Raiola e l'affare record di Pogba: "Dovrebbero nominarmi Sir!"

Il super procuratore svela i retroscena dell'operazione che ha riportato l'ex juventino al Manchester United. E parla anche di Ibrahimovic, Balotelli e Lukaku.

Il super procuratore italo-olandese Mino Raiola

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Parlare spesso, essere iper presente sulle colonne della stampa di tutta Europa, eppure attirare l'attenzione come fosse sempre la prima volta. È il principale talento di Mino Raiola, oltre a quello di portare a termine operazioni di mercato colossali. Ogni riferimento al passaggio di Paul Pogba al Manchester United è puramente obbligatorio: 120 milioni di euro totali (compresi i bonus) che ne rendono il trasferimento più costoso di sempre. E proprio nel momento in cui l'Inghilterra s'interroga sul reale valore dell'ex juventino, reduce con i Red Devils da tre sconfitte consecutive contro Manchester City, Feyenoord (in Europa League) e Watford, il super procuratore italo-olandese interviene per difendere a spada tratta il talento francese. Lo fa ai microfoni di Sportsmail, dove parla anche degli altri suoi assistiti più famosi: da Zlatan Ibrahimovic a Romelu Lukaku, passando per Henrikh Mkhitaryan. E, ovviamente, Mario Balotelli

"Per Pogba il Real Madrid sarebbe stata la soluzione più facile"

Le ultime prestazioni non esaltanti di Pogba e del Manchester United, era prevedibile, hanno scatenato le critiche e la sferzante ironia inglese. Soprattutto, un macroscopico dubbio: il centrocampista transalpino vale davvero i 120 milioni sborsati dai Red Devils? Per Raiola, l'interrogativo neanche si pone:

È vero che Pogba non sta ancora giocando al meglio, ma la gente non sempre guarda a lungo termine. Nel caso del Manchester United, a volte perdere può essere positivo per renderti conto che non sei quello che pensavi di essere. Ma io credo ancora che lo United vincerà il campionato. E Paul è destinato a dominare il calcio per i prossimi dieci anni. È il figliol prodigo dello United.

Insomma, vietato per José Mourinho e la famiglia Glazer nutrire i primi rimorsi. Anche perché, come ribadisce il manager di Nocera Inferiore, il Manchester United è il club che più di tutti ha spinto per Pogba:

Non è solo una questione di spendere soldi. Si tratta della responsabilità di spenderli e dire: "Sì, questo è il giocatore che ci vuole". Penso che il Manchester United abbia mostrato al mondo questa estate come la loro intenzione non fosse quella di rimanere immobili, ma di diventare i migliori. Con gli acquisti che hanno portato a termine hanno inviato un messaggio: siamo il più grande club del mondo. Ai miei giocatori dico sempre che noi andiamo dove siamo ritenuti indispensabili. Lo United rimarrà sempre uno dei club più grandi al mondo, tanto per il prestigio quanto per la capacità finanziaria. Certo, il Manchester United quest’anno non disputa la Champions League e non sono i campioni in carica, ma hanno dimostrato di volerci più di chiunque altro.

Più del Real Madrid, l'altro grande top che si era messo sulle tracce dell'ex numero 10 bianconero:

La volontà di Zinedine Zidane era forte, ma non eravamo sicuri lo fosse anche quella del suo club.

Forte, fortissimo invece il desiderio del Manchester United di riportare a casa il talento lasciato andare via con troppa leggerezza:

Ci contattavano per Paul da due anni. Dal momento in cui acquistarono uno dei miei assisti, Sergio Romero, abbiamo mantenuto i contatti aperti. Sapevamo che c'era questo interesse, ne abbiamo parlato con la Juventus. Loro volevano realmente provarci per la Champions League, gli hanno anche dato la maglia numero 10 e allora abbiamo scelto di rimanere un altro anno. Dopodiché ho iniziato a lavorare nell’ottica della cessione. Avevamo due offerte dalla Premier League e due da altri campionati. Paul mi disse che lo United era nel suo cuore, Woodward (vicepresidente del club, ndr) lo voleva già un anno fa e Mourinho lo avrebbe voluto con sé già al Chelsea. Insomma, abbiamo capito che sarebbe stata la soluzione giusta. Per il giocatore il Real Madrid sarebbe stata la strada più semplice, con la prospettiva di giocare nella Liga e in Champions League, ma lui voleva affrontare una sfida più affascinante.

