Paolo Maldini compie 49 anni: fedele capitano salutato mestamente

Venticinque anni di carriera con la maglia del Milan, capitano anche dell'Italia. Paolo Maldini ha fatto la storia del calcio, la sua grandezza sovrasta anche i saluti ingloriosi.

Il compleanno di Paolo Maldini: la bandiera del Milan

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Simbolo di un calcio passato, ricco di storia e tradizioni ma ormai quasi svanito. Vanto e orgoglio di un'unica squadra, gloriosa e vincente come lui. Emblema dei valori, quelli veri però, come l'amore per la maglia e l'affetto per i tifosi. Paolo Maldini, semplicemente bandiera del Milan ma prima ancora dello sport, degno erede dell'altro Maldini, il papà Cesare.

È la prosecuzione della dinastia dei campioni e di un ruolo, quello del difensore, interpretato con fantasia e carisma, con eleganza e professionalità. Avanti fino a fondo campo, poi indietro pronto a difendere senza risparmiarsi. Leader della squadra rossonera e della Nazionale italiana, vestendo con onore la fascia da capitano. La carriera di Maldini è stata straordinaria fino all'ultima partita giocata, il suo ricordo è indelebile, anche più dell'ingratitudine di qualche tifoso.

La nascita di un campione

Maldini nasce a Milano il 26 giugno 1968 e nel suo destino c'è subito il pallone. A 10 anni fa il provino con il Milan e a 16 è già in campo con la prima squadra per una partita ufficiale. L'allenatore dell'epoca, un certo Nils Liedholm, ha bisogno per l'occasione di un terzino che sia bravo e con personalità: è l'ora di Paolo. Sembra essere un predestinato, il nome che porta sulle spalle pesa, eccome se pesa. Ma lui è forte e si vede. Lo stesso Liedholm affermerà dopo la gara:

Paolo ha un grande avvenire.

Solo un anno dopo è già titolare e nel 1989 arriva anche la gioia del primo gol in Serie A: Como-Milan 0-1, la rete decisiva è la sua.

Nils Liedholm ai tempi del Milan
Nils Liedholm, prima giocatore e poi allenatore del Milan dal 1964 al 1966, dal 1977 al 1979 e dal 1984 al 1987

Cresciuto fra i grandi: da Sacchi a Capello fino ad Ancelotti

I giovani talentuosi, se affidati all'esperienza di grandi allenatori, possono diventare veri campioni. Paolo Maldini ne ha conosciuti tre che lo hanno trasformato. È stato plasmato nell'era del "calcio totale" di Arrigo Sacchi, si è affermato in quella di Fabio Capello ed è entrato nel mito con Carlo Ancelotti. Eccellenti maestri di calcio a cui Paolo deve gran parte della sua crescita professionale.

Con Sacchi inizia a vincere in Italia e nel mondo. Nel 1988 il Milan si aggiudica lo scudetto mentre l'anno dopo alza in cielo la Coppa dei Campioni, conquistata contro la Steaua Bucarest. Il giovane terzino è solamente un altro tassello aggiunto a una già formidabile difesa: Galli in porta, linea a quattro con Tassotti, Baresi, Costacurta e Maldini. Poi la bacheca si arricchisce con la vittoria della Supercoppa italiana ed europea e della Coppa Intercontinentale. Il gioco tutto pressing, corsa, basato sulla zona, funziona alla grande e raccoglie ancora i frutti nel 1990: Maldini, a 22 anni, ha già vinto in due anni due Coppe dei Campioni e il Milan è al vertice del calcio mondiale.

Fabio Capello allenatore del Milan
Fabio Capello sulla panchina del Milan

L'addio di Sacchi coincide con l'arrivo di Capello nel 1992. Non è facile ripartire, il tecnico romagnolo ha regalato ai tifosi il Milan più divertente della storia e raggiunto traguardi importantissimi. Ma Maldini convince anche il nuovo allenatore e continua ad accumulare presenze. È più diligente in fase difensiva ma non rinuncia mai alla corsa sulla fascia e, proprio con Capello, viene schierato da centrale con ottimi risultati. Dimostra sempre più di essere un jolly del reparto arretrato, utile per ogni emergenza e di assoluta affidabilità. Così giovane, ma già un veterano del ruolo.

Proprio la solidità difensiva del Milan diventa un'arma in più. I rossoneri vincono tre scudetti di fila, la Supercoppa italiana e un'altra Champions League contro il Barcellona. Nel 1994 Maldini si classifica terzo nella graduatoria che assegna il Pallone d'Oro (primo tra i difensori).

Con Ancelotti passa otto anni, dal 2001 al 2009 vincendo ancora tanto. A 35 anni - nel maggio 2003 - alza a Manchester la prima Champions League da capitano del Milan contro la Juventus, dopo i calci di rigore (in semifinale il Milan aveva battuto l'Inter). Curiosità: quella vittoria tanto sofferta arrivò a distanza di 40 anni dal giorno in cui suo padre conquistava lo stesso trofeo nella stessa Paese (a Londra), sempre da capitano. Un destino impregnato d'amore e di fatalità.

