Dalla cantera in prima squadra, in Europa nessuno come il Barcellona

Il segreto del successo del Barcellona continua a essere il suo straordinario settore giovanile, nessuna cantera in Europa è prolifica come quella blaugrana.

Il Barcellona 2015-16

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La stagione blaugrana è stata meno trionfale di quanto non si sarebbe detto in primavera, ma in Europa nessuno tiene il passo del Barcellona almeno da un punto di vista: quello della cantera. Come ricorda il Mundo Deportivo, tra le prime dieci squadre d'Europa - cioè le otto che hanno raggiunto i quarti di finale di Champions League 2015-16, più Juventus e Leicester - quella catalana ha la percentuale più alta di giocatori provenienti dal settore giovanile che vengono impiegati stabilmente come titolari: sono Piqué, Jordi Alba, Sergio Busquets, Iniesta e Messi, cinque su undici.

Quasi il 50% del Barcellona attuale è dunque un prodotto della favolosa Masia, la fabbrica di talenti più prospera del calcio europeo. Non siamo ancora ai livelli della stagione 2010-11, quando a conquistare la quarta Champions League della storia del club fu una formazione composta per 7/11esimi da ex canterani (Victor Valdes, Xavi, Piqué, Iniesta, Busquets, Messi, Pedro, più Puyol che subentrò nel finale, e non consideriamo altre riserve e il tecnico Pep Guardiola, anche lui prodotto doc della Masia), ma ci si va vicino. Anche perché in panchina ce ne sono altri sette, per un totale di 12 prodotti locali su una rosa di 23 giocatori.

Muller, Lahm, AlabaGetty
Muller, Lahm e Alaba, i tre canterani del Bayern Monaco

Alle spalle del Barcellona troviamo il Bayern Monaco con tre canterani su undici. Lo scorso anno, nella formazione ideale di Guardiola erano sempre presenti capitan Lahm, il jolly Alaba e l'imprescindibile Muller. Non male, per un tecnico che era stato più volte accusato di voler minare il gruppo storico dei bavaresi a favore del gruppo di stranieri d'importazione. A seguire troviamo altri due club spagnoli, il Real Madrid e l'Atletico, appaiati con due giocatori provenienti dalle giovanili a testa: Carvajal e Casemiro per i blancos, Koke e Saul per i colchoneros. Quindi Benfica e Wolfsburg con un canterano titolare a testa: il baby prodigio Renato Sanches per i lusitani, Arnold per la squadra di Dieter Hecking. A quota zero, invece, i club del turbante, Manchester City e PSG. E sinceramente, considerando la direzione in cui sono stati dirottati i petrodollari (cioè verso campioni già affermati), c'è poco di cui sorprendersi.

Decisamente più anomalo il caso-Juventus, il club italiano che più di ogni altro ha puntato tradizionalmente sulla componente autarchica, grazie a un ottimo settore giovanile e a una posizione di forza sul mercato interno. Il Mundo Deportivo commette un errore evidente, considerando i bianconeri l'unico club tra i 10 esaminati a non avere nemmeno un canterano in tutta la rosa (in realtà c'è Claudio Marchisio, non proprio un tizio marginale), ma il concetto è ugualmente valido: poco, troppo poco. 

Claudio Marchisio
Marchisio, unico canterano della Juventus

Ovviamente, i risultati di questa graduatoria non sono affatto casuali. Nella Liga spagnola, il 23,7% dei giocatori proviene dalla cantera del club di appartenenza; in Germania la percentuale crolla al 13,3%, in Inghilterra all'11,7%, in Italia addirittura all'8,9%. Questo, unito ad altri dati interessanti - come quello relativo alla percentuale di calciatori stranieri (40% in Spagna, 57% in Italia) - dovrebbe condurre i governanti del calcio italiano a qualche riflessione approfondita sulla direzione da far prendere al nostro movimento. Riflessione che, a quanto emerge dalle decisioni dell'ultima assemblea di Lega (riforma solo parziale dell'inutile campionato Primavera, introduzione delle squadre B rimandata a data da destinarsi), non è stata ancora affrontata con il giusto coraggio.

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