Tornare nella sua prima casa calcistica era, per Pogba, il primo obiettivo. E pazienza se, all'epoca delle valigie chiuse in direzione Torino, i rapporti tra Mino Raiola e Sir Alex Ferguson toccarono il minimo storico. Per l'agente cresciuto nei Paesi Bassi, quell'episodio non ha lasciato conti in sospeso:

Ho avuto due incontri con Mr. Ferguson. Il primo non fu il massimo, ma nella seconda occasione non mi sono mai divertito così tanto in vita mia! Ferguson era fermo sulle proprie posizioni e, nonostante non sia d’accordo con lui, nutro un grande rispetto. Andarsene nel 2012 era un passaggio necessario, perché Paul non sarebbe cresciuto allo stesso modo. Io sono ancora convinto che il Paul di oggi confermi quanto sia stato giusto prendere quella scelta. Quello che la gente non considera è che feci di tutto per convincere Paul a non andare alla Juventus. I club di Serie A non erano particolarmente noti per dare opportunità ai giovani. L’ultimo fu Paolo Maldini nel 1985. Tre mesi dopo eravamo alla Juve e gli feci notare come non ascoltasse nulla di quello che gli dicevo. E lui mi rispose: “Non è che non ti ascolti, ma penso che ogni cosa che io abbia fatto finora nella mia vita, l’abbia fatta nel modo più difficile. E voglio continuare a farlo". Ecco perché, quando stava per tornare allo United, sapeva benissimo che non avrebbe giocato in Champions League, ma questa per lui era la sfida più grande. Paul non si è arreso.

In tutta questa storia da libro "Cuore", volete che mancasse però una "sparata" in pieno stile Raiola?

Se Ferguson è stato nominato Sir, anche io forse merito di diventarlo per aver riportato indietro Paul!

"Ibra ideale per il Manchester United"

Non è certo un caso che il sodalizio con il "campione mediatico di umiltà", Zlatan Ibrahimovic, prosegua a gonfie vele:

Per lui il brand del Manchester United è perfetto per lui. Lui è la personificazione della mancanza di paura, la sua mentalità vincente si unisce al suo talento. Ha 34 anni ma è il giocatore di cui si parla maggiormente in Premier League. Il suo ricongiungimento con Mourinho è come un avvertimento agli avversari: “Siamo il Manchester United, ora farete i conti con noi!”.

Un altro assistito che Raiola ha portato alla corte di Mourinho, l'ex Borussia Dortmund Henrikh Mkhitaryan, sta faticando a trovare spazio da titolare nei piani di Mourinho:

Il trasferimento di Mkhitaryan è stato più complicato. Eravamo quasi d’accordo con un altro club inglese, ma il Borussia Dortmund non voleva lasciarlo andare. Quindi lo United si è fatto sotto. Mkhi è stato il migliore giocare della Bundesliga nelle ultime due stagioni. Ha una grande mentalità e sarà un valore aggiunto non appena sarà al meglio.

"La Francia ha bisogno di Balotelli, ma il suo futuro è di nuovo in Inghilterra"

Dall'Inghilterra alla Francia, dalla Premier League alla Ligue 1. Dal tridente di assistiti dello United a Mario Balotelli. Due gol all'esordio con il Nizza, l'esclusione appena una settimana dopo contro il Montpellier: anche la nuova avventura di SuperMario viaggia sulle montagne russe. Raiola però non ha dubbi: l'esperienza transalpina sarà un successo. Il trampolino di (ri)lancio per tornare nel Regno Unito: 

La Francia ha bisogno di lui, come aveva bisogno di Zlatan. È ottimo per quel campionato, ma dovrà assolutamente tornare a giocare in Inghilterra. Del resto, ditemi cosa dovrebbe preferire un manager: spendere 100 milioni per un attaccante o puntare su Balotelli? Perché nessuno può venirmi a dire che non sia un talento di classe mondiale. Il ritorno in Italia? Non è praticabile per lui, a causa delle attenzioni che attira. Se dimostra di poter trovare continuità a Nizza e segna diversi gol, immaginate quanto potrebbe essere attraente la prossima estate, a parametro zero, per un allenatore di Premier League.

