Fox Sports Collateral - "El Gato" Diaz e il rigore che durò una settimana

La storia del rigore più lungo del mondo ci viene raccontata da Osvaldo Soriano: un'attesa di una settimana, uno stadio vuoto e i tifosi in piedi sui tetti delle case.

Palla sul dischetto di rigore

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Il rigore è uno degli elementi più poetici del gioco del calcio: è una figura retorica che modifica lo spazio-tempo, rendendo tutto eterno e sospeso. In Italia lo sappiamo fin troppo bene cosa voglia dire avere un groppo in gola che non  permette di respirare, fin quando non si sfoga in un urlo liberatorio o in un pianto dirotto.

Baresi al Mondiale 1994
La disperazione di Baresi dopo il rigore sbagliato in finale a Usa 1994

Ci fu una volta però, nel lontano 1958, nella ancor più lontana e sperduta Valle de Rio Negro, che quel momento di sospensione, quel groppo in gola, durarono addirittura una settimana: Osvaldo Soriano, nella raccolta di racconti “Futbol: storie di calcio”, ci narra la storia dell’Estrella Polar, una squadretta nata giusto perché la domenica i bar erano chiusi e non c’era proprio niente da fare. I giocatori non facevano allenamenti, erano sempre gli stessi da anni, tanto che il portiere ormai ne aveva 40 suonati.

Soriano
Lo scrittore argentino Osvaldo Soriano è stato un vero amante del calcio

Non vincevano mai e non se ne interessavano: il gioco per loro era solo una scusa, un passatempo. E bastò piazzarsi tredicesimi in un campionato composto da sedici squadre per stappare damigiane di vino e cantare fino all'alba. Poi, nel ‘58, successe una cosa che nessuno si aspettava, tantomeno i giocatori dell’Estrella: iniziarono a vincere. Loro giuravano di non avere alcun merito, continuavano a non allenarsi e a passare le giornate nel bar. E infatti giocavano malissimo, ma vincevano. Anche il Deportivo Belgrano, dominatore della categoria da sempre, si trovava a rincorrere con un punto di distacco. 

All’inizio non ci fece caso nessuno, poi diventò una bizzarria sui cui scherzare, poi addirittura iniziarono a scommetterci sopra, attendendo finalmente il momento della resa. E dovettero aspettare un bel po’ i tifosi, fino allo scontro diretto tra Deportivo ed Estrella Polar: tutti scommisero sulla sicura sconfitta della squadretta, perché va bene la fortuna, ma quando è troppo è troppo. E invece, al minuto 88, l’Estrella conduceva per 2 a 1. Lo stadio era ammutolito. Fu in quel momento che Herminio Silva, l’arbitro, pensò e ripensò all’importanza del suo ruolo, all’impatto sociale del suo lavoro, e decise che la partita non poteva finire così; attese, con il fischietto in bocca, fino a quando Padin, la punta del Deportivo Belgrano, entrò in area e, non appena gli si avvicinò un difensore, l’arbitrò fischiò: calcio di rigore.

Il pallone sul dischetto degli 11 metri
E l'arbitro fischiò: calcio di rigore

Herminio Silva pensò molto all’impatto sociale, come abbiamo detto, ma non abbastanza a quello sportivo, e ancor di meno all’impatto del pugno che un giocatore dell’Estrella gli rifilò dritto sul naso. Il povero Herminio forse neanche se ne rese conto, ma scoppiò una rissa tale da coinvolgere tutti, giocatori, allenatori e tifosi, fino a notte fonda.

Bisognò decretare lo stato di emergenza: il tribunale stabilì che la partita non era terminata, mancavano ancora 20 secondi a partire da quel calcio di rigore. Ma visto il comportamento spropositato di tutti i presenti, la sfida tra el Gato Diaz, il portiere 40enne dell’Estrella, e Constante Gauna, il capocannoniere del Deportivo, avrebbe avuto luogo nello stesso campo, ma la domenica dopo. E con lo stadio vuoto.

Stadio vuoto
Uno stadio completamente vuoto

Per tutta la settimana, non appena El Gato muoveva un passo, provava a pronunciare una parola o si portava alle labbra un bicchiere di vino, c’era  sempre qualcuno del paese che gli riproponeva la stessa identica domanda: "Lo pari?". E lui ci pensava sempre un po’ su, ma poi rispondeva sempre allo stesso modo, magari dopo aver buttato giù qualche altro goccetto: "Che cambia per me?". E non solo un tifoso si sbracciò per farlo ragionare, si misero addirittura in fila, a pregarlo uno a uno, per fargli capire che doveva provarci per loro, in nome di tutti. Doveva fargliela pagare a quelli del Belgrado, doveva batterli dopo anni di umiliazioni subite.

E allora el Gato Diaz disse che ci avrebbe provato, sì, ma a una condizione: la Rubia Ferreira, la Bionda, avrebbe dovuto dirgli "ti voglio bene". 

Così la Rubia Ferreira, la Bionda, si ritrovò davanti alla sua piccola casetta addirittura il sindaco con un bel mazzo di fiori, che la pregò di fidanzarsi con Diaz, almeno fino alla partita. Il politico usò tutta la sua oratoria, diede prova della sua arte di persuasione, ma la Rubia continuava a negarsi, diceva di vergognarsi troppo e che in fin dei conti non gli sembrava neanche poi così giusto. Ma quando vide quel nanerottolo del sindaco, che sempre aveva tenuto alla sua figura più di ogni altra cosa, finire in ginocchio nella polvere con le mani giunte in preghiera, non riuscì più a rifiutare.  

