Copa America Cile-ntenario: la Roja (ri)batte l'Argentina ai rigori

Il Cile vince la Copa America Centenario ai calci di rigore contro l'Argentina: decisivi gli errori di Messi e Biglia. Nessun gol nei tempi regolamentari e nei supplementari.

Copa America: il Cile festeggia la sua seconda vittoria consecutiva

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Nessuna rivincita, solo un déjà vu. Chiamatela pure Copa America Cilentenario. In onore dei ragazzi di Pizzi, che hanno nuovamente battuto l'Argentina in finale. Sempre ai rigori, sempre al termine di una partita senza gol. Decisivi gli errori dal dischetto di Messi, alto, e Biglia, parata di Bravo. Troppo carica di responsabilità la squadra del Tata Martino, calma e spensierata la Roja. Impossibile battere l'Albiceleste sul piano della tecnica, serve l'astuzia. Il Cile gioca la partita perfetta dal punto di vista della concentrazione, concedendo poco o niente agli avversari. Proprio come un anno fa. Era dal '46-'47 che una nazionale non vinceva due edizioni consecutive, guarda caso proprio l'Argentina. Cambia solo il metallo, dall'argento all'oro per la ricorrenza del centenario: la vittoria è ancor più preziosa.

Le premesse

Lo stesso obiettivo, due stati d'animo opposti. Il primo avversario dell'Argentina si chiama pressione: quella di dover tornare a trionfare in Copa America dopo 23 anni di digiuno, quella di vendicare la finale persa in Cile 365 giorni fa. Dall'altra i ragazzi di Pizzi che arrivano alla sfida con la tranquillità di chi sa come giocarsela alla pari con la squadra numero 1 del ranking e contro il calciatore più forte del mondo. Le due squadre si sono rincontrate due volte nel frattempo: in entrambe le circostanze ha vinto l'Albiceleste per 2-1, troppo presto per chiamarla rivincita.

Rispetto a un anno fa il Cile ha un allenatore diverso, un modulo diverso ma stessa nazionalità: così come Sampaoli, anche Pizzi è argentino ed passato dal 3-4-1-2 al 4-3-3. Il risultato è il medesimo. La Roja si diverte e fa divertire. Rispetto a un anno fa sono sopravvissuti 16 dei 22 protagonisti, solo 4 cambi se si considerano Higuain e Banega. Nonostante la finale persa nella passata edizione, i numeri dicono Argentina. L'Albiceleste ha perso solo 6 volte nella sua storia contro il Cile, che ha avuto la meglio solo entro i suoi confini.

Profondo rosso

Nel primo tempo succede davvero di tutto. Dal pressing asfissiante del Cile alla doppia espulsione, passando per l'orrore imperdonabile di Higuain. Gli 82mila del MetLife Stadium (record nella storia del New Jersey per un evento sportivo) sono stati colpiti da una raffica di emozioni, qualcuno non si è nemmeno reso contro di quello che è successo nei primi 45'.

Che non sarà un match amichevole si capisce dalla prima entrata di Mercado che mastica la caviglia di Sanchez. Il Cile non rimane a guardare e spezzetta il gioco degli avversari commettendo falli sistematici in fase di impostazione. La partita vive su un sottile equilibrio, che si spezza quando il Medel buca il controllo e Higuain si invola verso la porta di Bravo. Il portiere del Barcellona rimane in piedi fino all'ultimo e costringe il Pipita a optare per un improbabile pallonetto che si spegne sul fondo.

Il calcio lascia spazio alle arti marziali: Diaz placca Messi lanciato, è il secondo giallo dopo l'ammonizione rimediata sempre per un colpo di giugizu sul numero 10 albiceleste. La furbizia della Pulga nel cercare il contatto è pari solo all'urlo di Vidal sul presunto fallo di Rojo. L'arbitro Lopes si lascia suggestionare dalle proteste di Sanchez e compagni ed espelle il difensore del Manchester United. Un rosso per parte, equilibrio ristabilito. Ma il Tata Martino non ci sta, si lamenta con il direttore di gara reo, a suo avviso, di non aver cacciato un altro cileno. Nei cinque minuti c'è tempo anche per un battibecco tra i due tecnici.

Calma apparente

Nel secondo tempo i ritmi si abbassano, la fatica si fa sentire. Così come la paura di perdere, soprattutto per l'Argentina. Che si affida esclusivamente alle giocate individuali, molto più organica e armoniosa la manovra del Cile. I ragazzi di Pizzi vanno a un passo dall'impresa proprio quando sarebbe impossibile recuperare: a un minuto dalla fine Beausejour scende sulla fascia, entra in area e appoggia dietro a Sanchez. L'attaccante dell'Arsenal ha la porta spalancata, ma Funes Mori si immola e mura la conclusione a colpo sicuro dell'avversario. Un'occasione che fa il pari con quella di Higuain nel primo tempo. Tanto per mantenere un equilibrio assoluto.

Battaglia infinita

Le squadre hanno dato tutto nei 90 minuti. Le gambe tremano, oltre alla stanchezza e alla forza di gravità c'è il peso della responsabilità. Nella prima frazione capita un'occasione per parte: la prima sul colpo di testa di Edu Vargas, blocca Romero. La seconda su quello di Aguero, Bravo mette il mantello e vola sotto la traversa. Dopo una pausa di un minuto, l'Argentina mette le tende nella metà campo roja, senza però riuscire a far crollare la retroguardia avversaria.

A 11 metri dalla storia

La fotografia di questa notte rimarrà per sempre la maglia di Messi che si allunga, stracciata dalla Pulga dopo aver sparato alle stelle il primo rigore della serie argentina. Scuote la testa quando segna il Cile, scoppia in lacrime dopo il gol di Silva. La Copa America è del Cile, la seconda consecutiva. La maledizione continua: il numero 10 vince tutto con il Barcellona, niente con l'Argentina. Il suo compagno di club, Claudio Bravo, alza il trofeo del centenario: sette chili di coppa ricoperta d'oro 24 carati. Un riconoscimento speciale, in un'edizione speciale, per una squadra speciale. 

I premi

Fair play: Argentina

Miglior portiere: Claudio Bravo

Scarpa d'oro: Edu Vargas (6 gol)

Pallone d'Oro: Alexis Sanchez

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