Raiola non risparmia comunque qualche bacchettata all'ex Inter e Milan: 

Il difetto di Mario è che lui cercava di essere amato, aveva bisogno di essere egocentrico. Il calcio deve essere la sua priorità, non la sua fidanzata e nemmeno sua moglie. Per essere un atleta al top, devi fare sacrifici e dopo 11-12 anni ne raccogli i frutti che ti permettono di condurre la vita che desideri. Per esempio Pavel Nedved, uno dei miei primi assistiti, aveva la mentalità giusta per avere successo ed era al tempo stesso un padre di famiglia ideale. Mario non aveva questo atteggiamento e si è creato la reputazione che tutti conosciamo. Questo non ti permette di ottenere credibilità, il che rende tutto più difficile.

Nel flusso di coscienza di Mino, c'è spazio però anche per l'autocritica:

Non avrei dovuto assecondarlo quando chiese di lasciare il City. È stato l’unico grande errore che abbia mai commesso. Mario non era felice, ma io gli avrei dovuto dire: “Ti senti una m****? Non ti piace il tuo lavoro? Bene, cresci e vai avanti”. Ci sarebbe voluto il polso fermo, invece fu troppo accondiscendente.

Niente rimorsi invece per aver portato Mario al Liverpool:

Io non mi pento di questa scelta, anche se non sono sicuro che Brendan Rodgers lo volesse. Jurgen Klopp poi non gli ha mai concesso un’occasione. Ho detto che si è comportato con lui come un pezzo di m**** e non può certo negare di aver trattato Mario come un emarginato, non lo ha trattato di sicuro come un essere umano. Se vuoi venderlo ok, ma è ancora un giocatore del Liverpool e, finché lo è, merita rispetto. Aveva bisogno di giocare 90 minuti nelle amichevoli, invece è stato fatto allenare come fuori rosa. Cosa ha fatto di male negli ultimi due anni? Mario mi ha detto di aver sbagliato a scegliere il Liverpool. 

"In Italia nessuno può permettersi Lukaku" 

Si torna di nuovo in inghilterra, dove a Liverpool - stavolta sponda Everton - c'è un altro suo assistito che ha iniziato la stagione con 4 gol nelle prime quattro giornate di campionato. Normale allora che i Toffees vogliano blindare Romelu Lukaku con il rinnovo: 

Ne stiamo parlando, c’è la possibilità che rimanga. Quest’anno era chiaro il messaggio che non fosse in vendita e in questo momento lui è molto felice. Siamo tutti soddisfatti di quello che sta facendo ora il club, vedremo come proseguirà la stagione. Ho parlato con lui dopo la tripletta contro il Sunderland, gli ho detto che ne avrebbe dovuti segnare sei! Possibilità di vederlo in Serie A? Si è parlato della Juventus, ma nessuno può permetterselo in Italia. Fuori dall’Inghilterra, gli unici club che possono realisticamente acquistarlo sono Paris Saint-Germain, Bayern Monaco, Barcellona e Real Madrid.

"Donnarumma continuerà a crescere con il Milan"

Nella scuderia di Raiola, c'è anche Etienne Capoue, in gol nella sfida che ha permesso al Watford di Mazzarri di battere proprio il Manchester United. Oltre a lui, il famoso procuratore elogia anche il rossonero Gianluigi Donnarumma e punta forte su un suo assistito, coetaneo del 17enne portiere milanista:

Credo che Capoue farà una grande stagione. È un top player e può giocare per i migliori club in Premier League e in Europa. Donnarumma ha esordito in Nazionale a 17 anni e continuerà a crescere sia con l’Italia che con il Milan. Chi secondo me ha le carte per esplodere è Donyell Malen dell’Arsenal. È un ragazzo olandese di grande talento, si trova in un grande club e un grande allenatore e sono convinto che sarà una delle prossime rivelazioni.

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