Euro 2016, la mano di Santos: il successo portoghese in 5 mosse

Il Portogallo non ha mostrato il gioco più spettacolare di questi Europei ma ha vinto con l’ordine tattico e la forza di un gruppo gestito benissimo dal ct Fernando Santos.

Santos

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Islanda e Galles sono state le cenerentole che hanno fatto sognare, la Francia ha spesso mostrato bel gioco, la Germania è stata quella che ha sfoggiato la maggiore solidità, l’Italia tattica e ordine contiano. Ma alla fine, a Euro 2016, ha vinto il Portogallo.

Santos con la Coppa: finalmente può sorridere

I lusitani sono stati spesso criticati: una sola vittoria nei tempi regolamentari, sterilità offensiva, troppo Ronaldo-dipendenti, queste le accuse più frequenti verso la squadra di Santos. Che comunque non si è mai scomposto, sapeva di aver allestito una macchina che poteva arrivare in finale e vincere. L’ha fatto e gli altri adesso parlino pure: chi vince ha sempre ragione. E ora, mentre alza la Coppa, può persino permettersi di distendere quella faccia un po’ così, da Paolo Conte lusitano, in un sorriso liberatorio.

Le cinque mosse per vincere la finale

Nel corso del torneo Santos è riuscito a creare un gruppo coeso al servizio di Cristiano Ronaldo, ma non solo, come si è visto in finale. Ha sempre privilegiato l’aspetto tattico, proprio come ha fatto Antonio Conte, ha dato meno spettacolo, ha avuto un po’ di fortuna col tabellone e in finale ha azzeccato tutte le mosse.

1) Il ritorno di Pepe

Fondamentale il ruolo di Pepe

In questo caso il merito va ascritto forse più al suo staff, ma il ritorno del mastino del Real è stato fondamentale per l’idea di gioco che Santos aveva in mente per la finale. Griezmann e Giroud in coppia avevano già fatto sfracelli: in coppia con Fonte, Pepe era l’uomo giusto per fare il lavoro sporco. E l’ha fatto alla grande.

2) La reazione al ko di Cristiano Ronaldo

Dopo l'infortunio Cristiano Ronaldo ha incitato i compagni dalla panchina accanto a Santos

Le cose si erano messe davvero male dopo pochi minuti di gara, con l’infortunio di Cristiano Ronaldo toccato duro da Payet. Ma il messaggio del ct è stato chiaro: niente panico, non cambia nulla. Dentro Quaresma, si va avanti con il 4-4-2 e si continua a giocare. Un’infusione di tranquillità: tutti hanno capito di dover dare qualcosa in più senza il loro capitano.

3) Il controllo del centrocampo

William Carvalho ha dominato a centrocampo

Il gioco del Portogallo non sarà stato il più spumeggiante visto agli Europei, ma in campo tutti avevano ben chiari i propri compiti, come nell’Italia di Conte. Santos contava molto sulla difesa, ma sapeva che la Francia andava controllata prima, già a centrocampo. E qui è stato fondamentale il ruolo di William Carvalho, sempre pronto ad aiutare i compagni e soprattutto a chiudere sulle incursioni di Pogba e Matuidi, ben supportato da Adrien Silva, piedi forse non sopraffini ma attitudine da mastino.

4) Il passaggio al 4-3-3

Quaresma e Nani hanno reso meglio sugli esterni

Santos si è accorto che il 4-4-2 funzionava egregiamente in fase di contenimento, ma consentiva di creare poche occasioni da gol. Ieri sera si giocava una finale e bisognava vincere. L’ingresso di Joao Moutinho non aveva dato l’esito sperato, per cui ha deciso di inserire Eder e allargare Quaresma e Nani nel loro ruolo naturale. E il 4-3-3 si è rivelato la mossa dello scacco alla Francia.

5) La scelta di Eder

Eder ha appena scoccato il tiro vincente

L’ingresso di un centravanti, vera prima punta di peso, ha scompigliato le carte di Deschamps che non ha fatto in tempo a raccapezzarsi. Il Portogallo ha subito preso campo, guadagnato metri e messo in difficoltà la retroguardia dei Blues. Il modo in cui, a una manciata di minuti dal termine dei supplementari, Eder ha vinto il duello a sportellate con Koscielny, prima di aggiustarsi il pallone e scoccare il tiro della vittoria, ha ricordato le gesta dei centravanti vecchio stampo. E anche questa mossa di Santos si è rivelata decisiva.

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