La burocrazia ferma Ossamah: il rifugiato siriano non può allenare

Fuggito dalla Siria e sgambettato da una reporter ungherese al confine, era stato invitato al Centro Allenatori di Getafe. Ma, ancora senza documenti un anno dopo, non può lavorare.

Ronaldo e il figlio di Ossamah

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Quella foto aveva fatto il giro del web e il caso di Ossamah Abdul Mohsen, il rifugiato siriano sgambettato dalla reporter ungherese Petra Laszlo mentre cercava di attraversare il confine serbo con in braccio il figlio di 7 anni, aveva commosso tutto il mondo.

La celebre foto della reporter che ha sgambettato Ossamah che portava il figlio in braccio

A causa di quell'orribile episodio, suo malgrado, Ossamah era diventato famoso. Il fatto che in patria fosse allenatore di calcio e che avesse allenato anche nella prima divisione siriana gli aveva subito spalancato le porte del CENAFE, il Centro Allenatori di Getafe. Spinto da un sincero spirito di solidarietà, il presidente del Centro, Miguel Angel Galan, lo aveva contattato invitandolo a Madrid. L'idea era quella di trovargli una casa, puntare al ricongiungimento familiare e aiutarlo a tornare ad allenare, in Spagna questa volta.

Ossamah e il figlio subito dopo l'incidente

L'idea di Galan aveva avuto subito vastissima eco nell'opinione pubblica, Ossamah aveva ottenuto un appartamento in calle Madrid, un permesso di soggiorno a tempo di record e il figlio Zaid aveva realizzato il sogno di entrare in uno stadio per mano al suo idolo Cristiano Ronaldo. Tutto insomma sembrava mettersi al meglio.

Ma i buoni propositi, purtroppo, spesso si scontrano con la burocrazia. Ben presto Galan e Ossamah hanno incontrato le prime difficoltà: prima la scoperta che non potrà ricongiungersi alla moglie per almeno tre anni, poi le grane con la Federazione che non riconosce il suo patentino professionale siriano, e ancora tutti i documenti che l'ambasciata di Damasco si rifiuta di rilasciare.

Ossamah e Zaid in un'immagine serena in Spagna

Galan non nasconde le difficoltà:

Noi stiamo aiutando Ossamah, gli diamo uno stipendio di 1.121 euro netti al mese, paghiamo l'affitto di 600 euro, ma non posso mentire: ci costa circa 3mila euro al mese e non so fino a quando ce la faremo. Io credo che le istituzioni che si occupano dei rifugiati debbano puntare su tre fasi: accoglienza, integrazione e autosufficienza. Ma senza tutti i documenti non è possibile.

Intanto Zaid, che ora ha otto anni, cresce felice giocando a calcio, ma ogni tanto chiede a Ossamah: "Quando arriva mamma?".

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