La sera prima della partita i novelli fidanzati uscirono e anche lei gli rivolse la domanda che tutti gli facevano, forse con un tono meno impertinente. Lui rispose sempre la stessa cosa, lei disse quello che Diaz voleva sentire: "Se non lo pari, vuol dire che non mi vuoi bene".

Camion Bloccatien.wheelsage.com
Una fila di camion rimase alle porte della città-

La domenica del rigore partirono 20 camion per andare alla "partita", ma la polizia li bloccò all’ingresso del paese come aveva disposto il Tribunale. Inutili furono le preghiere degli anziani, i pianti dei bambini e le minacce degli uomini: lo stadio doveva restare vuoto. E, come di solito succede, è proprio per inseguire le più folli passioni che nascono i colpi di genio: il garzone del ciclista, di non più di 6 anni, si arrampicò su un tetto da dove si vedeva la porta e si sedette, pronto a iniziare una vera e propria radiocronaca per un altro ragazzo che stava sul marciapiede, che, a sua volta, si schiariva la voce per urlare e farsi sentire dai tifosi dell’Estrella.

Bimbo che fa passaparola
Anche i bambini parteciparono al grande "passa parola"

L’arbitro Herminio Silva andò fino alla porta con la palla stretta in mano e contò i dodici passi. El Gato Diaz si era pettinato con la brillantina per l’occasione: si dispose sulla linea e prese a strofinarsi le mani nude. Guardava l’arbitro, guardava il pallone, guardava Gauna che lo fissava a sua volta, ma soprattutto guardava verso il cielo, oltre lo stadio, dove sapeva, e sperava, che la Rubia lo stesse aspettando. Constante Gauna si avvicinò per sistemare la palla: era magro e muscoloso e aveva le sopracciglia tanto folte che la faccia ne sembrava tagliata in due. Herminio Silva si dispose a metà strada tra la porta e il pallone, portò il fischietto alla bocca e soffiò con tutte le sue forze, così tante, che quando il pallone partì gli occhi gli si rovesciarono indietro e cadde di spalle schiumando dalla bocca. 

Diaz fece un passo in avanti e si buttò sulla destra, il pallone roteò verso il centro della porta e Constante Guana capì subito che El Gato lo avrebbe deviato con le gambe. Ma quando tutta l’Estrella Polar si riversò sopra al portiere per festeggiare, il guardalinee corse verso l’arbitro ancora a terra, con la bandierina alzata, gridando “Non vale!”. La notizia corse di bocca in bocca, per tutta la staffetta, ma evidentemente qualcosa si perse, che si sa quant’è difficile dare una brutta notizia. Ai tifosi accampati all’entrata del paese arrivò solo la parte della respinta e dello svenimento, e per tutta la strada cominciarono ad aprire damigiane di vino e festeggiare, fino a quando Herminio Silva non si rialzò in piedi, si fece raccontare quello che era successo, scosse la testa e disse che bisognava ripetere il rigore perché non si può giocare con un arbitro svenuto, nel regolamento c’è scritto chiaramente. 

Ragazzini che corronoartribune.com
I ragazzini correvano per portare la notizia

El Gato Diaz allontanò quelli che volevano picchiarlo, spiegando che non si poteva proprio aspettare un’altra settimana, e che anzi bisognava sbrigarsi, perché lui, la sera, aveva un appuntamento. Constante Gauna si avvicinò a Padin, la punta di peso del Deportivo, quasi in punta di piedi, e gli propose di batterlo lui, il rigore, ma quello si fece piccolo piccolo come non era mai stato e allora il tiratore prescelto fu costretto ad accollarsi l’ingrato compito, di nuovo. Il guardalinee aiutava l’arbitro a restare in piedi, da fuori si sentivano gli strombazzamenti dei tifosi del Deportivo, mentre i giocatori dell’Estella cominciarono a ritirarsi circondati dalla polizia. Herminio Silva fischiò, Gauna prese una lenta e svogliata rincorsa e calciò, forte, con la punta del piede destro. Il tiro arrivò a sinistra, El Gato si buttò nella stessa direzione con una sicurezza ed un’eleganza che non dimostrò mai più.

Il rigore parato da Diaz
Il rigore parato da "El Gato"

Come spesso accade, nel momento della felicità incontrollabile, le regole persero significato e così i tifosi saltarono giù dai muretti, invasero lo stadio e circondarono Diaz, che stringeva ancora  il pallone come se avesse vinto il primo premio della lotteria. Le persone rimaste fuori per strada, intanto, aprirono ancora altre damigiane di vino e portarono la Rubia Ferreira, la Bionda, in trionfo verso il loro campione. Così i due novelli innamorati furono trasportati di peso da tutta quella folla esaltata e si incontrarono a metà strada, sorretti dalle braccia dei tifosi increduli, che ormai, invece di continuare a inneggiare a quella storica vittoria, richiedevano a gran voce che il momento fosse suggellato da un ancor più storico bacio.

Emilio "El Gato" Diaz
La tomba di "El gato" Diaz

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