavoce, e non è la prima volta, di una proposta che serpeggia nei salotti del calcio italiano sin dalla gestione di Giancarlo Abete: riportare la Serie A a 18 squadre, a una dozzina d'anni dall'introduzione della formula a 20 a causa del celebre papocchio chiamato "caso Catania":

Tutto è migliorabile e la Serie A ha bisogno di un ritocco. Ci sono troppe squadre, una riduzione aumenterebbe il tasso agonistico e l'interesse dei tifosi. Ovviamente ci sono delle questioni economiche da affrontare, e non si può pensare di introdurre la Serie A a 18 squadre in uno o due anni: è necessario un piano triennale o quadriennale. Se ne parla da tanto tempo, ormai serve portarla a definizione. E così si potrebbe far giocare di più la nostra nazionale

Le decisioni in merito al format del campionato sono prese dal Consiglio Federale, composto da 19 membri eletti dalla Lega Dilettanti (6 membri), dalla Lega Serie A (3), Lega Serie B (1), Lega Pro (3), più quattro atleti e due tecnici. A premere per il ritorno alla formula a 18 squadre sono soprattutto i grandi club di Serie A e le pay tv, mentre dall'altra parte della barricata troviamo i club medio-piccoli di A, ben poco disposti a rinunciare a due preziosi posti in più (a meno di generose concessioni in materia di ripartizione dei diritti televisivi).

Gonzalo Higuain

Lato sportivo, i vantaggi sono evidenti: con un torneo a 18 squadre si eviterebbero quei casi di retrocessioni largamente anticipate a cui abbiamo assistito più volte negli ultimi anni, e diminuirebbero anche le partite inutili per la classifica che contraddistinguono le ultime giornate di campionato. Magari la Serie A non riuscirà a tornare quel gioiello che fu negli anni Ottanta e Novanta, visto che nel frattempo gli equilibri economici e politici sono cambiati e non sarà più possibile far giocare uno Zico nell'Udinese, ma sarebbe comunque un bel passo in avanti.

Milan-Roma 1-0, 2004Getty
Il Milan 2003-04, ultimo club a vincere una Serie A a 18 squadre

Un'altra battaglia che il presidente Tavecchio sembra intenzionato a portare avanti è quella relativa al numero minimo di italiani in campo:

Quella di Ceferin è stata una scelta felice, con lui l'Uefa diventerà più democratica. Abbiamo concordato che sarà restituito all'Uefa l'ufficio di Bruxelles, non possiamo, come confederazioni, restar fuori dal contesto politico europeo. Faremo una grossa battaglia politica per i cinque italiani in campo

Terreno insidioso per Tavecchio, quello della nazionalità dei calciatori, e non solo per i suoi antichi trascorsi (vedi Opti Pobà): di mezzo c'è la legislazione europea e il diritto dei lavoratori europei a muoversi e lavorare ovunque entro i confini dell'UE, e sarà complicato convincere Bruxelles a riconoscere la specificità del calcio per ottenere un trattamento diverso. 

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