Paolo Maldini, vittoria Champions League
Paolo Maldini conquista la Champions League a Londra esattamente 40 anni dopo suo padre

Con tutta probabilità se Maldini avesse la possibilità di rigiocare una partita della sua carriera, la sua scelta ricadrebbe sulla finale di Champions League della stagione 2004-05. Una gara stregata, iniziata nel migliore dei modi con il gol proprio del capitano dei Diavoli e finita in lacrime. Il 3-0 del primo tempo riequilibrato, in soli 6', dal Liverpool di un altro grande capitano, Steven Gerrard. Poi i calci di rigore e la gioia dei Reds. Ma il calcio dà sempre un'altra possibilità. Ad Atene nel maggio 2007 di nuovo in finale di Champions Milan contro Liverpool. La doppietta dell'amico Pippo Inzaghi regala a Paolo la quinta coppa "dalle grandi orecchie".

Pippo Inzaghi e Paolo Maldini
I due gol di Inzaghi danno al Milan la settima Champions League e a Maldini la quinta da giocatore

Un triste addio

La stagione 2008-09 è l'ultima di Maldini: lascia uno dei più grandi giocatori della storia del calcio italiano e mondiale. Con 902 partite e 33 gol segnati è il calciatore con più presenze nel Milan. In Serie A detiene il record assoluto di 647 incontri disputati arricchiti da 29 reti. Nella sfida del 31 maggio 2009 contro la Fiorentina (vittoria del Milan per 2-0), Maldini è omaggiato da tutto lo stadio Franchi. La standing ovation che gli viene dedicata è il giusto riconoscimento ad una carriera inimitabile. Ovunque è andato è sempre stato applaudito e rispettato. Le tifoserie ospiti, così come i giocatori avversari, lo hanno preso ad esempio. Difensore leale e pulito nel gioco e mai antisportivo: un vero modello di correttezza.

E allora perché quel saluto così indecoroso? Al termine dell'ultima sfida a San Siro giocata contro la Roma, Maldini è stato contestato da una minoranza di tifosi. Questi alzavano cori in ricordo dell'unico - a loro parere - vero capitano del Milan Franco Baresi e portavano allo stadio malesseri e attriti risalenti alla sfida con il Liverpool del maggio 2005. Per fortuna, quel giorno per Paolo c'erano 80mila persone che lo riempirono di gratitudine ed affetto coprendo l'indegno, ultimo saluto di quei pochi.

Nazionale: maledizione mai spezzata

Se con la maglia del Milan ha collezionato 26 trofei in 25 anni, Maldini con la Nazionale non ha mai vinto né l'Europeo né il Mondiale. Con l'Italia è sceso in campo 126 volte, di cui 74 con la fascia da capitano al braccio, mettendo a segno 7 marcature. Convocato prima in Under 21 dal padre Cesare e poi in Nazionale maggiore - nel marzo 1988 - da Azeglio Vicini in occasione di Jugoslavia-Italia (1-1). Nel 1990 è protagonista della Coppa del Mondo giocata in Italia ma deve arrendersi, insieme ai compagni, all'Argentina di Maradona.

Paolo Maldini nel Mondiale del 1994
Paolo Maldini in contrasto con l'attaccante brasiliano Romario durante i Mondiali a USA '94

Ritrova Sacchi anche in Azzurro e con lui vive lo sfortunato Mondiale americano del 1994, perso in finale ai calci di rigore contro il Brasile (fatale l'errore di Roberto Baggio). Sono ancora i tiri dal dischetto a condannare l'Italia nel campionato del mondo del 1998 in Francia, mentre il golden gol di David Trezeguet spegne le speranze di vittoria in finale all'Europeo di due anni dopo (l'allenatore era Dino Zoff). Nel 2002 partecipa al suo ultimo Mondiale in Corea e Giappone ma la maledizione non si spezza: lo scandaloso arbitraggio di Byron Moreno agli ottavi di finale spinge i coreani verso i quarti e rispedisce a casa i ragazzi di mister Trapattoni.

Cosa fa Paolo oggi?

Prima promessa del calcio, poi talento plasmato ed infine bandiera, mai ammainata veramente. Ora Paolo Maldini, a 49 anni, spera di ottenere risultati prestigiosi da allenatore. È l'attuale direttore tecnico del Miami FC, sta provando a realizzarsi anche in questa nuova veste (nel tempo libero si prepara a debuttare come tennista professionista). L'esperienza e il carisma non gli mancano affatto, serve solo un po' di pratica. In futuro, chi lo sa, potremmo vederlo anche sulle panchine europee e magari su una italiana. Banale dire che a bordo campo con la giacca del Milan avrebbe un fascino particolare e suggestivo. I sogni sono fatti per essere realizzati e Paolo in questo è maestro.

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