Fox Sports Collateral - Il calciatore e la pistola: morte a centrocampo

La storia di Abdon Porte: quando un uomo così innamorato del calcio sceglie di morire piuttosto che vivere senza.

L'indio del Nacional

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Abdon Porte nacque a Montevideo nel 1893 e non poteva fare a meno del calcio. Fin da bambino, non fece altro che correre dietro a un pallone. Ogni momento era perfetto per giocare, ogni condizione climatica adatta per cimentarsi in colpi sempre nuovi, sulle tavole di legno del porto o tra le zolle di terra battuta fuori città, verso la campagna.

Montevideo, Uruguaytaringa.net
Il porto di Montevideo ai primi del '900

Abdon correva e lottava, si allenava, cresceva e diventava sempre più grande, più forte. Ogni giorno che passava i suoi occhi erano rivolti a quello che per lui era un tempio dalle sembianze di un miraggio irraggiungibile: l’Estadio del Gran Parque Central. Gli anni passarono, Abdon finalmente venne notato: nel 1910 indossò per la prima volta la divisa di un vero club professionistico, il Colon, e già solo un anno dopo ne indossò un’altra, quella che non si tolse mai più di dosso. Nel 1911 l’indio, come ormai lo chiamavano per la sua mole muscolosa, approdò finalmente alla squadra del suo cuore, il Nacional. Per anni si era limitato ad ammirarne le gesta seduto all’ombra delle scalinate di quel miraggio che continuava ad accarezzare ogni volta sperando che non sparisse di colpo. Ora finalmente il sogno era diventato realtà.

La formazione del Nacionaltaringa.net
Il Nacional. Abdon Porte è il primo in ginocchio da sinistra.

Furono anni speciali per Abdon. Era un regista atipico, elegante ma con un fisico e un colpo di testa fuori dalla norma: poteva affrontare chiunque, Abdon, senza mai tirare indietro la gamba. Come era leader in campo, lo era fuori: le sue parole nello spogliatoio, prima della partita, ipnotizzivano i compagni di squadra, diventò per tutti un esempio da seguire. Capitano, leader indiscusso di quel ciclo fantastico di vittorie che andò dal 1912 al 1917, suggellato dal successo del 1914, con cui il Nacional vinse la Copa Competencia, proprio contro il Penarol nel clasico, il derby che mette a soqquadro tutta la città. Vinsero per 2-1 e segnò proprio il capitano Abdon Porte.

Uno stadio in Uruguaytaringa.net
Il derby tra Nacional e Penarol fu un evento che interessò tutta la città

Anche in Nazionale il suo talento era riconosciuto, e con la maglia della Selección nel 1917 vinse la Coppa America, battendo in finale l’Argentina per 1-0.

L'Uruguay alla Coppa America 1917forums.govteen.com
L'Uruguay vincitore della Coppa America 1917.

Quella però fu l’ultima vittoria di Abdon Porte: la fine dei momenti felici, l’inizio della sua depressione. L’indio, ormai alla soglia dei trent'anni, era già considerato vecchiotto per il calcio di quei tempi, e se l’eleganza forse non lo tradì mai, la forza mastodontica e quei micidiali colpi di testa vennero meno. Per quanto si affannasse non riusciva più a stare dietro ai giocatori più giovani, che partita dopo partita diventavano sempre più veloci. E irraggiungibili. Iniziò a risentirne anche la rifinitura: la palla non giungeva più a destinazione morbida e precisa come un tempo, non si adagiava perfettamente sui piedi dei compagni di squadra, che erano obbligati a rincorrerla, a volte senza nessuna speranza.

Porte, per primo, si rese conto di quanto gli stava accadendo. Il fisico non lo aiutava, la lucidità veniva meno, ma si sentiva ancora il capitano, il pilastro del centrocampo e ancor più dello spogliatoio. Voleva essere un maestro per i compagni più giovani, sentiva il desiderio e il dovere di tramandare un'arte, di trovare l'eletto cui affidare il futuro della squadra.

E invece, le cose presero una strada diversa. Una strada da cui Abdon Porte non riuscì più a tornare indietro. Il capitano venne tradito proprio da chi gli era stato più vicino: iniziarono a piovere le critiche dai tifosi, poi dai compagni di squadra. Il brusìo si fece sempre più forte, arrivarono le panchine, e la tribuna. In un attimo svanì nel nulla il suo ruolo di leader, in campo e nello spogliatoio.

Parque Centraltaringa.net
Anche i tifosi fischiavano Abdon Porte

Per Abdon Porte fu un durissimo colpo. Il 4 marzo 1918, fu schierato nella partita contro il Charley Solferino, vinta 3-1. La sera stessa, come era abitudine della squadra, tutti i giocatori si riunirono per festeggiare: partecipò anche Porte, scambiò qualche chiacchiera con i compagni, brindò ai colori della sua maglia , salutò tutti e si congedò. Ma non andò a casa. O meglio, si diresse verso l'unico luogo che considerava casa sua, in cui si sentiva protetto, l'unico posto che consacrava come un tempio: senza dire una parola a nessuno, e forse neanche a se stesso, intorno alle due del mattino Abdon Porte varcò i cancelli del Parque Central e si sedette a centrocampo, nel suo centrocampo, nel più assoluto e rispettoso silenzio.

Accarezzò l'erba del campo e si sporcò le dita con la terra e con quel poco di gesso che ancora era rimasto, guardò gli spalti vuoti e pensò che non li aveva mai visti così. Rivide le azioni, i passaggi precisi e i contrasti coraggiosi, sentì di nuovo la fatica di un altro scatto nelle cosce e, forse, sentì ancora il cuore che si gonfiava insieme alla rete della porta dopo aver segnato un gol.

Ripensò a tutto questo Abdon Porte, il capitano, e sorrise. Poi, estrasse la pistola dalla giacca e si sparò al cuore. Proprio lì, nel suo centrocampo.

Lo stadio del Nacional
Il Parque Central visto dall'alto.

Quando lo ritrovarono, stringeva in mano due biglietti: uno era per la madre, in cui le chiedeva perdono. L’altro era per il presidente del Nacional: chiedeva di essere sepolto al Cementerjo de la Teja, vicino alle altre glorie del club. L'ultimo saluto si concludeva così:

Nacional anche quando sarò polvere. E nella polvere sempre amante. Non dimenticherò un istante quanto ti ho amato. Addio per sempre.

E neanche il Nacional ha mai dimenticato il suo capitano più coraggioso: ancora oggi, una tribuna dello stadio che ha tanto amato è intitolata a suo nome. Ogni volta che il Nacional gioca in casa, un gruppo di tifosi fa sventolare uno striscione: 

Por la sangre de Abdon

La curva del Nacionaldecano.com
A distanza di quasi un secolo, il capitano Abdon Porte è ancora amato dalla tifoseria del Nacional

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