Ancelotti: "Ronaldo non ha limiti. Un ritorno al Real? Perché no?"

In una lunga intervista a Marca, Ancelotti parla del suo presente al Bayern Monaco ma pure del futuro: "Non escludo di tornare ad allenare in Italia, ma non da ct".

Carlo Ancelotti si racconta in una lunga intervista a Marca

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“Carlo Magno” ha già conquistato la Germania, la sua bandiera in Baviera Ancelotti l’ha piazzata in occasione della Supercoppa vinta nella sua partita d’esordio, contro il Borussia Dortmund. A seguire le “passeggiate” in coppa contro il Carl Zeiss Jena e in Bundesliga contro il Werder Brema. Tre vittorie su tre, con 13 gol realizzati e 0 subiti.

L’esperienza al Bayern Monaco

Questo il biglietto da visita di Carlo Ancelotti, che in una lunga intervista a Marca ha spiegato perché, dopo un anno sabbatico in cui ha vissuto in Canada, è tornato in panchina ad allenare il Bayern Monaco:

È un grande club con un sacco di storia, ben organizzato e con un presidente che è stato un giocatore. Le colonne del gruppo sono molto chiare: Neuer, Lahm, Müller Giocatori che conoscono molto bene questo club, più altri che sono saliti dalle giovanili e stanno insieme già da molto tempo.

Non ha problemi, il tecnico, ad ammettere di essere partito da una base già ben solida, costruita dal suo precedessore Pep Guardiola:

Ho trovato una squadra di altissima qualità nel possesso palla e nella fase di transizione. Quando non ha il pallone è molto aggressiva. Per questo quando sono arrivato ho spiegato che non serviva una rivoluzione, non ce n’era bisogno. Sono molti competitivi e c’è solo da pensare a fare il massimo per tentare di vincere la Champions League.

Obiettivo Champions League

Eccolo, è questo l’obiettivo dichiarato di Ancelotti:

Dopo 4 titoli in Bundesliga consecutivi dobbiamo fare qualcosa di più in Europa. Vogliamo cercare di arrivare alle semifinali nelle migliori condizioni possibili, cercando di non avere troppi infortuni nei momenti decisivi. Non è un’ambizione personale, per quanto mi riguarda voglio solo vivere una nuova esperienza in un paese diverso, con un linguaggio complicato, e fare tutto il possibile per far sì che il Bayern vinca tutto. Le favorite per vincere la Champions League sono sette. Le tre spagnole, la Juventus, il Manchester City, il Paris Saint-Germain e il Bayern Monaco.

I possibili ritorni in Italia e Spagna

La sua mente è concentrata nel fare bene con il Bayern Monaco, perché uno con il suo curriculum non può certo accontentarsi della Supercoppa di Germania già vinta. Proverà a collezionare altri successi e rendere ancora più ricco il suo personale palmares. Solamente a quel punto potrà prendere in considerazione nuove avventure. Senza escludere ritorni eccellenti:

Ho scelto la Germania perché ora il cerchio è completo dopo Italia, Francia, Inghilterra e Spagna. Un ritorno in Serie A? Può darsi, sono italiano. Però non la Nazionale. Mi piace di più il lavoro quotidiano. Al Real Madrid? Anche, non ci sarebbe motivo per non farlo. È stata una bella esperienza e ringrazio la società per avermi dato l’opportunità di viverla.

I due anni al Real Madrid

A Madrid, con la conquista della Décima, Ancelotti ha scritto una pagina di storia del calcio. Ecco perché nonostante la successiva separazione non può che parlare bene del suo ex club:

L’esperienza mi dice che ogni allenatore che si rispetti deve allenare il Real Madrid almeno una volta nella sua vita. È il club più grande del mondo, un’esperienza bellissima, quasi unica. Quello che succede a Madrid non accade in nessun’altra squadra. I tifosi che ha in qualsiasi parte del mondo sono tantissimi. Ti aspettano ovunque, in hotel, all’aeroporto… È un’esperienza unica che vale la pena vivere. Anche quando ti mandano via (ride, ndr).

Il tecnico assicura di esserne diventato un tifoso:

Sono stati due anni molto belli e intensi e ogni società è libera di scegliere il proprio futuro. Questo non cambia il pensiero che ho del Real Madrid. Se ne sono diventato un tifoso? Sì, chiaro. Ho molto affetto per questa squadra, così come per il Milan. Lo stesso che provo per il Psg o il Chelsea.

CR7 e la rivalità con Messi

Nella sua avventura al Real Madrid ha potuto lavorare con quello che reputa un giocatore eccezionale come Cristiano Ronaldo:

Non ha limiti, perché non li pone al suo allenamento, ai suoi tempi di recupero. Segnerà gli stessi gol realizzati nelle ultime stagioni. Una volta gli ho detto “domani non giocherai, devi riposare”, lui ha risposto che stava bene, che si sarebbe riposato fino alle 20.30 e poi avrebbe giocato. Non l’ho mai visto stanco. Sa che i tempi di recupero sono tanto importanti quanto gli allenamenti. Sergio Ramos un giorno mi ha detto: “In Spagna si dice che troppa acqua uccide le piante”. Bisogna sempre stare attenti. Oggi in una stagione si giocano 60 partite, il doppio di prima.

Infine, quando gli viene domandato chi sia meglio tra Ronaldo e Messi, Ancelotti risponde così.

Non ho mai allenato Messi, non si può dire se sia meglio uno o l’altro. Un anno è meglio Cristiano, quello dopo l’argentino. La concorrenza tra di loro aiuta sia loro due che il calcio. Sono i migliori e hanno un’immagine perfetta. Altri hanno avuto la loro qualità, ma non la stessa immagine. Sono molto importanti per il calcio.

Così come lo è stato ed è tuttora lui da allenatore.

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