Caos Olympic Stadium, il West Ham chiede aiuto alla polizia

La decisione della società arriva dopo le continue risse tra i tifosi sugli spalti. La polizia però respinge la richiesta: manca il segnale per le comunicazioni tra agenti.

L'Olympic Stadium, la nuova casa del West Ham United

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I tifosi del West Ham non aspettavano altro: un nuovo stadio, aumento degli introiti, un'era di successi all'orizzonte. Anche il mercato estivo non aveva per niente deluso: è stata la campagna acquisti più onerosa della storia del club, che è riuscito inoltre a respingere l'assalto dei grandi club per Payet e si è assicurato almeno due giocatori per reparto. E i supporters, questo, lo hanno apprezzato. 

Ma il punto debole di questo scenario è rappresentato da quello che doveva essere il punto di forza, la base su cui costruire i nuovi successi: l'Olympic Stadium. Le premesse erano ottime: gli abbonamenti sono stati esauriti in poche settimane, facendo segnare il record della storia del club a quota 52 mila (su 54 mila posti disponibili) e lasciando in lista d'attesa più di 20 mila tifosi. L'impianto è stato completamente ristrutturato e adattato agli standard richiesti per ospitare un match di calcio. Peccato che, non sempre, uno stadio nato e pensato per l'atletica, possa diventare uno stadio dedicato a un altro sport

Come diceva il buon Bill Shankly, "il calcio è formato da una santissima trinità: giocatori, allenatori e tifosi. I dirigenti non c'entrano, quelli firmano solo assegni". Una frase pronunciata più di 40 anni fa, che risuona alquanto attuale e l'esempio più lampante è proprio quello degli Hammers: la dirigenza, invece che investire nella ristrutturazione del vecchio impianto o costruirne uno ex novo, ha preferito "risparmiare" intraprendendo una battaglia legale per assicurarsi uno stadio già esistente, affittandolo per 99 anni - così come riporta il contratto -.

Una volta raggiunto l'accordo, la società ha cominciato con la costruzione di nuove tribune. Un impegno lodevole, questo è certo, ma che ha completamente stravolto la storia e la tradizione di un club conosciuto in tutto il mondo non tanto per i suoi successi sul campo quanto per le gesta e la passione dei propri tifosi.

Upton Park rappresentava una vera e propria casa per la comunità Hammers. Non era solo lo stadio dove si giocavano le partite di campionato, rappresentava l'ultimo tassello di un ambiente più unito che mai. Il Boleyn Ground in se, era famoso per la sua atmosfera e quella capacità di essere 12° uomo in campo durante i 90 minuti, ma oltre a lui c'erano decine di altre attività connesse all'impianto che costituivano delle vere e proprie istituzioni per i tifosi. 

Prima su tutti la Green Street, la strada che dalla metro portava allo stadio, con le sue case a schiera tipiche d'Oltremanica, i suoi negozi multietnici e un paio di pub che rappresentavano delle roccaforti dei tifosi: il Boleyn Tavern e il The Queen. Ma non è finita qui. Chi bazzica l'ambiente sa bene come altre attività commerciali abbiano risentito dell'allontanamento da Upton Park.

Una su tutti è il Victoria Tavern, un pub situato a circa 2 km di distanza dall'impianto che ha perso circa l'85% delle sue entrate a causa dell'assenza di partite nel vicino Boleyn Ground. Non solo: i proprietari hanno recentemente ricevuto uno "sfratto legalizzato", tanto che il comune ha chiesto loro di acquistare il locale per demolirlo e costruirci degli appartamenti.

A ruota seguono altri due pub, come il The Lord Stanley e il The Central, che hanno fatto segnare un calo rispettivamente del 78% e del 70% dei propri introiti dopo che il West Ham ha traslocato. Senza contare il famoso Nathan's Pie & Mash, un ristorante che serve le tipiche torte salate ripiene britanniche, che sorge a qualche centinaio di metri dallo stadio e che per 75 anni ha soddisfatto le bocche di migliaia di tifosi.

