Stadi d'Europa, Serie A all'età della pietra

La Serie A è il campionato nazionale europeo con il più basso tasso di riempimento degli stadi, lontanissime la Premier League e la Bundesliga.

La casa della Juventus.

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Di recente le più autorevoli testate giornalistiche italiane hanno pubblicato i dati relativi all’affluenza media di pubblico negli stadi italiani di calcio. Non sorprende più di tanto il dato che emerge: la percentuale di riempimento di pubblico si arresta solamente al 51%, la più bassa degli ultimi 10 anni. Troppo spesso infatti nel nostro Paese si sente parlare di stadi vuoti, di strutture obsolete, non adatte ad ospitare una famiglia,  di infrastrutture prive di comfort e di tutti quei requisiti normativi e di sicurezza che la legge impone.

Stadio Olimpico di Roma

Tale dato assume ancor più significato e mette in luce tutte le criticità del sistema Italia se confrontato con quelle che sono le performance ottenute nei principali campionati di calcio europeo. L’Italia è infatti il Paese che registra la percentuale di riempimento più bassa d’Europa (nella stagione appena conclusa la capienza media è stata del 54%), e parallelamente, quello che registra il numero maggiore di posti invenduti (a tal proposito negli ultimi tempi, al fine di migliorare la situazione, si sta pensando di introdurre una nuova forma di ticketing, il “Dynamic Ticketing”, per consentire alle imprese società di calcio di massimizzare i propri ricavi).

Stadio Sant'Elia di Cagliari

Nulla di nuovo: la difficile situazione del calcio italiano era già stata messa in luce dalla Figc che, nel pubblicare nello scorso mese di maggio il Report Calcio 2016, aveva evidenziato tale criticità, sottolineando come l'Italia occupasse l'ultimo posto fra i top 5 campionat europei. Dominano la Premier League e la Bundesliga, con una percentuale di riempimento media rispettivamente del 94% e del 92%. 

Staccata di venti punti percentuali la Liga, nonostante gli eccellenti risultati raggiunti da Barcellona e Real Madrid. Serie A sorpassata anche dalla Ligue 1, che si colloca al quarto posto con una percentuale del 69%; ultima, come detto l'Italia (54%). Possiamo individuare due principali motivazioni alla base di una situazione così deficitaria e insostenibile.

Serie A: gli stadi sono troppo vecchi

In Serie A un solo stadio è stato costruito dopo gli anni 2000, lo Juventus Stadium. Tutti gli altri - seppur soggetti a importanti lavori di ristrutturazione ed ampliamento, come quelli di Udine o di Sassuolo -  sono stati inaugurati nella seconda metà degli anni '90. Tale dato sottolinea in maniera emblematica l'incapacità degli stadi italiani di dotarsi di strutture all'avangaurdia e di tutta una serie di attività collaterali - cinema, centri commerciali, area hospitality - fondamentali oggi per permettere al tifoso di vivere lo stadio a 360 gradi, e conseguentemente di incrementare in maniera esponenziale il fatturato. In Premier League 7 squadre su 20 hanno una struttura costruita dopo gli anni 2000, in Germania addirittura 11.

Il riscaldamento del Manchester City nella gara di ieri vinta 1-2 all'Old Trafford

Solamente 3 società italiane possiedono uno stadio di proprietà in Serie A

Juventus, Sassuolo, e Udinese sono le uniche tre società italiane presenti in Serie A che possono vantare fra i propri assets lo stadio di proprietà. La Roma e il Bologna ci hanno fatto un pensiero, soprattutto i giallorossi stanno lavorando da tempo per la costruzione di un nuovo impianto. Tutto questo comporta un totale disinteressamento da parte delle società nel realizzare opere di miglioria nella struttura "stadio", e nel dotarlo di tutte le innovazioni presenti nel mercato. 

Serie A che anche sotto tale punto di vista perde nettamente il confronto con l'estero: la Liga può oggi vantare la presenza di 7 società con uno stadio di proprietà, la Bundesliga 10, la Premier League ben 16. 

Lo stadio dell'Udinese durante la partita con il Torino dello scorso campionato

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