L'Olympic Stadium è senza dubbio un impianto affascinante, ma nessuno dei punti che combaciano con storia, tradizione e passione del West Ham viene soddisfatto. Al suo esterno troviamo una serie di camioncini mobili o negozi di street food che vendono hamburger e birre a prezzi esorbitanti (si toccano le 11 sterline per un panino e una pinta), nelle vicinanze non c'è nessun pub (il più vicino è a quasi 2 km) e l'organizzazione in generale è carente.

In primis il problema del deflusso degli spettatori, costretti a uscire prima della fine del match per non rimanere imbottigliati nella vicina stazione della metropolitana di Stratford. Poi il problema degli "imbucati": durante il match di Europa League contro l'Astra Giurgiu si sono visti ragazzini con le maglie di Manchester United e Tottenham sedersi comodamente tra i tifosi di casa e quest'ultimi combattere tra loro. Un episodio che ha obbligato la società a intervenire. 

Il principale problema però, è rappresentato dalla lotta interna tra la società e i propri tifosi. Molti supporters, abituati da decenni a seguire le partite in piedi ad Upton Park, hanno mantenuto la tradizione rimanendo in piedi per tutti i 90 minuti e provocando le proteste degli altri presenti (probabilmente turisti) seduti qualche fila dietro di loro.

Il club è intervenuto in maniera durissima, creando inconsapevolmente un clima di tensione. A quasi tutti gli abbonati, o possessori della membership card della società, è stata inviata una lettera nella quale si specificava chiaramente che chi sarebbe stato trovato in flagrante (cioè in piedi a seguire la partita) dal personale di sicurezza dello stadio, avrebbe rischiato la revoca dell'abbonamento e l'allontanamento dallo stadio

I tifosi si sono rivoltati, con alcuni settori che in risposta a tutto ciò hanno seguito per larghi tratti le partite in piedi. La tensione è aumentata match dopo match, fino allo scontro interno contro il Watford di sabato scorso, che ha visto scatenarsi diverse risse che hanno coinvolto più settori dello stadio, alcune tra gli stessi tifosi del West Ham (ovvero tra chi sta seduto e chi in piedi) e altre addirittura tra supporters del West Ham e del Watford, venuti inspiegabilmente a contatto per la cattiva organizzazione degli steward. 

A questo proposito, la società ha chiesto alla polizia londinese di intervenire sin dalla prossima partita casalinga, inviando allo stadio qualche decina di agenti pronti a intervenire. La Metropolitan Police però ha respinto la richiesta per un motivo che ha dell'assurdo: manca il segnale per le comunicazioni tra agenti all'interno dello stadio. Ancora una volta è l'impianto stesso a rappresentare un ostacolo. 

In settimana moltissimi tifosi hanno già annunciato di non voler più assistere alle partite interne della squadra. Tra loro padri di famiglia che "non vedono l'Olympic Stadium come il posto ideale per portare il loro figlio" e gruppi organizzati che hanno comunicato che non andranno allo stadio (per le partite casalinghe s'intende) finché la situazione non cambierà.

Tra loro, gli Italian Irons, uno dei gruppi italiani ufficiali riconosciuti dalla società e i Boys 1991, un gruppo di ragazzi dell'East End londinese che da tempo combatte per l'inserimento delle safe standing negli stadi, ovvero settori dove i tifosi possono seguire le partite in piedi così da non creare un ostacolo per chi vuole godersi i match comodamente seduto. 

Quello che chiedono loro e tantissimi altri tifosi che hanno sfogato sui social la loro rabbia, è chiarezza: il West Ham vuole ancora i suoi tifosi, quelli che hanno contribuito a renderlo uno dei club più famosi al mondo, o vuole semplicemente dei clienti, pronti a pagare qualsiasi cifra e adattarsi a qualsiasi condizione pur di vedere una partita, azzerando completamente l'atmosfera all'interno dello stadio e durante le partite? La stagione è appena iniziata e i problemi da risolvere sembrano già moltissimi.

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